la Repubblica, 20 gennaio 2026
Freni nuovo presidente della Consob. Pronto il via libera del governo
Il governo ha deciso: il nuovo presidente della Consob sarà Federico Freni. Sottosegretario al ministero dell’Economia e deputato della Lega, Freni subentrerà a Paolo Savona. Ecco l’avvicendamento: il mandato settennale dell’attuale numero uno dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari scadrà l’8 marzo, ma Giorgia Meloni è pronta ad avviare la procedura per la nomina del suo successore in Consiglio dei ministri. Lo farà oggi, nel corso della riunione in programma alle 15.30 a Palazzo Chigi.
Poi la palla passerà al Parlamento: le commissioni Finanze di Camera e Senato saranno chiamate a esprimersi sull’indicazione dell’esecutivo. Una volta acquisito il parere favorevole, il Cdm dovrà approvare la delibera definitiva, che poi passerà alla firma del capo dello Stato. La nomina sarà quindi sottoposta al vaglio della Corte dei conti, a cui spetterà dare il via libera alla registrazione del decreto del presidente della Repubblica (Dpr).
Come già avvenuto nel 2010, con la scelta di Giuseppe Vegas (vice di Giulio Tremonti in quota Forza Italia a via XX settembre), e poi nel 2019 con Savona (allora ministro per gli Affari europei nel Conte I), anche il governo Meloni sceglie di pescare il presidente dell’Authority dei mercati all’interno della propria compagine.
Romano, 45 anni, già sottosegretario al Mef nel governo Draghi, Freni sarà il tredicesimo presidente della Commissione nazionale per le società e la borsa. Il più giovane della sua storia. Ci arriva con il sostegno della maggioranza e di Palazzo Chigi. E dopo aver esercitato le deleghe che gli ha conferito il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Due in particolare. La prima: «Regolamentazione, politiche e vigilanza del sistema finanziario». La seconda: «Interventi finanziari a sostegno dell’economia».
Proprio insieme a Giorgetti, Freni è stato il regista della riforma della Borsa. Prima la legge Capitali, che tra le altre misure ha introdotto anche una nuova disciplina della lista del cda per la nomina degli amministratori delle società quotate. Poi la riforma del Testo unico della finanza (Tuf), che è intervenuta su questioni altrettanto delicate come la soglia dell’Opa.
Difeso dall’esecutivo, il cambio di regole sulla designazione dei board delle quotate non è piaciuto invece ai fondi internazionali e ad Assogestioni: gli operatori di mercato hanno letto la misura come un assist alla scalata della cordata Delfin-Caltagirone a Mps per il controllo di Mediobanca e Generali.
Ora Freni arriva alla Consob, dove la questione del presunto concerto tra i soci, ipotizzato dalla procura di Milano, non è stata ancora affrontata. Quella inviata il 15 settembre ai magistrati sull’assenza del patto occulto, infatti, è solo un’informativa degli uffici dell’Authority e non un atto formale.