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 2026  gennaio 20 Martedì calendario

Vaticano, demoralizzati, demotivati, scontenti: ecco il primo sondaggio tra i dipendenti del Papa. E spunta l’ombra del mobbing

Demotivati, stanchi per il complicato rapporto con la dirigenza curiale, spesso persino mobbizzati: i dipendenti del Papa vorrebbero lavorare in un sistema più trasparente dove è premiata la meritocrazia. La fotografia che emerge dal primo sondaggio rappresentativo effettuato tra chi lavora negli uffici d’Oltretevere nel periodo compreso tra il 15 settembre e il 7 gennaio fa affiorare una situazione complessa e sconfortamente, come più volte denunciata dall’Adlv – una specie di sindacato interno – anche se sempre messa da parte, arrivando a toccare punti di frizione altissimi sotto il pontificato di Papa Francesco. L’arrivo di Papa Leone ha però dato qualche speranza in più anche perchè non appena arrivato ha messo subito mano al Tribunale del Lavoro – Ulsa -, ha autorizzato il pagamento del bonus sul conclave, che era stato abolito, ha offerto rassicurazioni su un percorso comune. 
Ad aver risposto al questionario sono state 250 persone, per l’80% associati all’ Adlv. La maggior parte dei lavoratori vaticani – circa 4200 persone – non sono iscritti all’associazione soprattutto per il timore di subire ripercussioni interne, visto che nel sistema vaticano non è contemplata la figura del sindacato tradizionalmente inteso, né è permesso lo sciopero poiché tutti i lavoratori concorrono alla stessa missione del Pontefice e della Chiesa. 
Il primo elemento che è stato riscontrato tra i lavoratori è lo scollamento con la dirigenza, i capi ufficio e i prefetti, generalmente cardinali o vescovi. In particolare, il 75,9% dei partecipanti ritiene che le risorse umane non siano adeguatamente collocate, valorizzate e motivate. Il 73,9% percepisce uno scollamento tra dirigenza e lavoratori, contro una minoranza del 12,8%, che si dimostra invece soddisfatta. Significativo il fatto che per il 71,6% degli interpellati i superiori non siano stati selezionati secondo criteri di trasparenza e tramite un percorso curriculare. Il 26% dei lavoratori sostiene che non sia possibile dialogare in modo libero e sincero con i propri responsabili.
Si lamenta, inoltre, una scarsa valorizzazione delle risorse umane. Il 75,8% pensa che l’ambiente di lavoro in cui opera non premi lo spirito d’iniziativa, il merito e l’esperienza acquisita con l’anzianità. Un dato che fa il paio con un’altra informazione particolarmente preoccupante: più del 56% dei colleghi denuncia di aver subito ingiustizie e vessazioni dal proprio responsabile, fattore che andrebbe seriamente approfondito e arginato, benché in Vaticano il reato di mobbing non sia ancora configurato. Insomma, i dipendenti vaticani vorrebbero essere valutati maggiormente per le loro competenze, e infatti il 73,4% percepisce favoritismi, disparità di trattamento, mancanza di attenzione verso i dipendenti, insicurezza sulla tutela dei propri diritti, anche pensionistici. 
È chiaro che i dipendenti vaticani si aspettano una nuova stagione e sperano nel riesame delle tematiche più critiche. Il 68% degli intervistati pensa che le riforme dell’ultimo decennio non abbiano portato concreti vantaggi ai dipendenti, anzi maggiori chiusure e restrizioni, e più del 79% è convinto che non si investa sufficientemente nella formazione del personale. Infine la richiesta di dialogo come strumento di prevenzione del conflitto.