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 2026  gennaio 20 Martedì calendario

Glass Marcano: “Nel mio Venezuela ho imparato a dirigere un’orchestra. Ora spero nel rinnovamento”

“La donna è fatua, superficiale, emotiva, testardetta e illogica”. Lo dissero in Italia, negli anni Quaranta, in Assemblea costituente, per affermare l’inidoneità femminile rispetto a competenze come la magistratura. L’elenco di aggettivi torna a mente intervistando la giovane direttrice d’orchestra venezuelana Glass Marcano (1996), già assai affermata a livello internazionale. Il 20 gennaio a Bolzano e il 21 a Trento guida l’Orchestra Haydn in musiche di Mozart e del compositore argentino Alberto Ginastera. Una “maestra” deve saper condurre la performance con carisma, cultura della musica e senso logico del brano, e solo da poco in quel campo professionale, maschile per tradizione, si sta imponendo qualche signora. Non fatua né superficiale né troppo emotiva…
Invece “testardetta” Glass lo è di certo, poiché fa carriera malgrado gli ostacoli di partenza. Non c’è soltanto il genere, ma pure un’umile origine. E visto che è politicamente scorretto lanciarsi in domande sul colore della pelle, aspettiamo che sia lei ad arrivarci. Siccome è simpatica e rilassata, ne parla appena le si chiede se ha incontrato difficoltà sulla sua strada. “Non ho mai avuto problemi con le orchestre in quanto donna”, racconta. “Tuttavia in quest’ambito le donne sono ancora una minoranza. Però stiamo ottenendo visibilità: concorsi di direzione come “La Maestra” di Parigi, che mi ha lanciata nel 2020, danno occasioni. Ma ho percepito forti curiosità e stupori riguardo al fatto che sono nera, e perciò un fenomeno. Nella classica i direttori neri quasi non esistono”.
C’è una spiegazione?
“È un tema vasto e profondo, che tocca l’accesso alle opportunità di formazione, la mancanza di modelli e i pregiudizi razziali. Mi sono formata in Venezuela nel Sistema creato da José Antonio Abreu, metodo d’insegnamento pubblico, inclusivo e gratuito, che usa la musica come riscatto sociale per classi disagiate. Lì è tale la miscela di razze che non ci si fa caso. Ma altrove è diverso”.
È stato importante per lei “El Sistema”?
“Mi ha dato non solo educazione musicale, ma disciplina. Ero ribelle, tremenda a scuola. Dissero a mia madre che la classica mi avrebbe calmata. La bellezza del Sistema Abreu è che si entra subito in orchestra, mentre in Europa bisogna fare anni di Conservatorio. Ho iniziato a studiare il violino condividendo subito la mia esperienza con altri musicisti. Nascono dialogo, armonia, motivazioni...”.
Ha scelto di vivere a Parigi. Come considera l’attuale situazione in Venezuela?
“Ho passato la maggior parte della vita sotto una dittatura, prima con Chavez, poi con Maduro. Il governo rivoluzionario e il comunismo estremo hanno portato miseria e disperazione. Ora c’è una speranza di rinnovamento. So che la presenza degli Stati Uniti comporta rischi, però un mutamento ci voleva. Abbiamo i pozzi di petrolio e un potenziale enorme di ricchezza, eppure si muore di fame”.
Ma è proprio il petrolio l’obiettivo degli Usa.
“Finora i pozzi sono stati sfruttati da Cina e Russia, e noi cosa ci abbiamo guadagnato? Non sono ottimista né pessimista sul futuro, ma vediamo che succede col cambio d’orizzonte”.
C’è chi segnala compromissioni del Sistema Abreu col potere. Certo è un mistero la permanenza pluriennale di quel metodo educativo, con alte finalità sociali, in un Paese soffocato da povertà e corruzione.
“El Sistema” è un programma inserito in leggi di finanziamento sociale che nessun governo è riuscito a sradicare. È stato sempre indipendente dalla politica”.
Tornando alla sua storia, com’è passata dal violino alla direzione?
“Fui folgorata a diciassette anni, quando suonavo in orchestra. Vidi nella faccia del direttore, Diego Guzmán, un’espressione sconvolgente. Tornata a casa, ho immaginato di dirigere per ritrovarla. A Caracas Tereza Hernandez mi ha trasmesso la tecnica direttoriale. Fu l’unica ad accogliermi. Tutti i direttori a cui avevo chiesto aiuto mi avevano risposto di non essere disponibili. Ho cominciato a dirigere a ventun anni e ora sono direttore associato del Wiener Concert-Verein e collaboro con formazioni meravigliose. In Italia ho già diretto l’Orchestra dell’Accademia della Scala, quella del Maggio Fiorentino e la Regionale Toscana”.
Com’è la sua vita a Parigi, quando non dirige?
“Sono single e libera. Mi piace il rap. Ascolto musica in cuffia andando in giro in bici per la città”.
Il suo compositore preferito?
“Ciaikovskij. Sono romantica e intensa”.
E allora, perché non ha un amore?
“Perché sono troppo intensa, suppongo. Di un’intensità che mette paura”.