corriere.it, 21 gennaio 2026
Torino, nessuno tocchi il Toret. Il Comune boccia il restyling delle fontanelle sabaude. La versione «iberica» dalle lunghe corna troppo aggressiva
Per evitare di far «vedere rosso» ai torinesi, negli scorsi mesi a Palazzo Civico si sono moltiplicate le riunioni per non trasformare una questione di stile in una corrida. Anche perché con la comparsa dei primi modelli dei nuovi toret, la temperatura è salita come sabbia d’arena a mezzogiorno. Altro che semplice restyling: volgendo lo sguardo ai disegni si è materializzata una sfida tra torelli, con tanto di incrocio di corna. Da una parte la tradizione piemontese, compatta e rassicurante. Dall’altra un bovino di razza spagnola, con corna ad uncino, lunghe, arricciate e decisamente più aggressive. Fin troppo. Tanto che il Comune, bloccando Smat, ha subito sventolato il fazzoletto bianco: rendering ritirati, ritorno all’ovile e fedeltà alla fisionomia scelta nel 1862, quando in piazza Statuto venne piazzata la prima fontanella verde, destinata a diventare uno dei simboli di Torino.
Oggi in città ci sono circa 800 toret disseminati in ogni quartiere. «E, come azienda, in accordo con il Comune, siamo sempre pronti a installarne altri», racconta Armando Quazzo, amministratore delegato di Smat, intervenuto ieri a Palazzo Civico per illustrare gli investimenti della società di gestione dell’acquedotto per i prossimi due anni. Pochi lo sanno, ma sotto i nostri piedi corrono 18 mila chilometri di tubature. Condotte in acciaio chiodato, le più vecchie, o in ghisa se installate più recentemente. Oggi, grazie a centraline e sistemi di intelligenza artificiale, Smat può non solo effettuare letture precise dei consumi, ma anche provare a predire le perdite, che si aggirano intorno al 23% (la media italiana è del 40%). Passo deciso nel futuro. Ma meglio non esagerare. Come nel caso dei toret.
Vince la tradizione
«Nei mesi scorsi ci siamo confrontati con il Comune sui disegni dei nuovi toret, la cui costruzione mettiamo a gara. Uno dei modelli, poi scartato, era ispirato ai Miura, diciamo alla tradizione spagnola raccontata da Ernest Hemingway», spiega l’ad Quazzo. Da lì la decisione di tagliare le corna al toro. «Si è scelto di accantonare quei disegni – chiosa —, preferendo un modello con le corna corte, legato alla razza nostrana».