il Fatto Quotidiano, 21 gennaio 2026
Italia-Emirati Arabi, patto d’acciaio Al-Thani-Roma su armi e Difesa
Quello tra Italia ed Emirati Arabi Uniti, firmato lo scorso 24 febbraio e approvato ieri in Consiglio dei ministri, non è un memorandum di cortesia, ma un trattato ambizioso che spalanca le porte a scambi su ogni aspetto della Difesa: droni, intelligenza artificiale, intelligence e sistemi d’arma ancora da sviluppare. Mentre il mondo assiste al massacro in Sudan – 150.000 morti, 12 milioni di sfollati, bombardamenti su ospedali e asili – Roma sceglie di cementare legami con Abu Dhabi, accusata da Onu e Omg di armare le milizie delle Forze di Supporto Rapido (Fsr), artefici di crimini di guerra.
È un cambio di passo definitivo rispetto al passato. Nel 2019, sotto il governo Conte, l’Italia revocò – per la prima volta nella storia della Legge 185/90 – autorizzazioni per missili e bombe verso Arabia Saudita ed Emirati, cancellando forniture per oltre 12.700 ordigni (tra cui 20.000 bombe Mk per 411 milioni di euro concessi sotto Renzi). Amnesty, Rete Pace e Disarmo, Medici Senza Frontiere esultarono: fu una scelta etica per frenare la vendita delle armi prodotte in Italia e usate nella mattanza in Yemen. Oggi quel principio è definitivamente svanito.
Il testo dell’accordo è un contenitore volutamente largo: apre un perimetro potenzialmente illimitato di cooperazione nel settore difesa. L’architettura è specificata nell’Articolo 3, che istituisce un “Comitato Congiunto di Cooperazione per la Difesa”, composto da rappresentanti paritari dei Ministeri della Difesa (italiano e emiratino). Il vero fulcro sostanziale è l’articolo 4, che elenca le 25 aree di cooperazione. Spaziano dal convenzionale (politiche di sicurezza, addestramento militare, esercitazioni) all’avanzato: cooperazione industriale, ricerca e sviluppo su spazio e IA, cyber-security, export di equipaggiamenti militari con supporto logistico, sviluppo di “sistemi d’arma futuri”, intelligence militare e persino aspetti “soft” come storia militare, attività sportive o sostenibilità ambientale. Una visione onnicomprensiva: non solo scambio di beni, ma co-sviluppo tecnologico e joint venture industriali. Operazioni che andranno protette da attenzioni indesiderate: l’articolo 9 infatti dedica ampio spazio alla gestione di “informazioni classificate”, equiparando livelli di segretezza (Segretissimo=Top Secret) e imponendo protezioni rigorose contro divulgazioni, con obbligo di indagini e divieto di trasmissione a terzi senza consenso.
L’Italia che si lega con entusiasmo agli Uae – l’accordo prevede durata quinquennale e rinnovi automatici – è la stessa che a novembre aveva annunciato, per bocca del ministro Antonio Tajani, 125 milioni di aiuti alla popolazione sudanese e cibo per 2500 bambini tramite i missionari comboniani. Tutto si tiene: la beneficenza per sciacquarsi la coscienza e la collaborazione militare a tutto tondo con gli “amici” emiratini, senza alcun veto su eventuali usi illeciti delle armi. È peraltro un azzardo geopolitico. Gli Emirati Arabi sono un partner energetico ed economico vitale per il gas e per i miliardi di acquisti da Leonardo e Fincantieri, ma allinearsi ad Abu Dhabi rischia di isolare l’Italia in Europa, già allarmata dalla proliferazione di droni. Oltre a trasformare in una barzelletta il Piano Mattei per l’Africa: una curiosa idea di sviluppo, armare chi contribuisce alla devastazione nel continente.