repubblica.it, 20 gennaio 2026
Un albo e sermoni solo in italiano, stretta della Lega sugli imam. Il disegno di legge in Senato
Il khutbah, il sermone dopo la preghiera, da tenere solo in italiano. L’obbligo di conoscere la lingua del nostro Paese almeno a un livello certificato B1. Le riunioni politiche rigorosamente se autorizzate dal prefetto. È la stretta sugli imam prevista da un disegno di legge della Lega che sarà incardinato oggi in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama.
Il testo, a prima firma del senatore Gianluca Cantalamessa, in realtà è stato presentato nel 2023, e poi dimenticato. Ora il partito di Matteo Salvini chiede l’accelerazione sull’onda dei fatti di cronaca: «Sicuramente l’inchiesta su Mohammad Hannoun e i legami con Hamas ha riportato in auge il tema», conferma il presidente meloniano della commissione Alberto Balboni.
Il ddl verrà esaminato in “sede redigente”, un tipo di iter più veloce che permette di votare gli articoli già in commissione e sottoporre il testo al vaglio dell’aula solo per l’approvazione finale. In alternativa, le norme potrebbero trovare un contenitore ancora più rapido: la Lega, filtra dai dirigenti del partito, ripresenterà le nuove restrizioni sugli imam sotto forma di emendamenti al pacchetto sulla sicurezza (decreto e disegno di legge) quando arriverà in Parlamento.
“L’avevo presentata anche nella scorsa legislatura alla Camera – spiega Cantalamessa, il primo firmatario – e l’obiettivo è che diventi legge perché, da sempre, ma anche alla luce di quanto accaduto ultimamente, pieno rispetto per chi ha un’altra idea religiosa rispetto alle radici giudaico-cristiane, ma è giusto che ci sia conoscenza di chi ha un ruolo politico e non religioso e che i sermoni siano comprensibili a tutti”.
Nell’introduzione al disegno di legge però l’accusa è più esplicita: “Le evidenze investigative e giudiziarie – si legge nel testo – individuano nelle moschee il luogo privilegiato per la formazione dei nuovi terroristi islamici”.
Il progetto di legge si compone di sette articoli. Di base, prevede l’istituzione presso il ministero dell’Interno di un albo degli imam e specifici requisiti per farne parte. Tra gli altri, “un’adeguata conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello B1”; l’assenza di sentenze definitive di condanna in Italia o all’estero “per delitti commessi con dolo” e “il possesso della cittadinanza italiana e il domicilio in Italia da almeno quattro anni”. In mancanza di uno dei requisiti, il prefetto può chiedere la revoca dell’iscrizione al Consiglio nazionale dell’imam e ottenere più facilmente la chiusura della moschea o del centro culturale.
Se il ddl venisse approvato, verrebbero introdotte anche nuove sanzioni: una multa di 15mila euro e la sospensione dalla funzione per gli imam che abbiano tenuto riunioni politiche senza l’autorizzazione del prefetto; e il carcere fino a cinque anni di reclusione se l’autorità religiosa ha istigato all’odio o alla violenza.