lastampa.it, 22 gennaio 2026
Appartamenti di lusso e hotel vista mare: presentato a Davos il controverso piano per una nuova Gaza
L’amministrazione Trump ha presentato a Davos un controverso progetto per una “Nuova Gaza”, accompagnato da immagini digitali di tipo futuristico che mostrano grattacieli bianchi, appartamenti di lusso, data center, complessi industriali e un’estesa area di turismo costiero. Le immagini sono state svelate da Jared Kushner, genero dell’ex presidente, durante la cerimonia di firma del nuovo Board of peace, avvenuta a margine del World Economic Forum. Il piano prevede la costruzione di oltre 100.000 unità abitative permanenti, 75 strutture mediche, più di 200 centri educativi e circa 180 centri culturali, religiosi e professionali, oltre a grandi infrastrutture viarie e spazi verdi dedicati a parchi, agricoltura e sport.
Una delle aree chiave del progetto, denominata “Nuova Rafah”, dovrebbe diventare il punto di partenza di una trasformazione in quattro fasi che, passando per Khan Younis, arriverebbe fino a Gaza City. Secondo Trump, si tratterebbe di una rinascita economica e urbanistica senza precedenti, capace di migliorare drasticamente le condizioni di vita della popolazione locale, sfruttando una posizione geografica definita dallo stesso ex presidente come «straordinaria». Il progetto richiama da vicino un video diffuso lo scorso anno, anch’esso basato su ricostruzioni digitali, che mostrava la Striscia di Gaza trasformata in una sorta di “Riviera” del Medio Oriente.
L’iniziativa, tuttavia, ha sollevato forti critiche e preoccupazioni a livello internazionale. Diversi Paesi europei, tra cui Regno Unito, Francia e Germania, hanno rifiutato di aderire al progetto, mentre Londra ha dichiarato esplicitamente di non voler firmare il trattato, citando questioni legali e la controversa inclusione della Russia. Particolare indignazione ha suscitato l’invito rivolto al presidente russo Vladimir Putin, impegnato nella guerra in Ucraina dal 2022, e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il cui conflitto a Gaza ha provocato decine di migliaia di vittime palestinesi.
Nonostante ciò, circa 35 Paesi, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Turchia e Bielorussia, hanno manifestato l’intenzione di partecipare al consiglio, che Trump vorrebbe trasformare in un’alternativa alle Nazioni Unite per la mediazione dei conflitti globali. Mosca ha dichiarato di stare valutando la proposta e, secondo l’agenzia TASS, Putin avrebbe promesso un contributo di un miliardo di dollari. Trump ha definito il consiglio «uno degli organismi più influenti mai creati», sostenendo che garantirà una Gaza smilitarizzata e stabile. Resta però forte lo scetticismo della comunità internazionale, che vede nel progetto una visione spettacolare e altamente simbolica, ma politicamente fragile e lontana dalle complesse realtà sul terreno.