Corriere della Sera, 23 gennaio 2026
La preoccupazione di Mattarella: il nostro Paese è inscindibile dalla Ue
La preoccupazione per le sorti del mondo è tale che Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale una cinquantina di giovani diplomatici, spiazza i giornalisti e i collaboratori più stretti. Il presidente parla a sorpresa e mette in guardia dai rischi che stiamo correndo: se non si rispettano le regole che il mondo si è dato e si violano i principi del diritto internazionale, torneremo alla barbarie.
Stando all’agenda, Mattarella doveva limitarsi a un breve saluto, invece alza gli occhi dal leggìo e – nelle ore in cui Donald Trump a Davos sfida l’Onu e il mondo con il suo Board of peace – si lancia a braccio in un forte e accorato monito in difesa della diplomazia, della democrazia, degli organismi internazionali e dell’Europa. Una moral suasion che il capo dello Stato, riallacciandosi al discorso pronunciato poco prima da Antonio Tajani, sembra rivolgere anche al governo Meloni. Mattarella ritiene necessario e urgente fare tutto il possibile per impedire che «il percorso compiuto dalla comunità internazionale nei decenni che hanno fatto seguito alla Seconda guerra mondiale venga dissolto, cancellato». È il passaggio centrale del discorso del capo dello Stato, allarmato per i colpi assestati al multilateralismo.
«Con tante contraddizioni, lacune e difetti», il percorso compiuto negli ultimi decenni da organismi come l’Onu e la Nato «ha fatto avanzare la comunità internazionale sul piano della civiltà e sul piano positivo di regole condivise». Questo patrimonio va tutelato e difeso, altrimenti il mondo scivolerà verso il baratro: «Si tratta di evitare che questo percorso subisca una repentina drammatica inversione verso la barbarie nella vita internazionale».
Al Colle sono saliti i vincitori e le vincitrici del concorso per segretari di legazione intitolato all’ambasciatore Boris Biancheri Chiappori. Mattarella, senza citare l’articolo 11 che impedisce a Meloni di dire sì al Board di Trump, ricorda che «essere in diplomazia significa essere al servizio della nostra Costituzione» e dei suoi valori: pace, cooperazione, tutela dei diritti e della dignità dell’uomo. Augura loro un «inizio di carriera prestigiosa». Li esorta ad avere «il coraggio di difendere posizioni di civiltà che il nostro Paese interpreta, anche contro ostinazioni o posizioni difformi». E si riaggancia a Tajani, che aveva aperto l’incontro affermando tra l’altro che l’Europa non può fare a meno degli Usa, ma gli Usa non possono fare a meno dell’Europa: «Iniziate in un contesto internazionale particolarmente difficile, il ministro ne ha tracciato un quadro chiaro... Io reprimo l’impulso di approfondire queste considerazioni».
Il quadro internazionale è però troppo grave perché Mattarella possa tacere. Il presidente torna a indicare il dialogo con gli altri Paesi come «strumento indispensabile», ricorda quanto prestigiosa e apprezzata sia la tradizione diplomatica italiana, fondata sull’«ostinata ricerca di soluzioni condivise». E sottolinea il «ruolo centrale» che la Ue ha per il nostro Paese: «L’azione dell’Italia è inscindibile da quella dell’Unione e tutelarne coesione, prestigio, forza, efficacia di posizioni è, in realtà, un’altra forma di tutela del nostro protagonismo, del nostro interesse nazionale». Ringraziando la Farnesina per come la diplomazia italiana interpreta i valori della Repubblica e ricordando la «figura straordinaria di diplomatico» che è stato Biancheri Chiappori, Mattarella insiste sulla necessità vitale di difendere il dialogo in epoca di contrapposizione e di «affermare i principi del diritto internazionale quando vengono disattesi e violati».