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 2026  gennaio 21 Mercoledì calendario

Messo in congelatore il patto di luglio sulle tariffe. Mossa dell’europarlamento

Un rinvio sine die del voto sull’accordo Usa-Ue sui dazi. La prima contromossa alle minacce del presidente americano Donald Trump nei confronti dei Paesi che ostacolano le sue mire sulla Groenlandia arriva da Strasburgo. In attesa che si concretizzino le scelte del Consiglio Europeo straordinario fissato per domani sera, e della Commissione, che potrebbe attivare i controdazi congelati mesi fa nei confronti degli Stati Uniti, il Parlamento Europeo decide di bloccare di fatto l’entrata in vigore dell’accordo faticosamente raggiunto il luglio scorso in Scozia tra Ue e Usa, rinviandone a tempo indeterminato la ratifica. La decisione verrà formalizzata oggi.
Posporre senza fissare una nuova data il voto del Parlamento significa di fatto far tornare pienamente in vigore le tariffe doganali da applicare sui prodotti statunitensi, spiega il relatore del dossier, il tedesco Bernd Lange (S&D): l’accordo verrà messo «nel congelatore, così da essere sicuri che venga rispettato dall’altra parte dell’Atlantico». Non sarà necessario neanche un voto formale: l’accordo tra i coordinatori del dossier, e cioè tra Lange (che è anche il presidente della Commissione per il commercio internazionale) e i relatori ombra, è già stato raggiunto, e soprattutto c’è ampia sintonia nella maggioranza.
Ad anticipare la notizia, ieri mattina, nella conferenza stampa di apertura di giornata, il leader del gruppo del Ppe Manfred Weber: «Agire con minacce sul fronte dei dazi è del tutto inaccettabile. – ha affermato – Ed è per questo che il Parlamento europeo ha deciso di sospendere l’accordo commerciale con gli Usa». La ratifica del Parlamento era prevista per gennaio in commissione e a febbraio in plenaria. Dopo le prime minacce di Trump c’era stato un primo rinvio al 26 gennaio.
Poco dopo l’intervento di Weber, la conferma della presidente del gruppo dei S&D, Iratxe García Pérez: «Trump capisce solo la legge del più forte e l’approccio del silenzio non funziona: lo dicevamo da tempo e il tempo ci ha dato ragione». Poche le voci contrarie, tra cui quella dell’italiano Nicola Procaccini (Ecr-FdI), che bolla la decisione di sospendere la ratifica dell’accordo sui dazi come «una mossa poco intelligente», sostenendo che invece «c’è bisogno di abbassare i toni, di trattare e di negoziare». Parole che fanno dire a Pasquale Tridico (M5S-Sinistra) che Fratelli d’Italia «indossa la casacca stelle e strisce».
Dalla Commissione nessun commento, ma proprio a Strasburgo l’Alta Rappresentante della Ue Kaja Kallas precisa che «le minacce di dazi non spingeranno la Danimarca a consegnare la Groenlandia agli Usa», e aggiunge che, pur non avendo «alcun interesse a entrare in uno scontro», l’Europa «ha una serie di strumenti per proteggere i suoi interessi». Strumenti che, precisa Lange, potrebbero andare dalla «possibilità di escludere le aziende statunitensi dagli appalti pubblici, con danni alle Big Tech» al divieto di usare i brevetti Usa nell’Unione europea alle «restrizioni all’esportazione, ad esempio di rottami per l’industria siderurgica negli Stati Uniti o altro».
L’alta tensione nei confronti degli Stati Uniti potrebbe avere un impatto decisivo anche sul voto per rinviare alla Corte Europea di Giustizia il trattato Ue-Mercosur, in calendario oggi. In caso di maggioranza dei sì, i tempi per l’entrata in vigore dell’accordo si allungherebbero dai 18 ai 24 mesi, mentre se dovesse prevalere il no il Parlamento potrebbe votare sul contenuto del trattato tra aprile e maggio, e con la ratifica anche di uno solo dei Paesi del Mercosur ci sarebbe già l’adozione provvisoria. A sostegno del rinvio la Sinistra, i Verdi e i Patrioti (con i deputati della Lega). «Penso che rivolgersi alla Corte di giustizia europea sia la cosa migliore», ha dichiarato inoltre ieri la presidente di Renew Europe Valérie Hayer. Le altre forze politiche in teoria sono contrarie, ma diversi deputati della maggioranza potrebbero votare in linea con la scelta del loro Paese, soprattutto i francesi e i polacchi, anche se in queste ore i leader dei partiti maggiori, soprattutto dei Popolari, stanno cercando di serrare le file. Il risultato del voto è sul filo di lana, si parla di una differenza di meno di dieci voti che, per ora, sembra pendere per un no al rinvio.
A chiedere con forza che il trattato non entri in vigore gli agricoltori, che ieri hanno sfilato in 6.000, con al seguito i trattori, per le vie di Strasburgo, per la manifestazione di protesta indetta dalla confederazione europea Copa Cogeca. Folta anche la delegazione italiana, con Cia, Coldiretti e Confagricoltura.