Corriere della Sera, 23 gennaio 2026
Software gate, scontro tra i partiti. La Procura: non c’è nessun reato
Nessun reato riscontrato. Nessun indagato. Nessun software spia. La Procura di Roma, dopo sei mesi di indagini, non accoglie l’ipotesi che il ministero della Giustizia abbia «spiato» i magistrati o predisposto il sistema per farlo, attraverso il software Ecm come ipotizzato da Report. Il servizio che andrà in onda domenica prossima parla di segnalazioni a riguardo fatte nel 2024 ma ignorate dal ministero. «E anche dalla Procura, perché non è emerso nulla» replicano da via Arenula.
Accuse però che alimentano la tensione già alta fra maggioranza e opposizione. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio respinge le «accuse surreali» e valuta «conseguenze» legali e politiche contro chi gliene ha chiesto conto in Parlamento, come la dem Debora Serracchiani. Mentre Pd, M5S, Avs, Iv chiamano la premier Giorgia Meloni a riferire in Aula. Dal comitato SìSepara, intanto, Antonio Di Pietro accusa: «Confondono la manutenzione da remoto con lo spionaggio. Fosse vero ci sarebbero reati gravissimi, quindi è una panzana colossale che suscita allarme sociale. Fatta apposta per arrivare al referendum senza parlare del contenuto della riforma». Intanto sei consiglieri di Area chiedono l’apertura urgente di una pratica a tutela per verificare quali siano e siano stati i presidi di sicurezza per scongiurare il rischio di accessi anonimi e illeciti ai pc di magistrati e cancellieri.
Ma di cosa si parla? Secondo il programma di Sigfrido Ranucci, il sistema operativo, acquistato nel 2019 quando era ministro il 5Stelle Alfonso Bonafede, e rimasto fino a oggi, sarebbe configurato in modo tale che da remoto un tecnico del sistema può leggere i file del magistrato senza chiedere il permesso di accesso e senza lasciarne traccia. Report rende noto il dialogo tra un ingegnere, dirigente del coordinamento dei sistemi informatici del ministero, con un tecnico informatico. L’ingegnere, in una riunione nella quale sollecitava l’installazione del software sul pc dei magistrati di Torino dove erano sorti interrogativi sul software, risponde a un informatico che gli obietta «pensavo che l’attività fosse aggiornare i computer». E gli dice: «Dobbiamo avere la controllabilità di questi computer attraverso Ecm». Parole che unite alla raccomandazione dell’ingegnere a «non dare troppe informazioni» ai magistrati; a rispondere in maniera «ermetica»; e alle sue parole allusive («noi facciamo le cose come amministrazione che ci vengono imposte da altre forze. Se ti dico che c’è la presidenza del Consiglio dei ministri che ci sta dicendo di fare ste cose non possiamo essere noi a metterci in difficoltà da soli. Se stiamo facendo sta riunione significa che siamo in difficoltà perché siamo ancora fermi con un aggiornamento che però ci ha chiesto la presidenza del Consiglio dei ministri») hanno acceso a Report il sospetto di una spy story. Collegato all’intervista di un giudice che racconta di essere stato avvertito da un informatico nel 2024 e aver verificato che un tecnico poteva leggere il contenuto dei file sul suo pc senza lasciare traccia. Da lì la segnalazione. Senza seguito.
Report ha chiesto spiegazioni sul software e sul perché sia stato scelto, anche a Bonafede. E lui ha risposto: «Non ho mai sentito parlare della questione del software Ecm, nulla mi è stato sottoposto. Il ministro ha una funzione di indirizzo politico-amministrativo e questa è una scelta molto tecnica».