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 2026  gennaio 23 Venerdì calendario

Affondo di Tajani sulla Consob: falsità dalla Lega, non c’erano intese

La nomina del presidente Consob rischia di diventare una telenovela sulla falsariga di quanto capitato per il rinnovo del vertice dell’Inps, dell’Istat, dell’Autorità per l’Energia e le reti o per la presidenza della Rai. La conferma che la scelta del successore di Paolo Savona, a capo dell’Authority di vigilanza sui mercati, è diventata terreno di scontro politico arriva dal vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani. A fare da fusibile per ora è il sottosegretario all’Economia e deputato della Lega, Federico Freni, che nel Consiglio dei ministri di martedì pomeriggio ha visto bloccare la propria nomina alla presidenza di Consob.
Dopo lo stop dei giorni scorsi Tajani ha ribadito ieri che non c’era nessun accordo politico, come sostenuto dalla Lega. «È falso che ci sia stato un accordo di massima. Nessuno, mi ha mai parlato né di Freni né di Consob». Oltre a negare l’intesa Tajani torna, così come avvenuto in Consiglio dei ministri, a sbarrare la strada alla candidatura del sottosegretario. «Stiamo parlando di un organismo talmente importante che non può essere parte di una lottizzazione politica. Noi – osserva Tajani – crediamo che in questo momento, per la delicatezza della situazione, debba essere un candidato autorevole, non espressione di un partito politico, quindi non c’è un candidato di Forza Italia». In verità un profilo gradito a Tajani è quello di Federico Cornelli, attuale commissario Consob, che in veste di tecnico potrebbe aspirare a succedere a Savona, liberando così comunque una casella. Il punto è che la Lega e lo stesso Freni escludono di accettare la nomina a semplice commissario, complice anche il fatto che la designazione prevede le dimissioni da sottosegretario e da deputato. E Freni è stato eletto a Roma in un collegio uninominale, che, pallottoliere alla mano, in caso di nuova elezione, con l’alleanza tra Pd e M5s, potrebbe diventare a rischio. La Lega, insomma, non intende rinunciare in un solo colpo alla presidenza di un’Authority e a un seggio alla Camera, accontentandosi di un posto da commissario in Consob, tanto più che il presidente uscente è in quota al partito di Salvini.
Per risolvere lo stallo occorre un accordo politico blindato che al momento non sembra a portata di mano, malgrado l’ottimismo del sottosegretario al Lavoro e vicesegretario della Lega, Claudio Durigon. «Sono fiducioso, si troverà sicuramente una sintesi, come sempre troveremo un accordo», spiega.
Il mandato di Savona scade il prossimo 8 marzo, in assenza di un presidente il collegio con i quattro commissari può garantire l’operatività ordinaria e, del resto, in Consob è già capitato che la politica tardasse a fare le sue scelte. Dopo le dimissioni di Mario Nava nel settembre del 2018 è stato necessario attendere fino al marzo del 2019 per l’arrivo di Savona. La nomina potrebbe tornare all’ordine del giorno in occasione del Consiglio dei ministri della prossima settimana. L’alternativa a Freni, oltre a Cornelli, passa per un profilo tecnico come Marina Brogi.
Se la premier Meloni e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non riusciranno a condividere una soluzione immediata con Tajani, tutto potrebbe essere rinviato per discutere di Consob nella più ampia partita nomine che a primavera riguarderà le partecipate (Eni, Enel, Poste, Leonardo, Terna), oltre che l’Antitrust.