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 2026  gennaio 20 Martedì calendario

Corte Conti, la spesa farmaceutica corre come non mai. Cure pagate tramite le assicurazioni: +8,4%

La spesa farmaceutica pubblica diretta, quella di ospedali e Asl che non passa per le farmacie, cresce da dieci anni, dai 9,148 miliardi di euro del 2015 è arrivata ai 16,081 del 2024. Ma non aveva mai fatto un balzo del 10,6% come nel 2024, l’ultimo anno preso in considerazione della Relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali, resa nota ieri dalla Corte dei conti. E siccome dal monitoraggio dell’Aifa sappiamo già che nel primo semestre 2025 è cresciuta ancora del 6%, anche per l’anno scorso il pur modesto incremento del Fondo sanitario nazionale (Fsn) sarà in buona parte assorbito dai farmaci. Infatti l’ultima legge di Bilancio ha ritoccato ancora al rialzo le soglie del payback (per il 2024 era il 15,3% del Fsn), il meccanismo che impone alle aziende produttrici di restituire parte dei ricavi che eccedono i tetti previsti. All’Aifa studiano un sistema per imporre sconti quando gli ordinativi superano quelli preventivati, ma non è detto che i produttori acconsentano.
Resta sotto controllo, almeno per il 2024, la spesa farmaceutica convenzionata (circa 8,3 miliardi di euro, sostanzialmente stabile dal 2015), relativa cioè ai medicinali pagati dal Servizio sanitario nazionale (Ssn) ma distribuiti nelle farmacie, sulla quale però il governo e l’Aifa hanno iniziato a trasferire alcuni prodotti, cominciando dagli antidiabetici compresi quelli prescritti anche per dimagrire. La Corte dei conti rileva anche l’aumento della spesa farmaceutica privata: cresce nell’ordine del 9% annuo dal 2018 ed è arrivata a 9,169 miliardi nel 2023, ultimo dato disponibile. In testa alla classifica degli sforamenti dei tetti alla spesa farmaceutica ci sono la Lombardia e quasi tutte le Regioni centromeridionali, queste ultime restano indietro anche nella crescente diffusione dei farmaci generici.
Nel complesso la Relazione ci restituisce un Ssn segnato dalle note “disomogeneità territoriali e criticità gestionali, seppur avviato verso una fase di consolidamento”, si legge nel generoso comunicato che lo accompagna. “Emerge l’aumento da 131,3 a 138,3 miliardi della spesa sanitaria pubblica riferita al triennio 2022-2024, con una crescita del 4,9% rispetto al 2023 (5,4% sul 2022) e il mantenimento di un’incidenza stabile sul Pil (6,3-6,4%, a fronte di una media europea pari al 6,9%). L’aumento – si legge ancora nella nota – è trainato dalle voci di spesa relative a personale (+5,6%) e consumi intermedi (+7,5%), ma ridotto a un incremento reale di poco superiore all’1% a causa dell’inflazione”.
Nel 2024 è diminuita un po’ la spesa sanitaria privata out of pocket, sostenuta dalle famiglie: da 42,4 miliardi nel 2023 a 41,3. Aumenta però quella intermediata da mutue, fondi e assicurazioni, che per le destre (e non solo) è il futuro della sanità: vale 6,36 miliardi nel 2024, con un incremento dell’8,4% rispetto al 2023.
Ovviamente, la Corte ricorda la necessità, per i cittadini, di sopperire a tempi di attesa non sostenibili e alle carenze nell’offerta pubblica”.
La Relazione sottolinea anche l’aumento della mobilità interregionale, delle Regioni in piano di rientro (Lazio, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna) peggiora l’Abruzzo.