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 2026  gennaio 21 Mercoledì calendario

La diplomazia di Donald a colpi di social per esporre i panni sporchi (degli altri)

Sono 365 giorni che chiunque segua per lavoro Trump si sente ripetere un ritornello dallo staff della comunicazione della Casa Bianca: «Questo è il presidente più accessibile ai media e questa è l’Amministrazione più trasparente di sempre».
A chi chiedeva – all’inizio del secondo mandato – a Karoline Leavitt, la 28enne portavoce del presidente, quando l’ufficio stampa avrebbe diffuso un comunicato sulla telefonata di Trump con un leader straniero, la risposta era stata netta: «Segui Truth». È diventata un mantra.
Nel mondo trumpiano tutto (quel che il tycoon vuole) passa per la sua piattaforma, i comunicati stampa sono ridotti al lumicino e spesso sono anticipati su Truth.
Donald è presidente e capo ufficio stampa. Le parole di Karoline Leavitt in merito: «Chi meglio del presidente può consegnare il messaggio!». E infatti le interazioni reporter-Trump sono pressocché quotidiane. Ieri per celebrare un anno al 1600 di Pennsylvania Avenue il presidente ha tenuto il briefing con i giornalisti accreditati nella James Brady Room della Casa Bianca, ha mostrato il faldone con i successi nei primi 365 giorni e ha aperto la conferenza mostrando le foto dei criminali arrestati nell’Operation Metro Surge in Minnesota.
Sembra funzionare allo stesso modo anche nei rapporti fra Donald e gli omologhi. Trasparenza massima, per volontà però del leader Usa: Emmanuel Macron non è il primo, non sarà l’ultimo, i cui pensieri, proposte, offerte, finiscono in pasto ai lettori e al mondo social. La comunicazione di ieri l’altro è avvenuta su Signal, lo screenshot poi è stato sparato ovunque da Trump. Non da lui in persona s’intende. Il presidente non fa materialmente i post. Detta a uno staff, maiuscole e segni grafici compresi, i contenuti: La raffica – come ieri mattina, almeno 25 post in 60 minuti, durante la notte ne sono arrivati in rapida sequenza 12 – parte.
Temi della sbrodolata del martedì? L’universo mondo, da endorsement a candidati repubblicani, allo sport, a re-post di inverosimili account. Ieri ha rilanciato quello di un troll basato in “Sud Asia” che ha cambiato 4 volte username in appena un anno di vita.
La pubblicazione della telefonata con Emmanuel Macron rientra perfettamente nello schema “Trasparenza First”. Non è il primo, il capo dell’Eliseo le cui piaggerie sembrano funzionali ad aprire breccia nel cuore di Donald prima di chiedergli conto delle sue azioni. Così, «caro amico», «siamo d’accordo sulla Siria», «possiamo insieme far bene sull’Iran». Ma certo «non capisco cosa stai facendo con la Groenlandia». L’Eliseo ha confermato il messaggio. Macron sa benissimo che Donald ama le cerimonie e le pomposità. Per questo l’ha invitato a Parigi a cena giovedì sera, scopriamo ovviamente dal leak. I leader sanno a cosa vanno incontro messaggiando con Trump.
Donald usa Truth e i social come leva politica, strumento per esporre i panni sporchi (altrui) e trarre vantaggio. «Caro Donald, quel che hai ottenuto in Siria oggi è incredibile. Userò i miei incontri con i media a Davos per evidenziare il tuo lavoro su Gaza e in Ucraina», la conversazione con Mark Rutte, segretario generale della Nato e primo e più noto caso di “trasparenza mediatica” in salsa trumpiana. Il 24 giugno, alla vigilia del summit della Nato all’Aja, il segretario vide sbattuti su Truth i suoi sms adulatori con Donald, «mai nessun presidente è riuscito in decenni a far quel che tu hai fatto» con la «decisiva azione in Iran». «Ci stai guidando verso un altro grande successo all’Aja questa sera. Non è stato facile, ma tutti firmeranno le spese al 5%». Rutte si guadagnò il titolo di “Flatter-in-Chief” sui media anglosassoni, adulatore in capo. Donald ancora oggi rivendica di aver salvato la Nato e che senza di lui l’Alleanza sarebbe morta.
Un ambasciatore di un Paese europeo ha confessato di venire talvolta a sapere dei contatti fra il presidente e il suo capo di governo solo attraverso Truth. Ma almeno per ora non c’è stato alcun screenshot delle conversazioni. La trasparenza di Trump è evidentemente a corrente alterna.