repubblica.it, 20 gennaio 2026
In Sardegna stanno aumentando i grifoni
Doveva essere il “de profundis”, e invece. Invece i grifoni della Sardegna, che a inizio 2010 erano sull’orlo dell’estinzione – relegati a una colonia di appena 40 esemplari a Bosa, nella costa occidentale del centro-nord dell’isola – sono tornati. Raccontando una delle più straordinarie storie di successo conservazionistico su scala nazionale: è bastato, si fa per dire, mitigare le minacce che avevano decimato la popolazione per registrare un trend di crescita imponente, che oggi vede sempre più presente, a queste latitudini, il grande avvoltoio reale: Gyps fulvus il nome scientifico del rapace che si nutre di carcasse e predilige ambienti montani. L’ultimo censimento, appena diffuso, parta di una popolazione che oscilla da 516 a 566 individui, con un incremento del 21,03% rispetto al 2024 e un areale di distribuzione molto più vasto. Ce n’è abbastanza, insomma, per considerare raggiunti alcuni degli obiettivi del progetto Life Safe for Vultures, che nei mesi scorsi ha condotto il più grande censimento ornitologico in simultanea mai fatto su un’isola che al grifone, però, si dedica da cinquant’anni esatti. L’ultimo report conferma la crescita della specie e il suo radicamento nelle aree su cui si concentrano le azioni principali, come il sud e il centro Sardegna, per favorire il ritorno del grifone a distanza di decenni dalla sua estinzione.
Perché il grifone stava scomparendo?
Un processo, quello di ridimensionamento delle popolazioni di grifone, favorito da diverse concause: in primis, l’avvelenamento indiretto, favorito dall’utilizzo di pesticidi e sostanze chimiche assimilate da animali poi diventati carcasse, e l’avvelenamento da piombo, attraverso l’ingerimento di bocconi sgraditi di animali, in primis cinghiali, “impallinati” dai cacciatori e lasciati sul territorio. E poi l’abbattimento diretto di esemplari di una specie non pericolosa né per l’uomo né per il bestiame, eppure a lungo accompagnata da un’aura di negatività. Per invertire il trend si è dunque intervenuto chirurgicamente sulle singole cause: dal 2015 al 2020 il progetto Life Under Griffon Wings, finanziato dalla Commissione Europea, ha risolto una serie di criticità, partendo proprio da Bosa. Incrementando, tra l’altro, la disponibilità alimentare sul territorio, con la riduzione dei disturbi nelle aree di nidificazione e la sensibilizzazione diffusa della popolazione.
Nel gennaio 2021 è partito invece un altro progetto Life, il Safe for Vultures: andrà avanti fino a fine 2026 con un budget di oltre 3 milioni di euro e la partecipazione di partner come l’Università di Sassari, Agenzia Forestas, il Corpo Forestale della Sardegna, E-Distribuzione e la Vulture Conservation Foundation.Insieme con la creazione di stazioni di alimentazione – i cosiddetti carnai – che garantiscono cibo sano e regolare, il progetto ha migliorato la sicurezza degli elettrodotti e sensibilizzato i cacciatori per favorire l’uso di munizioni senza piombo, riducendo così il rischio di avvelenamento. Ma il punto cruciale è senza dubbio l’immissione diretta di giovani grifoni – molti provenienti da centri di recupero o da collaborazioni internazionali – in aree dove la specie era scomparsa da decenni, soprattutto nel sud della Sardegna: gli ultimi 15 sono arrivati in nave da Barcellona, a metà gennaio saranno nella voliera di ambientamento di Villasalto, poi saranno liberati nel corso dell’anno. “Il progetto ha funzionato particolarmente bene”, ammette con orgoglio Fiammetta Berlinguer, docente del Dipartimento di Medicina Veterinaria e responsabile scientifica di Safe for Vultures.
Colonizzazione in atto su scala regionale? A confermarlo, per l’appunto, il censimento effettuato da diversi gruppi di rilevatori reclutati con la collaborazione del Corpo Forestale e di molte associazioni che danno un prezioso supporto alle azioni di monitoraggio del progetto, come Lipu, L’Altra Bosa, Legambiente, Wwf, Afni. Hanno partecipato 161 persone: sono stati sommati i grifoni involatisi dalle colonie riproduttive e dai dormitori abituali, escludendo gli individui sovrapponibili provenienti dalle aree sotto il controllo di ciascuna squadra, e i grifoni rilasciati nell’ambito del cosiddetto restocking, quindi dotati di Gps, rimasti fuori dall’area di osservazione durante il censimento. Sono stati conteggiati tra i 310 e i 344 grifoni nel Bosano, tra i 125 e i 134 nel Meilogu, tra i 26 e i 33 tra Ittireddu e Ozieri, 25 nel sud est dell’isola, 22 a Sassari e 6 ad Alghero. Il punto che se negli scorsi anni la popolazione si concentrava nel Bosano (nel 2024 circa il 90%), oggi la distribuzione è diversa: l 60% resta nei dintorni di Bosa, il 24% nel Meilogu, il 5% nel Sarrabus Gerrei e il resto in altre zone dell’isola. Un’espansione dell’areale che è un’ottima notizia. “Del resto la popolazione di grifone in Sardegna è in continua crescita dal 2017, quando è stato effettuato il primo censimento, che aveva permesso di stimare tra 144 e 160 individui”, aggiunge Berlinguer.
Fiocco azzurro per la coppia “straniera”
Positivi sono anche i dati raccolti con il monitoraggio della riproduzione della specie. Nel 2025 sono state censite nella Sardegna nord-occidentale, unica area di nidificazione del grifone nell’isola, complessivamente 120 coppie territoriali, con un aumento del numero di coppie territoriali (+15), di deposizioni (+11) e di giovani involati (+11). Il successo riproduttivo è dunque migliorato del 2,4%, invariata la produttività. “Ma la crescita delle coppie territoriali del grifone in Sardegna raggiunge valori numerici mai registrati prima, con un aumento del 14,3% rispetto al 2024. – annota Berlinguer – E la popolazione del Bosano per la prima volta ha superato le 100 coppie territoriali, mentre aumenta del 15,5% anche il numero dei giovani involati”. Con qualche piccola curiosità: ci sono coppie non autoctone, come gli spagnoli Montresta e Doglia, e coppie miste, tra soggetti provenienti dal restocking e individui locali, come nel caso di Entulzu e Cristina, che hanno portato a termine con successo il ciclo riproduttivo. Come a dire: non c’è dubbio, la Sardegna piace sempre più ai grifoni.