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 2026  gennaio 22 Giovedì calendario

Risiko, l’Agricole sale al 20,1% del Banco Bpm

Detto, fatto. Tre giorni dopo l’ok Bce a incrementare la quota in Banco Bpm, Crédit Agricole il 16 gennaio ha valicato il 19,8% per posizionarsi al 20,1%, come aveva dichiarato in un comunicato, fugando quindi eventuali timori di una rapida salita. L’Eurotower infatti ha dato disco verde ad arrotondare la quota fino al 29,9% con la prescrizione di non insediare più di 7 consiglieri nel board che andrà a rinnovarsi all’assemblea del 16 aprile. La nuova soglia è stata certificata dalle comunicazioni alla Consob sulle partecipazioni rilevanti ed è detenuta indirettamente attraverso la controllata Delfinances.
L’altro ieri il cda dell’ex popolare milanese ha indetto per il 23 febbraio l’assise cui spetterà approvare le modifiche allo statuto redatte prima di Natale per assecondare la nuova legge 21/2024 e inviate in Bce. La presentazione di una lista del cda per il rinnovo dei vertici «ci sembra la strada maestra, vedremo come si inserisce nel discorso di essere compliant con il decreto Capitali, è una strada», ha spiegato ieri l’ad di Piazza Meda, Giuseppe Castagna, a margine della riunione del comitato esecutivo dell’Abi a Milano. «C’è questa assemblea per cambiare un po’ le regole del board», ha aggiunto commentando l’esito del consiglio. Alla domanda se il cda stia provando a mettere a punto una lista insieme al primo azionista francese Crédit Agricole, Castagna ha infine replicato: «Non lo so, quello non dipende da noi».
La composizione del nuovo board (15 membri) potrà passare infatti da una lista del cda, in cui dovrebbe confluire Castagna in ticket con il presidente Massimo Tononi, più alcuni esponenti emanazione del patto di casse e fondazioni. I francesi non hanno ancora sciolto le riserve sulla loro adesione all’elenco, in cui vorrebbero esprimere 4-5 consiglieri. Perché, dall’altra parte, il nuovo statuto che verrà votato a febbraio consente a chi formalizza una lista di minoranza di presentare fino a 6 consiglieri. Oggi la Banque verte ne ha due. Il maggior peso dell’Agricole nella governance apre però un tema di natura Antitrust, dal momento che la banca francese condivide con il Banco anche il territorio d’azione e potrebbe condizionarne investimenti, nomine e operazioni straordinarie.