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 2026  gennaio 21 Mercoledì calendario

L’armata Usa attorno all’Iran, Trump chiede di studiare “mosse decisive”

Eppur si muove. L’armata statunitense sta prendendo posizione intorno all’Iran, con uno schieramento che aumenta di ora in ora. La Casa Bianca non ha rinunciato a colpire gli ayatollah per sostenere la protesta. Ma – come ha rivelato il Wall Street Journal – Donald Trump ha chiesto al Pentagono di studiare “un’azione decisiva”. Un’operazione in grado di cambiare gli assetti di potere, con un effetto simile a quello ottenuto con il raid in Venezuela che ha catturato il presidente Maduro. Teheran però non è Caracas e il regime teocratico, nonostante la fase critica, è molto più organizzato. Si rende conto che nel mirino c’è la Guida suprema Ali Khamenei e replica ai segnali di Washington alzando il livello retorico delle minacce: “Trump sa che se qualsiasi mano aggressiva si allungherà sul nostro leader, non solo la taglieremo ma daremo anche fuoco al suo mondo”, ha detto il generale Abolfazl Shekarchi, portavoce dell’esercito.
Sulla scacchiera del Medio Oriente le pedine americane stanno occupando le caselle per affrontare un conflitto. Lo strike group guidato dalla portaerei Lincoln ha superato lo Stretto di Malacca e spento i trasmettitori che l’hanno resa visibile mentre attraversava una zona di intenso traffico mercantile. Tra 48-72 ore gli obiettivi iraniani saranno nel raggio d’azione dei suoi velivoli: oltre cinquanta caccia F18 Hornet, inclusa una squadriglia della variante Growler in grado di disturbare e distruggere le difese contraeree. La Lincoln è scortata tre cacciatorpediniere, che raddoppieranno i missili cruise Tomahawk a disposizione dell’Us Navy.
L’irruzione della squadra navale avrà un valore strategico: permetterà alla Casa Bianca di valutare un intervento senza dipendere dalle basi nei Paesi arabi, tutti contrari a scagliare un attacco contro l’Iran in questo momento. In maniera molto discreta, una formazione di F15E – i cacciabombardieri con maggiore autonomia e carico bellico, che durante gli scontri del 2024 si sono rivelati fondamentali pure per decimare le ondate di droni kamikaze – ha raggiunto un aeroporto della regione: si ipotizza siano in Giordania.
Molte cisterne volanti si stanno spostando verso la costa atlantica e l’Europa: sono indispensabili sia per il trasferimento di rinforzi, sia per un’eventuale missione dei bombardieri stealth B2 stanziati negli Usa. Si tratterebbe di una replica del blitz realizzato nello scorso giugno per distruggere i laboratori nucleari sotterranei: una missione no stop di trentasei ore, che offre la possibilità di infliggere un colpo determinante senza coinvolgere gli alleati.
Stando al Wall Street Journal, sarebbe in corso l’allestimento di uno scudo a protezione dei Paesi amici con l’invio di batterie anti-missile THAAD e di altri sistemi Patriot PAC3. Uno sbarramento che potrebbe rassicurare anche Israele, finora per niente convinto di sfidare la reazione iraniana.
Durante la “Guerra dei 12 Giorni” lo schermo congiunto dello Stato ebraico e delle forze statunitensi ha faticato a tenere testa alla pioggia di ordigni. L’Iran a giugno ha tirato 631 missili balistici contro Israele: solo 36 sono piombati sulle città e altri 243 sono esplosi nei campi senza fare danni. La cupola protettiva ne ha abbattuti 221, consumando più di un terzo delle scorte di intercettori dei THAAD e degli Arrow 3 israeliani.
Oggi si reputa che Teheran abbia ancora un migliaio di missili pronti al lancio e ha cercato negli ultimi mesi di migliorarne la precisione con l’aiuto di tecnici russi. Questi movimenti sono sicuramente destinati ad accrescere la pressione sul regime. Possono incentivare una linea di negoziato. Trump ha ribadito ieri di avere ottenuto la sospensione delle esecuzioni dei manifestanti e il suo inviato Witkoff oggi ha detto che “non sono in corso trattative ma ci sono stati contatti”.
L’arrivo della flotta può pure permettere di allestire un embargo sulle esportazioni di petrolio – come è stato fatto al largo del Venezuela – in modo da inasprire la crisi economica del governo. Manca però la prospettiva per “l’azione decisiva” pretesa da Trump: se anche un raid riuscisse a eliminare Khamenei, è difficile che l’uccisione della Guida suprema porterebbe a cambiare gli assetti della Repubblica islamica. Anzi, diversi analisti ritengono che un’iniziativa del genere darebbe più forza alla componente più radicale degli ayatollah e dell’apparato dei Guardiani della Rivoluzione. Valutazioni che si devono misurare con l’imprevedibilità del presidente statunitense, che ha dimostrato di sapere ordinare mosse sorprendenti.