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 2026  gennaio 20 Martedì calendario

Mercosuk

La più grande area di libero scambio del Pianeta, con oltre 700 milioni di abitanti, prende finalmente corpo dopo un quarto di secolo di estenuanti trattative e questa volta sembra proprio che a guastare la festa potrà essere solo l’Europa, perché da parte sudamericana i favorevoli sono molti di più che i contrari.
La firma dell’accordo tra Ue e Mercosur avvenuta sabato scorso ad Asuncion del Paraguay è l’atto finale di un lungo percorso fatto di diffidenze reciproche, promesse e smentite, disaccordi e veti incrociati. Emblematico è che la lista dei sostenitori e degli avversari dell’accordo sia diametralmente opposta da un lato e dall’altro dell’Oceano atlantico.
In Europa sono sul piede di guerra agricoltori e allevatori, soprattutto nella combattiva frangia francese o polacca, mentre spinge nettamente a favore l’industria, a iniziare dalla locomotiva tedesca fino alla Spagna e al made in Italy.
In casa del Mercosur, invece il settore più entusiasta è quello del potentissimo agrobusiness mentre sono fortemente scettici gli industriali e i sindacati, preoccupati della ricaduta in termini di occupazione, visto che le fabbriche manufatturiere locali stanno in piedi grazie al protezionismo e ai dazi altissimi sui prodotti che vengono da fuori.
«L’industria sudamericana – spiega Vinicius Rodrigues Vieira, docente di relazioni internazionali della Faap di San Paolo – è la grande sconfitta di questo accordo, almeno in un primo momento. Negli ultimi 30 anni il commercio estero della regione è stato segnato dalla grande crescita dell’agrobusiness soprattutto per l’export verso i grandi mercati asiatici, mentre il comparto industriale è sempre meno rilevante, anche in termini politici».
In Brasile l’industria pesante conta sempre meno, basta vedere l’appoggio incondizionato all’accordo da parte del presidente Lula da Silva, nonostante le preoccupazioni di parte della sinistra e dei sindacati da cui lui stesso proviene. Il Pil dei Paesi del Mercosur dipende in buona parte dall’export agricolo, con la soia a farla da padrona oltre a carne, agrumi e altre materie prime, logico che si veda di buon occhio l’apertura di un nuovo mercato senza dazi. Una questione di opportunità di crescita, ma anche di diversificazione. «Sia il Brasile che l’Argentina e da lì anche i soci minori come Paraguay e Uruguay, hanno bisogno di cercare alternative rispetto a questa grande dipendenza che hanno oggi dall’Asia, Cina in testa». Lula avrebbe voluto stringere l’intesa l’anno scorso sotto la sua presidenza pro tempore del blocco sudamericano, il rinvio di un mese causato dall’iniziale no del governo italiano non gli è andato giù e per questo non si è fatto vedere ad Asuncion al momento della firma, preferendo incontrare Ursula Von der Leyen il giorno prima a Rio de Janeiro.
A livello politico la sintonia sudamericana è oggi molto lontana a causa della faida interna tra il brasiliano e il liberista Javier Milei. I due sono agli antipodi praticamente in tutto, se fosse per l’argentino Buenos Aires sarebbe già uscito dall’alleanza regionale. Milei sogna un’Argentina libera di ogni obbligo rispetto ai suoi vicini, da tempo punta a un accordo a due con gli Stati Uniti ma per ora i tempi non sono affatto maturi. Con buona pace di Emmanuel Macron, ultimo leader di peso che continua a remare contro, bisogna comunque ammettere che la partita si è sbloccata grazie soprattutto al fattore esterno di Donald Trump, la cui politica di dazi selvaggi ha messo in guardia sui rischi di non aprirsi a nuovi partner commerciali.
Dal Brasile sperano comunque di fare il botto non solo con carne soia e altri prodotti agricoli ma anche con alcune eccellenze della loro produzione, come gli aerei ed elicotteri della Embraer, concorrente mondiale di Boeing e Airbus. Nel 2024 le vendite verso l’Europa del settore hanno totalizzato 664 milioni di dollari, meno del 2% rispetto al totale di quanto importato dai paesi della UE, con una riduzione graduale dei dazi c’è molto da crescere, così come nel campo delle energie rinnovabili, dell’acciaio e dell’alluminio.
Le imprese italiane, a loro volta, sperano di crescere ulteriormente nel maggior paese latino-americano. Attualmente più di mille nostre società operano in Brasile, la previsione è di una crescita in volume d’affari complessivo di 10-15% all’anno spalmata su diversi settori, dal tessile alle macchine industriale, dal lusso all’automotive. Il Sistema Italia non può che crescere in un mercato da oltre 200 milioni di consumatori.