Avvenire, 20 gennaio 2026
In Usa e nell’Ue mai così alta la sopravvivenza ai tumori
Nonostante l’invecchiamento della popolazione, e a dispetto delle previsioni di area No-Vax che disegnavano scenari infausti a causa dei “vaccini killer” anti-Covid, i decessi per cancro diminuiscono. Nel 2026, nell’Unione Europea si registreranno circa 1.230.000 decessi, con una mortalità di 114 per 100.000 uomini (-7,8% rispetto al 2020-2022) e di 74,7 per 100.000 donne (-5,9%). Buone notizie anche dall’altro capo dell’Oceano. Negli Stati Uniti si assiste ad una pietra miliare nella lotta ai tumori: il 70% dei pazienti, diagnosticati con vari tipi di neoplasie tra il 2015 ed il 2021, è sopravvissuto oltre i 5 anni, considerato il parametro temporale dopo il quale le recidive sono rare. Negli anni ’70 meno del 50% dei pazienti raggiungeva la stessa meta.
Screening più capillari, diagnosi precoci, riduzione delle esposizioni professionali e ambientali a sostanze cancerogene, diminuzione del fumo e, soprattutto, terapie innovative più personalizzate ed efficaci, stanno mutando la storia della malattia. A fare il punto sulla situazione europea è uno studio coordinato dall’Università Statale di Milano, in collaborazione con le università di Bologna e di Parma, sostenuto dalla Fondazione Airc, pubblicato su Annals of Oncology. Tra i dati più significativi, il fatto che dopo oltre 25 anni di aumento, i decessi per cancro del polmone tra le donne nell’Ue si stanno stabilizzando, attestandosi intorno a 12,5 decessi per 100.000, con una riduzione del 5% rispetto al triennio 2020-2022. I ricercatori, coordinati da Carlo La Vecchia, docente di Statistica medica ed epidemiologia alla Statale di Milano, e da Eva Negri, docente di Epidemiologia ambientale e medicina del lavoro a Bologna, avvalendosi di dati Oms e Onu, hanno analizzato la mortalità per tumore dal 1970 dei Paesi Ue e del Regno Unito, considerando stomaco, colon-retto, pancreas, polmone, mammella, utero, ovaio, prostata, vescica e leucemie. «Quello del polmone rimane la principale causa di morte per tumore in entrambi i sessi nell’Ue – dice Claudia Santucci, ricercatrice alla Statale di Milano e prima autrice dell’articolo –. La mortalità continua a diminuire tra gli uomini, pur rimanendo nel 2026 quasi doppia rispetto a quella delle donne».
Le previsioni di mortalità sono favorevoli nella maggioranza dei Paesi, a eccezione dei decessi femminili per tumore del pancreas nell’Ue (in aumento dell’1%) e del colon-retto nel Regno Unito (in aumento del 3,7%). «Stimiamo che, dal picco del 1988, siano stati evitati circa 7,3 milioni di decessi per cancro nell’Ue e 1,5 milioni nel Regno Unito», spiega Eva Negri. Per Matteo Malvezzi, docente di Statistica medica ed epidemiologia a Parma, «a differenza dei maggiori Paesi dell’Ue, la mortalità per tumore del colonretto è in aumento nei giovani adulti del Regno Unito, probabilmente a causa della maggiore prevalenza di sovrappeso, obesità e conseguentemente diabete». In quanto all’invecchiamento della popolazione, i ricercatori stimano un incremento modesto del numero assoluto dei decessi: tra gli uomini nell’Ue si passerà da 666.924 (2020-2022) a circa 684.600 nel 2026, e tra le donne da 534.988 a circa 544.900. «I nostri risultati – evidenzia La Vecchia – sottolineano la persistente importanza del fumo nella mortalità per tumore. Le politiche di limitazione dell’uso del tabacco hanno evitato milioni di decessi ma la loro applicazione resta disomogenea in Europa. Nel complesso, i tassi di mortalità per tumore restano generalmente favorevoli e la mortalità per tumore del pancreas sembra essersi stabilizzata, dopo i precedenti aumenti». Come detto, dati positivi anche negli Usa. L’American Cancer Society (Acs) indica, sul Cancer Journal for Clinicians, che a spingere i «netti miglioramenti» sono i nuovi strumenti per la diagnosi anticipata, l’introduzione di immunoterapie molto efficaci, nonché delle terapie mirate che colpiscono solo le cellule malate. «Il cancro non è più una condanna a morte in tanti casi – evidenzia Rebecca Siegel, direttore della Acs – ma una malattia cronica». Decisivi, negli Stati Uniti, gli avanzamenti per le neoplasie del fegato, passato dal 7% di sopravvivenza a 5 anni degli anni ’90, al 22%; per il mieloma, dal 32 al 62%, e per i polmoni, dal 15 al 28%. In controtendenza, nelle donne, il cancro del seno e, tra gli under 50, quello del colon-retto. A preoccupare medici e ricercatori a stelle e strisce è il taglio ai fondi per la ricerca, scesi del 31% nel 2025. Pesa in questo senso la decisione dell’amministrazione Trump di tagliare i finanziamenti per gli studi sui vaccini a Rna, sui quali si concentrano molte speranze concrete per arrestare la malattia.