Avvenire, 20 gennaio 2026
Povertà, in tv poche notizie e tanti luoghi comuni
La povertà è la “Cenerentola” dell’informazione. Un argomento trattato sempre più spesso in maniera episodica e marginale, con una prevalenza di letture riduttive e unidimensiona-li, un uso limitato di dati e fonti qualificate, e una frequente associazione a cornici emergenziali, securitarie o stereotipate. In altre parole: non fa notizia. Compare infatti solo nel 2% dei servizi dei telegiornali italiani, in 78 puntate dei talk show (il 6%), e nello 0,8% dei quasi 19.000 post dei 12 giornalisti più attivi sui social.
A dirlo è “Taglio basso. Come la povertà fa notizia”, il nuovo rapporto promosso da Caritas Italiana e realizzato in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia. Il lavoro, che è stato presentato ieri a Roma, nella sede del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, ha analizzato la copertura mediatica delle diverse forme di povertà in 1.912 edizioni dei telegiornali italiani, in 1.218 puntate di talk show televisivi e in 18.904 post Facebook, nel periodo compreso tra settembre 2024 e giugno 2025.
Nei Tg la povertà compare in 708 notizie, pari al 2% dei servizi. Si tratta di una presenza legata soprattutto a eventi eccezionali, a ricorrenze e fatti di cronaca, come la morte di papa Francesco. Alcuni Paesi molto poveri non ricevono attenzione: Asia (4%), Africa (2%). Il focus è soprattutto sulla povertà italiana (47%). Ma le periferie e le zone rurali restano poco rappresentate, con percentuali di copertura rispettivamente del 3% e dello 0,1%. Il risultato dell’analisi sui talk show ha restituito invece un campione di 78 puntate (pari al 6% del totale) in cui è stato trattato il tema della povertà. Nella stragrande maggioranza dei casi (94%), i talk show selezionati non ne hanno parlato in maniera diretta o esplicita. E tra gli ospiti, sono quasi del tutto assenti i rappresentanti della società civile, delle associazioni e delle Chiese locali. Anche l’attenzione verso la povertà su Facebook è estremamente bassa: solo lo 0,8% dei quasi 19.000 post tratta, anche marginalmente, il tema. Nel 79% dei casi la povertà non è centrale, ma accessoria. Il 97% dei post manca di qualsiasi dato statistico. E un terzo dei contenuti contiene almeno uno stereotipo, in modi talvolta colpevolizzanti. L’associazione più ricorrente è quella con l’incapacità o difetto (16%).
Dal rapporto emergono però anche degli elementi positivi. Non mancano riflessioni che valorizzano valori etici e responsabilità sociale. Guardando a questi esempi, don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana, ha invitato i giornalisti a «costruire un’alleanza con la società civile e le istituzioni per contrastare la povertà» attraverso «una cultura dell’attenzione» che dia «peso alle parole».