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 2026  gennaio 21 Mercoledì calendario

Trump tira dritto su Groenlandia e dazi. Poi lo show in tv

«Non si torna indietro» sulla Groenlandia, ha detto Donald Trump lunedì sera. Poi ieri, in una conferenza stampa di un’ora e 44 minuti alla Casa Bianca per celebrare un anno dal suo ritorno al potere, alla domanda «fino a che punto sia disposto ad arrivare» pur di prendersi l’isola, il presidente americano ha risposto: «Lo scoprirete». Quando gli è stato fatto notare che i groenlandesi si dicono contrari all’annessione americana, Trump ha replicato: «Quando parlerò con loro, ne saranno entusiasti». Sul suo interesse a reclamare il Canale di Panama, ha esitato: «Non voglio dirlo»; poi ha aggiunto «In un certo senso...».
È un presidente che si sente vincolato da poche cose, al di là della propria «moralità» – come ha detto lui stesso di recente – quello che è apparso ieri, prima di partire per Davos. Ai giornalisti sono stati distribuiti fascicoli di 31 pagine intitolati «365 vittorie in 365 giorni, il ritorno di Trump segna un’era di successo e prosperità» e il presidente ha letto a voce alta numerosi punti contenuti nel testo. Primo capitolo: i confini e l’immigrazione. Mentre i suoi critici lo attaccano per le retate anti-immigrati e le violenze degli agenti dell’Ice a Minneapolis, Trump ha passato il primo quarto d’0ra a mostrare una dopo l’altra foto di persone catturate dagli agenti: «Molti di loro sono assassini, volete vivere con loro?». Ha anche parlato dei dazi, spiegando che se la Corte suprema li boccerà, ci sono altre strade per imporli, ma la legge usata finora era la più «semplice, la migliore». Anche alla politica estera ha dato molto spazio: 46 punti nel fascicolo (incluse le 8 guerre che rivendica di aver pacificato in 10 mesi), sotto il titolo «Riaffermare la leadership americana sulla scena mondiale». E quando gli viene chiesto quali siano i tre risultati principali raggiunti nel primo anno, innanzitutto ha citato il «rafforzamento delle forze armate» dimostrato dall’intervento per la cattura di Maduro e dalla distruzione dei siti nucleari in Iran.
A Davos Trump ha accettato di parlare della Groenlandia con gli alleati europei. Il suo segretario al Tesoro Scott Besent, arrivato il giorno prima, ha consigliato agli europei: «Rilassatevi, evitate l’escalation». Lunedì sera, tornando alla Casa Bianca dalla Florida, comunque Trump è apparso ben poco colpito finora dalle telefonate e gli sms con cui da giorni cercano di convincerlo a rinunciare all’idea di acquisire l’isola. «Non penso che si opporranno troppo», ha detto. La Groenlandia «dobbiamo averla... Non la possono difendere». Molti dicono che si era infastidito per l’invio di soldati europei sull’isola (anche se la questione sembra rientrata, e ha detto: «Non è per me, è per la Russia») ma si è irritato quando ha appreso dai giornalisti che il presidente francese Macron non vuole far parte del suo «Board of Peace» per Gaza. «Nessuno lo vuole perché presto perderà il posto», ha commentato, ma ha minacciato di «imporre dazi del 200% sui vini e gli champagne francesi» per spingerlo ad accettare. In tarda notte ha iniziato a pubblicare messaggi sul suo social Truth, a cominciare da un sms di Macron (che gli proponeva, dopo Davos, un incontro del G7 e una cena a Parigi, dicendo di «non capire quello che sta facendo in Groenlandia») e un sms del segretario generale della Nato Rutte. Ha detto alla stampa di averli pubblicati perché entrambi lo elogiavano sulla Siria, per aver impedito la fuga dal carcere di terroristi europei. E ancora: ha pubblicato due foto create digitalmente, una in cui pianta la bandiera americana in Groenlandia, l’altra con i leader europei intorno a una mappa che mostra Groenlandia e Canada annessi agli Stati Uniti. Infine, ancora sveglio, ha scritto su Truth che l’accordo del Regno Unito (precedentemente accettato dal suo governo) per cedere a Mauritius le isole Chagos (di cui fa parte Diego Garcia, sede di una base Usa- Uk, che resterà in locazione per i prossimi 100 anni) è «una stupidaggine» «un atto di totale debolezza» di cui «sicuramente Cina e Russia hanno preso atto» e «l’ennesima di una lunghissima serie di ragioni di sicurezza nazionale per cui la Groenlandia deve essere acquisita». Il mattino dopo, alla domanda sui suoi rapporti con Macron e il leader britannico Starmer, Trump ha replicato: «Vado d’accordo con loro, mi trattano sempre bene, anche se fanno un po’ i duri quando io non ci sono».
Tra i suoi successi, Trump cita anche il 5% del Pil per la difesa promesso dai Paesi Nato. «Ho fatto per la Nato più di chiunque altro», ha ripetuto, chiedendosi però «se loro verrebbero in nostro soccorso». Ma ha ribadito di voler restare nell’Alleanza, anche se il Pentagono – scrive il Washington Post – pianifica di tagliare la partecipazione in alcuni gruppi consultivi della Nato.
Nonostante i suoi toni celebrativi molti americani non sono contenti dell’economia, ma quando glielo fanno notare Trump replica di aver «ereditato un terribile disastro, inflazione e prezzi alti» da Biden e che probabilmente deve «promuovere di più» il grande lavoro che sta facendo.