Corriere della Sera, 21 gennaio 2026
Sicurezza, tensioni nella maggioranza. E salta la nomina di Freni alla Consob
Il ministro Matteo Piantedosi cerca di abbassare la tensione e far comprendere il perché di quella che è parsa una frenata sul pacchetto sicurezza: «Il tema sicurezza esiste ma non siamo in emergenza». E invece nella maggioranza, negli ultimi giorni, è stato un fiorire di proposte per indurire le norme e le pene dopo i gravi fatti violenti che hanno scosso l’opinione pubblica. Tanto che ieri, prima del Consiglio dei ministri, c’è stato un lungo vertice per mettere a punto provvedimenti sia per decreto sia con un ddl.
Alla fine, si è deciso di procedere con cautela, e sarà il prossimo Cdm o quello dopo ancora a mettere a punto le nuove regole, che non irritino il Quirinale. E anche, sussurra qualcuno, che non permettano a Matteo Salvini di fare suo il tema, anche se lui stesso ieri ha insistito: «La Lega conferma l’urgenza di approvare un pacchetto sicurezza che preveda, tra le altre cose, la possibilità di istituire zone rosse a vigilanza rafforzata in modo più rapido. Spero che il Colle non storca il naso, vogliamo solo più legalità».
Ma appunto si è deciso di intervenire con due distinti provvedimenti, anche perché l’opposizione è in rivolta: nel decreto – è l’orientamento – dovrebbero confluire le norme per imprimere una stretta sui coltelli ai minorenni, mentre ad esempio le misure relative al tema delle baby gang di giovani stranieri dovrebbero rientrare nel ddl. Si vedrà, senza, appunto, ripete il ministro degli Interni «sollevare polveroni come fa l’opposizione», perché «l’andamento dei delitti in Italia è in calo (-3,5%), in particolare diminuiscono i reati più gravi, come gli omicidi (-15%), tra cui quelli per accoltellamento (-6%), e i femminicidi (-18%)». I confronti con i numeri delle opposizioni «sono impietosi» e «non si deve cedere alla tentazione di alimentare la psicosi dell’insicurezza per affermare la necessità di norme che sono utilissime e sono giustificabili in sé. L’unica reale preoccupazione riguarda i reati commessi dai migranti irregolari».
Ma si aprono due nuovi casi. Uno è la mancata nomina del nuovo presidente della Consob che era prevista in Cdm e che è slittata. Il candidato era il sottosegretario all’Economia Federico Freni, Lega, ma FI ha frenato: una cosa è far parte del board, altro essere presidente dell’organismo di controllo della Borsa, che sarebbe meglio – dice il portavoce azzurro Raffaele Nevi – non fosse un politico. Non ne è convinto il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi: «Evitiamo veti pregiudiziali. Non sempre, peraltro, i “tecnici” si dimostrano migliori». Si approfondirà per valutare i requisiti di imparzialità. Infine, l’ultima frenata è sulla nuova norma sulla violenza sessuale – che scatta ove non ci sia «consenso» – approvata già alla Camera all’unanimità ma che ora doveva essere rivista al Senato per i dubbi all’interno del centrodestra. Si attendeva la nuova proposta della presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno, leghista, ma lei stessa ha voluto rimandare perché la sua legge non finisse sotto il tiro incrociato di maggioranza e opposizione: «Il mio obiettivo numero uno sarebbe riuscire ad avere un testo base sul quale ci sia un accordo. Ho ritenuto che in questo momento fosse un po’ prematuro, se avessi presentato un testo sarebbe stato bombardato subito da emendamenti».