repubblica.it, 21 gennaio 2026
Trump stringe la morsa sugli approvvigionamenti energetici dell’Europa
iberata dal giogo di Mosca, l’Europa rischia di cadere in una nuova forma di dipendenza energetica. Questa volta a stringere la morsa sono gli Stati Uniti di Trump, responsabili per quasi la metà del gas naturale liquefatto (Gnl) che approda sulle sponde del Vecchio continente.
Una nuova forma di dipendenza per l’Europa
A lanciare l’allarme è un report redatto da Clingendael Institute, Ecologic Institute e Norwegian Institute of International Affairs, secondo cui la guerra in Ucraina e le sanzioni imposte alla Russia hanno contribuito a rendere i Paesi europei dipendenti dai carichi di gas liquido Usa. E in un contesto in cui gli Stati Uniti di Trump hanno virato “verso un approccio più esplicitamente orientato agli interessi, protezionista e ideologicamente carico”, la nuova mappa dell’energia “espone l’Europa a rischi geopolitici e di prezzo”.
Con lo scoppio della guerra in Ucraina, gli Stati europei hanno concentrato i propri sforzi per ridurre al minimo le importazioni di petrolio e gas dalla Russia. Nel 2019 i flussi via tubo da Mosca rappresentavano il 60% dell’import totale di metano dello Spazio economico europeo (See), che comprende l’Unione, l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia. Nel 2025 la quota è scesa all’8%.
La differenza non è stata colmata aumentando le importazioni dai fornitori storici via gasdotto, ma piuttosto con l’ascesa sul mercato del Gnl. E proprio sfruttando la flessibilità del gas liquido, trasportato via nave e non attraverso un’infrastruttura fissa, gli Stati Uniti sono riusciti ad accreditarsi come fornitore principale dell’Europa.
“Sebbene l’eliminazione graduale dei combustibili fossili russi sia strategicamente valida, la nuova legislazione Ue limita la diversificazione alla semplice eliminazione delle importazioni russe”, contestano da Clingendael.
I dati parlano chiaro. I flussi di Gnl americano verso il See sono aumentati del 61% nel 2025, segnando un +485% rispetto al 2019. Per il blocco allargato, questa fonte rappresenta oggi il 40% di tutte le importazioni di metano e circa il 60% di quelle in forma liquefatta. Infine, l’Italia. L’anno scorso il 44% dei carichi arrivati ai rigassificatori tricolore (98 su 221) proveniva dagli Stati Uniti, che hanno confermato così la propria posizione come primo esportatore di Gnl per Roma.
Per contrastare quella che chiamano una “cecità selettiva dell’Europa sul gas”, gli esperti ritengono che l’Ue dovrebbe monitorare le quote di importazione di tutti i fornitori, accelerare la transizione energetica e opporsi ai vincoli a lungo termine legati ai combustibili fossili, che non sono in linea con il calo della domanda di gas nel continente.
“Dobbiamo riconoscere la nuova realtà del dominio energetico americano di Donald Trump e guardare con cautela alle importazioni europee”, ha dichiarato al quotidiano inglese The Guardian il professor Kacper Szulecki, del Norwegian Institute of International Affairs. “La strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti del 2025 definisce esplicitamente le esportazioni energetiche come un modo per affermare il proprio potere”.
Szulecki non esclude che le bollette energetiche possano rincarare a causa delle recenti tensioni. “Le riserve di gas dell’Unione sono molto basse, le più basse degli ultimi anni e inferiori rispetto all’inizio della guerra in Ucraina. Se avremo un inverno rigido e tensioni con gli Stati Uniti, che porteranno a ulteriori aumenti dei prezzi e all’esaurimento delle riserve, nei prossimi mesi potremmo assistere a una crisi energetica davvero drammatica”. A livello comunitario, il livello degli stoccaggi è sceso sotto la soglia psicologica del 50 per cento, mentre in Italia il dato resta stabile intorno a 63%, tra i più alti del continente.