repubblica.it, 21 gennaio 2026
Le zanzare sempre più “assetate” di sangue umano, ecco perché
La progressiva perdita di biodiversità nella Foresta Atlantica brasiliana sta modificando in modo profondo le abitudini alimentari delle zanzare. Con la scomparsa di molte specie animali che costituivano le loro prede tradizionali, questi insetti sembrano orientarsi sempre più verso l’uomo come fonte di sangue. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Ecology and Evolution, condotto da un gruppo di ricerca guidato dall’Istituto Oswaldo Cruz di Rio de Janeiro.
La Foresta Atlantica si estende lungo la costa del Brasile ed è uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità al mondo, con centinaia di specie di uccelli, anfibi, rettili, mammiferi e pesci. Tuttavia, a causa dell’espansione umana e della deforestazione, oggi ne rimane intatto solo circa un terzo dell’area originaria.
È in questo contesto che i ricercatori hanno svolto il loro lavoro, catturando zanzare in due aree protette dello stato di Rio de Janeiro: la Riserva Naturale di Sítio Recanto Preservar e la Riserva Ecologica del fiume Guapiaçu.
“Qui mostriamo che le specie di zanzare che abbiamo catturato nei frammenti della Foresta Atlantica hanno una chiara preferenza per nutrirsi di esseri umani”, ha dichiarato l’autore senior dello studio, il biologo Jeronimo Alencar dell’Istituto Oswaldo Cruz.
Per lo studio sono state utilizzate trappole luminose. In laboratorio, le zanzare femmine piene di sangue sono state separate per l’analisi. I ricercatori hanno estratto il Dna contenuto nel sangue ingerito e hanno sequenziato un gene specifico che funziona come un “codice a barre” genetico, unico per ogni specie di vertebrato.
Confrontando questi codici con un database di riferimento, è stato possibile risalire all’animale di cui la zanzara si era nutrita.
Su un totale di 1.714 zanzare catturate, appartenenti a 52 specie diverse, 145 femmine presentavano un pasto di sangue. In 24 casi è stato possibile identificare l’origine del sangue: 18 pasti provenivano da esseri umani, uno da un anfibio, sei da uccelli, uno da un canide e uno da un topo.
Alcune zanzare avevano assunto sangue da più fonti. Un esemplare identificato come Cq. venezuelensis presentava un pasto composto da sangue umano e di anfibio. Zanzare della specie Cq. fasciolata avevano invece combinazioni diverse: roditore e uccello in un caso, uccello e essere umano in un altro.
Secondo i ricercatori, questa tendenza non dipende da un solo fattore. “Il comportamento delle zanzare è complesso – ha spiegato Alencar –. Sebbene alcune specie possano avere preferenze innate, la disponibilità e la vicinanza degli ospiti sono fattori estremamente influenti”.
Su questo punto interviene anche Sergio Machado, coautore dello studio e ricercatore in microbiologia e immunologia all’Università Federale di Rio de Janeiro: “In un ambiente come la Foresta Atlantica, con una grande diversità di potenziali ospiti vertebrati, una preferenza per gli esseri umani aumenta in modo significativo il rischio di trasmissione di patogeni”.
Con l’avanzare della deforestazione e l’espansione degli insediamenti umani in aree un tempo boscose, molte piante e animali scompaiono. Le zanzare, di conseguenza, cambiano habitat e si avvicinano sempre di più alle persone.
“Con meno opzioni naturali disponibili, le zanzare sono costrette a cercare nuove fonti di sangue alternative. Finiscono per nutrirsi più spesso degli esseri umani per una questione di convenienza, dato che siamo l’ospite più presente in queste aree”, ha spiegato Machado.
Le punture, però, non sono solo una fonte di fastidio. Nelle regioni studiate, le zanzare sono vettori di numerosi virus, tra cui febbre gialla, dengue, Zika, Mayaro, Sabiá e Chikungunya, patologie che rappresentano una seria minaccia per la salute umana e possono avere conseguenze a lungo termine.
Lo studio evidenzia anche limiti e necessità future. Solo poco meno del 7 per cento delle zanzare catturate era pieno di sangue, e in circa il 38 per cento dei casi è stato possibile identificarne l’origine. Secondo gli autori, servono studi più ampi e metodi più efficaci, soprattutto per individuare pasti di sangue misti.
Nonostante ciò, i risultati offrono indicazioni utili per la prevenzione. “Sapere che le zanzare di una determinata area hanno una forte preferenza per gli esseri umani rappresenta un segnale di allerta per il rischio di trasmissione”, ha sottolineato Machado.
“Questo consente azioni di sorveglianza e prevenzione mirate – ha concluso Alencar –. Nel lungo periodo, potrebbe portare a strategie di controllo che tengano conto dell’equilibrio degli ecosistemi”.