Corriere della Sera, 20 gennaio 2026
Donazioni «nulle» secondo la Galleria
Cosa sta succedendo alla Galleria d’arte moderna di Roma? Circola una lettera della nuova direttrice Cristina Mazzantini che dichiara la chiusura degli archivi storici donati dagli artisti e dai loro eredi per nullità dell’atto. Ai donatori che sono tanti, viene chiesto di riprendersi il materiale consegnato alla prestigiosa Galleria che non è piu in grado di mantenerli. Si tratta di migliaia di documenti, fra cui lettere, disegni, fotografie che negli anni sono stati accumulati nell’archivio della Galleria e appartengono alla memoria della città e del Paese. L’archivio è stato aperto da Palma Bucarelli nel 1946 ed è diventato un centro di documentazione importante per gli studenti che fanno le tesi, per gli studiosi che preparano libri di critica d’arte. Si tratta di un archivio bioiconografico a cui hanno fatto riferimento studiosi di tutto il mondo. Si parla di 33.250 nomi di artisti. Il motivo della chiusura? La sicurezza. E sempre per sicurezza sono stati mandati via gli impiegati che ci lavoravano. Le donazioni vengono considerate nulle. Per chi non volesse o non potesse portare a casa propria il prezioso materiale si consiglia di trasferire ogni cosa all’Archivio di Stato. Ma le donazioni sono state fatte alla Galleria d’arte moderna, non all’Archivio di Stato che è esteso a tutto il territorio, con finalità diverse. Il comitato degli studi storici dell’università La Sapienza ha protestato dichiarando che intere tesi di dottorato sono saltate per l’impossibilità di accedere all’archivio. Pittori, critici, storici e studenti hanno contestato la decisione. Ma non sembra che sia servito a niente.
Incomprensibili le decisioni della nuova direzione. Perché privarsi di un bene che non può che portare lustro alla Galleria? Posso capire che ci sia bisogno di fare economia e nello stesso tempo pulire i magazzini della Galleria ma chiedere ai donatori di ritirare i propri doni sarebbe come esortare i re magi a riprendersi oro, incenso e mirra. Ricordando fra l’altro che Palma Bucarelli ha speso molti soldi per comprare diversi archivi, come quello di Ugo Ojetti e il bellissimo epistolario accompagnato da disegni e acquarelli di Giulio Aristide Sartorio che qualsiasi studioso avrebbe voglia di consultare all’interno di una grande e antica istituzione cittadina. È troppo chiedere di rivedere una decisione forse fatta in fretta per una legittima voglia di innovazione e pulizia?