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 2026  gennaio 21 Mercoledì calendario

Linea dura e «occhio della tigre». Ora Macron passa al contrattacco

La diffusione del messaggio privato è stata troppo, anche per Emmanuel Macron. «Amico mio, siamo totalmente allineati sulla Siria – aveva scritto il presidente francese a Trump —. Possiamo fare grandi cose sull’Iran. Non capisco cosa stai facendo sulla Groenlandia». Niente di troppo imbarazzante per Macron, anzi, che può rivendicare di dire anche in privato quel che sostiene in pubblico. Ma il fatto stesso che Trump abbia rivelato una corrispondenza privata, minacciando nel contempo la Francia di mettere dazi del 200 per cento sui vini, segna una rottura anche personale.
Nel discorso di ieri a Davos, pronunciato poche ore dopo l’uscita di Trump su tariffe e champagne, il presidente francese ha usato toni mai così duri contro «il bullo», ovvero il presidente americano, benché mai nominato esplicitamente. Per la prima volta la doppia linea scelta da Macron anni fa – ricerca di un ottimo rapporto personale, fermezza nei principi – sembra vacillare, perché i due campi cominciano a escludersi a vicenda e prende il sopravvento il fondo del problema: nonostante le lunghissime strette di mano di un tempo, i sorrisi, le pacche sulle spalle e gli inviti reciproci alle «splendide first lady», Francia e Stati Uniti si trovano su posizioni opposte su tutto o quasi: dal commercio internazionale alla Groenlandia, dall’Ucraina a Gaza, dall’ambiente alle regole sulle piattaforme digitali e sull’intelligenza artificiale, al multilateralismo tramite l’Onu (come vuole Macron) o attraverso il nascente Board of Peace trumpiano. Trump ha individuato nella Francia e in Macron – indebolito dal caos politico interno e vicino all’addio tra un anno – il fianco debole dell’Unione europea. Macron lo sa, e passa al contrattacco.
Dal palco di Davos, nel suo ottimo inglese con accento francese, Macron ha denunciato che gli Stati Uniti «cercano apertamente di indebolire e mettere in stato di subordinazione l’Europa», con «un accumulo di dazi doganali inaccettabili e inefficaci» e pressioni contro la «sovranità» degli Stati. Macron ha peraltro esibito di nuovo, come fa da giovedì scorso, occhiali a specchio per proteggersi da una «emorragia sottocongiuntivale», un disturbo benigno sul quale ha già avuto modo di scherzare: «È l’occhio della tigre, segno della determinazione della Francia». Riferimento al film Rocky, o forse anche a Georges Clemenceau, «la tigre» della Prima guerra mondiale.
Occhio di tigre Macron ha continuato evocando gli strumenti «molto potenti» in materia commerciale che l’Europa deve «utilizzare quando non viene rispettata». Certo, «abbiamo bisogno di più crescita. Abbiamo bisogno di maggiore stabilità in questo mondo, ma preferiamo il rispetto ai bulli. Preferiamo lo Stato di diritto alla brutalità». Sceso dal palco, Macron ha aggiunto con i giornalisti: «La cosa assurda è che potremmo trovarci nella situazione di dover ricorrere per la prima volta al meccanismo anti-coercizione della Ue nei confronti degli Stati Uniti. Riuscite a immaginarlo? È assurdo, me ne rammarico, ma è la conseguenza di un’aggressività inutile. Dobbiamo però mantenere tutti la calma».
La reazione di Macron arriva in un contesto di grande difficoltà interna, con il premier Sébastien Lecornu che cerca ancora di varare il budget e con il processo di appello a Marine Le Pen che sta entrando nel vivo. Un processo che gli Stati Uniti seguono molto da vicino: la magistrata Magali Lafourcade ha dichiarato che due emissari dell’amministrazione Usa l’hanno incontrata nel 2025 con l’obiettivo di cercare elementi per presentare la condanna di Marine Le Pen come una persecuzione politica, e lei ha avvisato il Quai d’Orsay, il ministero degli Esteri.
Macron cercherà ancora di mantenere un legame con Trump, ma senza umiliarsi. Gli stessi che magari lo hanno rimproverato di essersi sdraiato sulle posizioni di Trump, quando in un primo tempo ha approvato l’operazione Maduro in Venezuela, ora potrebbero giudicarlo velleitario e inefficace. Ma l’Europa è chiamata a rispondere, e il presidente francese sa che non può rinnegare anni di «autonomia strategica europea» da lui teorizzata, rivendicata e perseguita. Nel messaggio rivelato da Trump, Macron gli proponeva anche una cena prima del ritorno a Washington, e un vertice G7 straordinario a Parigi. Tutto annullato.