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 2026  gennaio 22 Giovedì calendario

Stadi, stretta del Viminale. Telecamere ai tornelli e curve da diecimila posti

Ci sarà una “control room” per l’osservazione dell’area spettatori. E telecamere a ogni tornello al momento dell’ingresso. Cambieranno le curve: diecimila i posti a sedere per ogni settore, con punti di pronto soccorso e strutture organizzative che integreranno steward, Forze dell’ordine e vigili del fuoco. A pochi mesi dalla scadenza fissata dalla Uefa – ottobre 2026 – per individuare i cinque stadi italiani che ospiteranno gli Europei di calcio del 2032, il Viminale riscrive i criteri tecnici che andranno seguiti per la sicurezza, l’accessibilità e l’esercizio degli impianti sportivi. Un passaggio per certi versi obbligato, sancito dall’articolo 9 ter del decreto Sport, che ha demandato a un decreto del ministero dell’Interno, di concerto con quello dello Sport, il compito di fissare i nuovi paletti «in deroga alle procedure ordinarie».
Da San Siro all’Olimpico di Roma, passando per l’Artemio Franchi di Firenze fino al Diego Armando Maradona di Napoli: i dieci stadi candidati per gli Europei dovranno adottare nuove misure in materia di videosorveglianza. In base al documento ministeriale, preso in visione in anteprima dal Messaggero, per gli stadi con capienza superiore a 10mila spettatori arriveranno le «control room»: impianti televisivi a circuito chiuso che consentiranno l’osservazione della zona spettatori e dell’area di servizio annessa allo stadio. Al prefetto la «facoltà» di adottare questi dispositivi anche in altri impianti in cui «se ne ravvisi la necessità». Le control room dovranno garantire la visione «del generale e del particolare» di ogni specifico settore, la «riconoscibilità» dei volti anche nelle gare notturne, e la «copertura delle vie di accesso e di deflusso». Ma c’è di più: viene prevista «la presenza di almeno una telecamera in ogni tornello», in modo tale – viene spiegato – da riprendere il volto degli spettatori al momento dell’ingresso, «auspicabilmente con un meccanismo di sincronizzazione tra lettura del biglietto e foto». Al “cuore operativo” rappresentato dalle control room, si affiancherà un sistema di diffusione sonora per le comunicazioni al pubblico e una nuova struttura organizzativa e di vigilanza: il gruppo operativo sicurezza (G.O.S). Coordinato da un funzionario di polizia designato dal questore, questo gruppo sarà composto da un rappresentante dei Vigili, dai responsabili della sicurezza e del pronto intervento per l’impianto e da un rappresentante del servizio sanitario, della polizia locale e della squadra sportiva ospite (presenza, quest’ultima, indicata come eventuale).
Ci sarà anche un «piano per la sicurezza» da rispettare, che dovrà tenere conto delle prescrizioni imposte dalla Commissione provinciale di vigilanza.
L’altro tassello che, insieme alla sicurezza, promette di ridisegnare la funzionalità degli stadi, è quello degli “spazi interni”. O, per dirla meglio, della capienza. Da coniugare ai servizi di qualità – inclusi centri informazioni – presenti in tutti i settori e che permettono di superare il concetto di “stadio minimo”, destinato solo al contenimento del pubblico. La capienza sarà data dalla somma dei posti a sedere e di quelli in piedi dove previsti, senza contare gli spazi per lo smistamento degli spettatori, da mantenere liberi.
Ma veniamo ai numeri: ogni settore «non potrà eccedere il limite di 10mila spettatori». Una “stretta” necessaria per garantire maggiore «comfort» e «accessibilità». Per ciascun settore, in più, dovranno essere realizzati sistemi per impedire che i tifosi delle due squadre vengano in contatto tra loro o che gli spettatori si spostino da un settore all’altro. Nel decreto si ventila anche la possibilità di realizzare una «divisione» all’interno di uno stesso settore, tra gruppi di spettatori, fermo restando il rispetto delle vie di uscita.
Oltre all’assicurazione di posti per persone con disabilità su sedie a rotelle, il decreto mette in piedi anche un robusto sistema di assistenza: ogni 10mila spettatori dovrà essere previsto un «posto di pronto soccorso» con tanto di lavabo, telefono, acqua potabile, un lettino e due sgabelli.
Altro capitolo sostanzioso è quello delle norme anticendio: dall’illuminazione di emergenza alla rilevazione automatica, passando per la specificazione dei materiali qualificati da utilizzare. Per ogni impianto saranno richieste verifiche periodiche dell’idoneità statica che scatteranno al superamento dei dieci anni di vita della struttura: un modo per far sì che la sicurezza dell’edificio non sia connessa solo al singolo evento, ma rappresenti un requisito permanente.
Nuove regole che non varranno solo per il calcio o per gli altri sport. Nel decreto, non a caso, si «ammette» l’uso di questi impianti anche per «manifestazioni a carattere non sportivo», a condizione che vengano rispettate le destinazioni e le condizioni d’uso delle varie zone dell’impianto.
Tuttavia, lo sguardo, almeno per ora, resta fisso sui prossimi Europei, che l’Italia ospiterà insieme alla Turchia. Le nuova regole in materia di sicurezza e accessibilità ci sono: agli stadi che sperano di essere scelti per ospitare le partite di calcio del 2032, il compito di metterle in atto. Il prima possibile.