repubblica.it, 21 gennaio 2026
Australia, ecco perché gli squali stanno attaccando tanto gli uomini
Quattro attacchi in sole 48. Abbastanza per scatenare a Sydney la “sindrome squalo”. Anche perché due delle vittime prese a morsi, senza gravi conseguenze, avevano appena 11 e 12 anni.Popolazione e autorità locali si chiedono se questa impennata di attacchi sia dovuta al caso, o se invece, nelle acque di fronte alla metropoli australiana sia successo qualcosa capace di scatenare l’aggressività dei pescecani nei confronti degli umani.
I tre giorni di paura sulle spiagge di Sydney e dintorni sono iniziati domenica pomeriggio quando un dodicenne è stato morso dopo essersi tuffato in mare dagli scogli insieme a un gruppo di coetanei: è ancora in ospedale. La mattina successiva un surfista di 11 anni se l’è vista brutta, ma lo squalo fortunatamente ha addentato la sua tavola e non il suo corpo. Lo stesso giorno un altro surfista, di 27 anni, è stato aggredito nello stesso tratto di mare: è quello che ha riportato le ferite più gravi. Infine, un po’ più a nord ma lungo lo stesso tratto di costa australiana, un uomo di 39 anni è stato morso, ma se l’è cavata senza destare preoccupazione nei medici.
I media australiani, pur abituati alla convivenza con i grandi predatori del mare, hanno interpellato gli esperti per capire cosa abbia innescato questa, perfino per loro, inusuale ondata di attacchi concentrati in poco tempo e in un’area limitata. Alcuni di loro hanno risposto: “Si sono create le condizioni per la tempesta perfetta”.
Dal tipo di morsi, i biologi marini hanno dedotto che tutti e quattro gli attacchi delle scorse ore sono stati condotti da esemplari di squalo toro (Carcharias taurus), che possono superare i tre metri di lunghezza e sfiorare i 90 chili di peso. Storicamente in Australia sono i responsabili del 16% delle aggressioni (212 dal XIX secolo a oggi), mentre il primato spetta al grande squalo bianco con 382 incontri (troppo) ravvicinati con gli umani. Gli squali toro amano le acque sotto costa. E soprattutto nei primi anni di vita nuotano negli estuari dei fiumi, prima di spostarsi nell’oceano. “Ecco perché possono tollerare sia l’acqua dolce che le acque con una salinità inferiore”, ha spiegato Rob Harcourt, esperto di ecologia e comportamento degli squali presso la Macquarie University. “Per gli squali toro, la probabilità di un morso è strettamente legata all’afflusso di acqua dolce, e questo non sorprende se comprendiamo la loro ecologia”.
Ma quali sono gli elementi della “tempesta perfetta”? Da un lato il fatto che gli squali toro migrano proprio in estate nell’area di Sydney, dall’altro che lo scorso weekend è stato particolarmente piovoso in quella zona dell’Australia. L’acqua dolce confluita in mare ha portato con sé detriti e cibo, un habitat ideale per gli squali toro. E perché allora, tra le tante cose da mangiare disperse lungo la costa, i pescecani hanno affondato il loro denti in quattro esseri umani (o nelle loro tavole da surf)? In realtà, spiegano gli esperti si è trattato di morsi di “assaggio”, per capire con cosa avevamo a che fare. Gli squali non hanno una buona vista, ma percepiscono benissimo ciò che si muove intorno a loro grazie a variazioni nella pressione dell’acqua e a correnti elettriche a per noi impercettibili.
Resta il fatto che sul lungo termine in alcune zone dell’Australia stiano aumentando le aggressioni alle persone: per esempio tra il 1980 e il 1994 nel Nuovo Galles del Sud, lo stato che ha Sydney per capitale, si sono registrati solo quattro casi di morsicatura di surfisti, mente tra il 2000 e il 2019 il numero è salito a circa 60.
Per i biologi marini interpellati, le ragioni sono diverse: la crescita del numero di balene, con il conseguente aumento di esemplari di squalo bianco che se ne ciba, l’aumento di umani nelle acque sotto costa e anche l’innalzamento delle temperature dovute alla crisi climatica. Le acque più calde inducono gli squali toro a trascorrere più tempo nel mare davanti a Sydney.
Il quotidiano Guardian ha anche stilato un vademecum per chi volesse tuffarsi da una delle spiagge cittadine: – Rimanere vicino alla riva e nuotare “tra le bandierine” nelle aree pattugliate.- Evitare di nuotare al tramonto e all’alba, quando l’attività degli squali è generalmente più intensa.- Evitare le aree frequentate da pescatori sportivi o commerciali.- Evitare di nuotare nelle foci dei fiumi, negli estuari e nelle acque torbide e dopo forti piogge.- Nuotare con altre persone e non portare con sé animali domestici