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 2026  gennaio 22 Giovedì calendario

Perché non si può cedere (o rifiutare) un Nobel

Negli ultimi giorni ha fatto molto discutere la notizia che il premio Nobel per la pace María Corina Machado ha regalato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump la medaglia del premio, come segno di riconoscimento per il suo impegno «nella difesa della libertà e dei valori democratici in Venezuela».
Tuttavia, è importante sottolineare alcune caratteristiche non sempre note del premio istituito dall’inventore e imprenditore Alfred Nobel con il proprio testamento.
Il premio prevede infatti la consegna ai vincitori di un diploma, di una medaglia in oro con l’effigie del fondatore su un lato e un’iscrizione sull’altro (nel caso del premio per la Pace: «pro pace et fraternitate gentium») e di una somma in denaro che attualmente corrisponde a circa un milione di euro.
Si può non partecipare alla cerimonia di premiazione che si svolge ogni 10 dicembre nell’anniversario della morte del fondatore: fu ad esempio il caso di Einstein – impegnato in un tour di conferenze in Giappone – nel 1922 e Dylan nel 2016. E lo stesso accadde per altri premiati impossibilitati a partecipare per motivi di salute o per motivi politici: tra questi Hemingway, Pasternak, Walesa, Sacharov; o addirittura perché prigionieri di guerra o impegnati al fronte, come il chimico Otto Hahn, il medico Robert Bárány, il fisico Lawrence Bragg. Si può rifiutare di ricevere diploma, medaglia e denaro, come fece Jean-Paul Sartre. Si può ovviamente devolvere ad altri il denaro, e perfino vendere all’asta la propria medaglia, come fece lo scienziato James Watson per quattro milioni di dollari.
Ma il premio in sé non può essere rifiutato perché viene assegnato d’ufficio, né può essere revocato
(non è avvenuto nemmeno in caso di scoperte poi rivelatesi errate o decisioni fortemente controverse, come i premi Nobel per la medicina del 1927 o del 1949, quest’ultimo per la lobotomia), né lo si può trasferire a terzi. Insomma, un premio Nobel è come un diamante: è per sempre.