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 2026  gennaio 22 Giovedì calendario

Delitti, suicidi e misteri: in vendita a Venezia il palazzo maledetto

Il catenaccio al portoncino in ferro disastrato è ancora lì. Il giardino sul retro è una selva di alberi e cespugli. Nella piazzetta, una comitiva di turisti giapponesi scruta la targa che ricorda Henri De Regnier, poeta di Francia, che «venezianamente visse e scrisse anni 1989 e 1901», la guida che racconta tira fuori dalla tasca un corno rosso e lo tocca. «Per chi è superstizioso...».
«Ci risiamo. Ma davvero è di nuovo in vendita? Tanto non ci riescono, lo restaurano, ma non lo trovano più qualcuno che ci investe milioni sfidando la disgrazia», dice Paola, titolare di una galleria d’arte che si affaccia sul piccolo canale a fianco.
Palazzo Ca’Dario, magnifico edificio rinascimentale immortalato da Claude Monet, è di nuovo in vendita. Venti milioni di euro la cifra che in trattative riservatissime viene chiesta dal ramo immobiliare della celebre casa d’aste Christie’s e dalla Engel & Völkers per il palazzo maledetto, quello che in 546 anni ha visto morire, ammalarsi gravemente, fallire, affrontare tragedie di ogni tipo proprietari ed affittuari che lo hanno abitato. Dalla prima erede della famiglia Dario fino a Raoul Gardini.
Nobili veneziani, mercanti d’arte, conti, finanzieri, artisti. Una incredibile sequenza di sventure che, ovviamente, non trova alcuna spiegazione ma che ha inesorabilmente legato la storia del magnifico edificio che si affaccia sul Canal Grande nel sestriere di Dorsoduro.
Fermata Salute del vaporetto, ed eccolo qui il palazzo il cui attuale proprietario, rappresentato da una società americana – giusto per dare l’idea del tasso di scongiuri che si porta dietro – non ha mai voluto rivelare la sua identità. Da quando lo ha acquistato, nel 2006, non lo ha mai nè abitato, nè affittato, nè utilizzato.
Troppo lunga la lista delle disgrazie. A cominciare proprio dalla figlia del primo proprietario Giovanni Dario, segretario del Senato della Repubblica di Venezia, che nel 1485 lo destina in dote alla figlia Marietta per il matrimonio con il mercante di spezie Vincenzo Barbaro: lui prima fallisce e poi viene accoltellato, lei si suicida buttandosi nel Canale e poco dopo anche il figlio Vincenzo viene ucciso in un agguato in Grecia.
Ma è solo l’inizio: ai primi dell’800, un commerciante armeno di pietre preziose, Arbit Adboll, che lo aveva acquistato dagli eredi della famiglia Barbaro va in rovina ed è costretto a cedere il palazzo a dei nobili inglesi per una cifra irrisoria. Alla fine dell’800 la maledizione comincia a contagiare persino gli ospiti occasionali, come il poeta francese de Regnier ricordato nella targa in piazzetta: ospite della contessa in quel momento proprietaria si ammalò gravemente e morì. Nel XX secolo la sfilza più impressionante e ravvicinata di disgrazie che coinvolgono nomi molto noti del mondo dell’arte, della finanza, dello spettacolo tanto da dissuadere, alla fine, il regista Woody Allen dal finalizzare la trattativa per l’acquisto che sembrava ormai definita per il passaggio di mano del palazzo dopo la tragica morte di Raoul Gardini, morto suicida nel 1993 dopo il suo coinvolgimento in Tangentopoli. Andando a ritroso nella catena dei proprietari, un’altra tragica fine, quella di Nicoletta Ferraro, una donna veneziana morta in un incidente stradale, sorella del facoltoso imprenditore Fabrizio Ferraro che lo aveva rilevato da Kit Lambert, manager degli Who. Lambert non si era fatto impressionare dal delitto avvenuto nel 1970 proprio all’interno del palazzo dove il conte Filippo Giordano delle Lanze era stato assassinato da un marinaio croato, ucciso poi anche lui durante la fuga e aveva acquistato l’edificio che avrebbe segnato il resto della sua vita: la dipendenza da stupefacenti, l’arresto, la rovina economica e poi la morte del bassista del gruppo musicale John Entwhistle, morto per infarto mentre era ospite a Ca’Dario.
Adesso i quattro piani del palazzo rinascimentale, con le sue nove camere da letto, otto bagni, terrazza sul Canal Grande e pontile cercano un nuovo proprietario. Che abbia voglia di sfidare la mala sorte di quel palazzo che – secondo voci di popolo – si porta dietro le influenze nefaste del cimitero di templari sul quale è stato edificato.