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 2026  gennaio 23 Venerdì calendario

Zelensky «sgrida» l’Europa «Pensa che Trump cambierà»

Volodymyr Zelensky è arrivato al World Economic Forum di Davos per alzare un impietoso specchio davanti ai suoi sostenitori europei. E quando lo fai lui, arrivando da una Kiev al gelo, senz’acqua corrente, è più credibile di quando lo fa Donald Trump arrivando dal suo resort di Mar-a-Lago. Ma il messaggio del leader ucraino, se possibile, è anche più duro.
Zelensky usciva dal suo incontro con Donald Trump, giudicato non risolutivo ma positivo sulle garanzie di sicurezza e un piano di rilancio economico sull’Ucraina. Ma verso gli alleati di Kiev, specie europei, non ha nascosto l’esasperazione. «Tutti conoscono il film Il Giorno della marmotta, nessuno vuole ripetere la stessa cosa per anni, ma viviamo così – ha esordito —. Un anno fa dicevo che l’Europa deve imparare a difendersi e siamo esattamente allo stesso punto». Secondo Zelensky, il caso Groenlandia lo dimostra: «È chiaro che la maggioranza dei governi europei non sa ancora bene cosa fare, sembra che tutti aspettino che l’America si calmi. Ma che succede se non si calma?», ha chiesto Zelensky. «Mandando 40 soldati rischiate di non essere presi sul serio da nessuno».
La sua critica dell’approccio su Trump è tra i passaggi più duri. Il leader ucraino ha ricordato come gli europei abbiano lasciato soli i dimostranti bielorussi per la democrazia nel 2020, per poi ritrovarsi oggi con missili Oreshnik russi montati in Bielorussia e capaci di raggiungere molte capitali europee. Ha ricordato che le azioni contro il regime iraniano, che ha soffocato nel sangue le proteste, sono state minime («era Natale»). Poi ha affondato i colpi: «Invece di prendere la guida nel difendere la libertà nel mondo quando l’attenzione dell’America si sposta altrove – ha detto Zelensky – l’Europa appare persa, cerca di convincere Trump a cambiare. Ma lui non cambia, perché gli piace essere chi è».
Su tutto questo, insiste Zelensky, «l’Europa rimane in modalità Groenlandia: “Un giorno qualcuno da qualche parte farà qualcosa”. Ma noi vediamo che le forze che vogliono distruggere l’Europa non aspettano». Qui il leader ucraino cita l’ungherese Viktor Orbán, per il quale di recente Giorgia Meloni ha registrato un video elettorale: «Ogni Viktor che vive di soldi europei si merita una bottarella sulla testa. E se si sente a suo agio a Mosca – ha continuato Zelensky —, ciò non significa che debba far diventare le capitali europee delle piccole Mosca».
Le fonti profonde dell’irritazione di Zelensky sono tre: il fallimento del tentativo europeo di usare i fondi congelati della Russia a favore dell’Ucraina; le sanzioni imposte con flemma, applicate con distrazione e inanità nel caso del petrolio; la lentezza con cui continuano ad arrivare le armi più vitali per l’Ucraina. «Di darci missili a lungo raggio si è parlato per tutto l’anno scorso, ora non se ne parla neanche più – ha attaccato Zelensky —. Qui in Europa ci si consiglia di non menzionare i Tomahawk agli americani, per non guastare l’umore. E ci viene detto di non sollevare il tema dei missili Taurus (tedeschi, ndr)». Zelensky si chiede se invece di comprare armi non sarebbe meno caro, per l’Europa, impedire alle componenti europee di entrare nei missili russi.
Quanto al petrolio, il leader di Kiev ha un’altra domanda: «Perché Trump ha fermato petroliere della flotta fantasma russa e sequestrato il petrolio e l’Europa non fa lo stesso con quelle che passano lungo le sue coste? Quel petrolio finanzia la guerra all’Ucraina e la destabilizzazione dell’Europa stessa». Qui il riferimento è al 50% dell’export di greggio russo che passa dall’angusto Stretto davanti a Copenaghen. Infine, l’accordo mancato sulle riserve: «Siamo grati dei 90 miliardi che l’Europa ci darà, ma Putin è riuscito a bloccare l’uso dei fondi congelati» (Italia e così la Francia erano contrarie).
Drastica la conclusione di Zelensky: «Siamo grati delle garanzie di sicurezza, ma arriveranno a guerra finita e senza l’America non funzionano. L’Europa ama discutere del futuro ma evita di agire oggi, evita che le azioni che definiscono il futuro che avremo». E ancora: «Essa si affida alla convinzione che, dovesse presentarsi un pericolo, la Nato agirebbe. Ma nessuno ha mai visto l’alleanza in azione. E se gli Stati Uniti non agissero?».