la Repubblica, 22 gennaio 2026
Tassa sui pacchi cinesi aggirata dalle imprese. Boomerang per l’Italia
Doveva frenare il fast fashion e portare risorse alla manovra. Ma la tassa da due euro in vigore dal primo gennaio sui piccoli pacchi extra Ue sotto i 150 euro di valore, voluta con forza dal governo Meloni e spuntata alla fine per coprire i saldi, rischia di trasformarsi in un boomerang. Traffici che si spostano in Paesi europei che non la applicano, merci sdoganate altrove che entrano in Italia evitando così il balzello e un gettito ora a rischio.
«La merce trova sempre la strada migliore», spiega Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, la confederazione dei trasporti e della logistica che per prima ha lanciato l’allarme. Dall’inizio di gennaio l’aeroporto di Malpensa ha già perso «oltre trenta voli» cargo legati a questo tipo di spedizioni. I dirottamenti certi sono verso Liegi e Budapest, ma «non posso escludere gli aeroporti di Francoforte, Colonia e anche Parigi-Charles de Gaulle», aggiunge. Il motivo è aritmetico: «Su un aereo con migliaia di pacchettini, due euro a spedizione diventano un costo enorme, anche fino a 20 mila euro. Un camion costa molto meno, sui 2.500 o 3mila euro a viaggio». E così i flussi si riorganizzano in poche ore: aereo su un hub Ue e poi camion verso l’Italia, sfruttando il mercato unico.
La relazione tecnica della manovra stima un maggior gettito della tassa pari a 122,45 milioni nel 2026 e 245 milioni a regime. Ma il punto, avverte Confetra, è che l’Italia – «insieme alla Romania» – è l’unico Paese ad aver anticipato una misura non coordinata. L’Unione europea invece si prepara ad adottare dal primo luglio 2026 un dazio da 3 euro sui mini-pacchi: con regole comuni, il gioco delle triangolazioni sarà meno facile.
Nel frattempo colossi dell’e-commerce come Shein e Temu, capaci di muovere volumi enormi a margini minimi, si organizzano per aggirare la tassa. «In questo tipo di commercio anche due euro fanno la differenza», osserva Cappa. «I controlli doganali avvengono nel primo aeroporto di ingresso in Ue. Una volta sdoganata lì, la merce diventa comunitaria e arriva in Italia senza pagare più i due euro».
I primi riscontri registrati dall’Agenzia delle Dogane confermerebbero l’elusione della norma, visto che nei primi quindici giorni dell’anno il traffico delle spedizioni sotto i 150 euro avrebbe registrato un calo attorno al 40% rispetto allo stesso periodo del 2025. Sul campo, raccontano gli operatori, si vedono già casi limite.
Un aereo cargo dalla Cina, ad esempio, che continua ad atterrare a Malpensa, ma la cui merce viene caricata sui camion, trasferita in un hub tedesco per lo sdoganamento e poi riportata in Italia per la distribuzione. Lo smacco è triplo: «Non incassiamo il contributo, le merci entrano comunque, aumentano i camion e l’inquinamento, e perdiamo traffici, occupazione e fatturato», dice Cappa.
Confetra ha chiesto al governo un emendamento al Milleproroghe per rinviare l’entrata in vigore a luglio della tassa e costruire un coordinamento europeo. Alla richiesta si associa Assaeroporti. «La scelta italiana di procedere da sola rende la misura inefficace e addirittura dannosa per il sistema aeroportuale nazionale», avverte la direttrice generale Valentina Menin. Tradotto: i pacchi arriveranno comunque. Ma il boomerang, industriale, ambientale e ora anche di finanza pubblica, rischia di restare tutto italiano.