Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  gennaio 20 Martedì calendario

La Lega sfida Crosetto, insiste su Strade sicure: “Ora più soldati nelle città”

La Lega torna alla carica sull’aumento dei militari nelle strade. I recenti fatti di cronaca hanno ridato fiato al partito di Matteo Salvini sul fronte sicurezza, terreno su cui da tempo i lumbard chiedono una stretta. Pure con l’aumento dei soldati nelle città, secondo il piano “strade sicure”, con cui però continua a scontrarsi col ministro della Difesa, Guido Crosetto, che invece frena e quei militari vorrebbe diminuirli.
Ieri il ministro dei Trasporti è tornato a invocare più divise. “Togliere anche un solo militare dei 6.800 attualmente in strade e stazioni non è pensabile. Per la Lega non è solo importante confermare gli attuali numeri, ma vogliamo arrivare a 10 mila. Ne parleremo proprio questa settimana in commissione Difesa”, afferma Salvini. Giovedì scorso, infatti, una riunione della commissione Difesa a Montecitorio era stata sconvocata per via dei contrasti all’interno della maggioranza. Doveva essere discussa una risoluzione del leghista Eugenio Zoffilli per ampliare il contingente con altri mille uomini e donne, ma proprio le divisioni all’interno della destra hanno portato alla sconvocazione e al rinvio. “Ma noi non arretreremo di un millimetro”, facevano sapere i deputati leghisti Anastasio Carrà e Fabrizio Cecchetti.
Sull’aumento, si sa, Crosetto è contrario: anzi, se dipendesse da lui il numero dei militari impegnati nelle strade per sorvegliare siti sensibili sarebbe già stato diminuito parecchio, perché “ogni soldato in strada è un uomo in meno a difesa della sicurezza del Paese”. La settimana scorsa era stato lo stesso Salvini a rilanciare. “Non è il momento per togliere i militari dalle strade e dalle stazioni, anzi è un momento in cui c’è bisogno di ancora più divise nelle nostre città”, le parole del leader leghista. Cui nei giorni scorsi si sono aggiunte pure quelle del sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni, longa manus del Capitano al Viminale, secondo cui “Lega non accetterà mai un ridimensionamento”. Un’insistenza che ha provocato la reazione del ministro della Difesa, che, con un post sui social, si è detto “molto deluso per le tante, troppe, e per me inutili polemiche inventate ad arte solo per far finta di risolvere problemi che non sono mai esistiti”.
Insomma, di fronte al muro del Carroccio, anche il ministro piemontese s’è visto costretto a una marcia indietro: il numero resterà così. Con Crosetto a spiegare che un’eventuale riduzione di militari impegnati nel presidio del territorio “avverrà solo quando potranno essere sostituiti da carabinieri neo assunti”. Il problema, però, è che Salvini vorrebbe aumentare il numero a 10 mila uomini e qui Crosetto è pronto a fare le barricate. Della questione si parlerà anche oggi nel vertice sul pacchetto sicurezza con Giorgia Meloni di ritorno dal viaggio in Giappone e Corea del Sud. Il clima però è teso, perché lo scontro tra Lega e Difesa sui soldati si aggiunge a quello sulle armi a Kiev, con le defezioni dei “vannacciani” nel voto della settimana scorsa che ha provocato la dura reazione in Aula del ministro della Difesa. “Crosetto? Col governo siamo sempre in assoluta sintonia. Da quando è iniziata la guerra in Ucraina noi abbiamo sempre approvato tutti gli aiuti”, ha gettato acqua sul fuoco ieri Salvini proprio in merito alle polemiche sul decreto armi.
“Strade sicure” nasce nel 2008 sotto il terzo governo Berlusconi per iniziativa dell’allora ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che anche oggi ne rimane uno strenuo difensore. Poi, nel corso degli anni, il numero è cambiato, da un massimo di 8 mila fino a 5 mila unità sotto il governo Draghi. Nel 2023 è Crosetto ad aumentare il numero a 6 mila, cui se ne aggiungeranno poi altri 800. I soldati sono mobilitati per sei mesi, poi vengono sostituiti, quindi il numero di divise coinvolte è di 13.600 ogni anno. E questo provoca parecchio malumore tra i generali, che si ritrovano meno personale a disposizione.