repubbica.it, 22 gennaio 2026
L’attacco alla memoria di Matteotti dei giovani leghisti: “Quando un radical chic ti fa la morale”
Della serie: quando il gusto di “memare” prende il sopravvento. Alla giovanile leghista di Roma il giochino si fa lugubre e con una clip social finisce, di fatto, per rivendicare idealmente il delitto di Giacomo Matteotti, il deputato socialista ucciso nel 1924 dalle camicie nere, su ordine di Benito Mussolini.
Titolo del video: “Quando un radical-chic di sinistra vuole farti la morale”. A corredo c’è un estratto di M, la serie ispirata dai libri di Antonio Scurati, dove il Duce – interpretato da Luca Marinelli – descrive così Matteotti: “Il socialista impellicciato, famiglia ricchissima. Suo padre era un latifondista, dicono che prestasse denaro a usura ai suoi contadini. E lui cosa fa? Si mette dalla parte dei contadini, della povera gente. Ma vada a lavorare la terra, invece che rompermi i coglioni a me”.
Il video è andato bene, se parliamo di visualizzazioni: 115 mila. Politicamente parlando, però, il messaggio del Carroccio romano è chiaro: ai Matteotti di ieri e di oggi potrebbe capitare di tutto. Per quanto riguarda la storia, invece: Matteotti era effettivamente proveniente da una famiglia benestante. Nonostante questo, scelse sin da giovanissimo di dedicare la propria vita alla causa socialista, facendosi coraggioso portavoce degli interessi dei contadini e degli operai del Polesine, i quali vivevano in condizioni di miseria, tra la pellagra e le case di fango e mattoni. Per queste ragioni, in un’epoca di contrapposizioni violente, Matteotti fu considerato un traditore della sua classe sociale. «Sulla stampa polesana, liberale e cattolica, le bordate contro il “socialista milionario” e il “rivoluzionario impellicciato” erano continue», è scritto nella sua biografia a cura della “casa museo Giacomo Matteotti”.
La frase citata nella serie e ripresa dai giovani leghisti, Mussolini la disse effettivamente una decina di giorni prima del rapimento del deputato socialista, il quale in aula aveva denunciato il clima di violenza e illegalità in cui si erano svolte le elezioni, delle quali chiese l’annullamento. Caricato a forza su un’automobile dai sicari del Duce, con ogni probabilità fu assassinato all’interno dell’auto.