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 2026  gennaio 20 Martedì calendario

Intervista a Claudio Amendola

C laudio Amendola, attore, conduttore, regista: il suo ultimo film è Fuori La Verità. Lei dice sempre la verità?
«Nel film c’è una famiglia che partecipa a un reality e per un milione di euro mette in piazza la sua vita. Io non metterei alla berlina le persone care. Bisogna difendere chi si ama oltre sé stessi».
La privacy prima di tutto?
«Ho avuto dei momenti bui, ma mi stimo e mi piaccio anche per questo mio carattere schivo. Nei film ho fatto il coatto, ma nella vita sono quasi snob. La parte del burino l’ho cavalcata, ma con mia mamma ci scherzavamo su. Diceva: “Sei nato a Villa Stuart da una famiglia bene...”»
Lei è figlio di Ferruccio Amendola e Rita Savagnone. Cugina di Claudio Abbado.
«Una famiglia dove si respirava cultura. Mia madre mi portava a teatro, al cinema, sceglieva i libri per me. Sono stato un bravo studente fino alle medie, poi ho deciso che non mi interessava più».
Non le è venuto il complesso della cultura?
«Mai, perché tutto quello che mi sarebbe servito nella vita lo stavo imparando a casa. Se a 12 anni leggi i quotidiani e riconosci Mozart non puoi avere complessi».
Suo padre ha doppiato i più grandi divi del cinema.
«Un personaggio, ma anche un uomo semplice. Era nato in una famiglia allegra, romana e colorata, quelle con il pollo ai peperoni in tavola la domenica. Teatranti di mestiere da 500 anni: il capo comico era mio nonno».
Le faceva le imitazioni di Stallone o De Niro?
«No, però il suo timbro cambiava a seconda del grado di stupidaggine che avevo fatto. Se era grave arrivava, senza volerlo, con la voce da Rocky. I miei amici gli chiedevano di lasciare messaggi in segreteria. Qualcuno voleva farsi insultare: il ‘fanculo, ‘fanculo, ‘fanculo di De Niro...».
Quando ha deciso di diventare attore?
«Sono cresciuto a pane e cinema: in casa c’era un clima libero, se mamma non aveva il turno di mattina, dormiva fino a tardi».
Suo padre la consigliava?
«Era professionale, maniaco della puntualità, me lo ha trasmesso: agli appuntamenti arrivo un quarto d’ora prima. Un giorno mi venne a prendere a casa un’auto blu per portarmi sul set. Papà disse: “Dove vai ci sono 100 persone che lavorano per te, comportati al meglio”. Mi ha fatto capire il valore della squadra».
La notorietà è arrivata con Vacanze di Natale.
«Carlo Vanzina mi aveva visto in un altro film. Ci siamo piaciuti e poi ero della Roma. Come coatto ero credibile: anche io sciavo con i jeans e le ghette dell’Invicta».
Sul set c’era rivalità con Christian De Sica. Nella vita?
«Subito dopo abbiamo fatto anche Vacanze in America. Ogni volta che ci incontriamo c’è molta cordialità. Ma non ci siamo mai frequentati: non ho amici dello spettacolo».
Chi sono i suoi amici?
«In questo momento sono solo, per scelta. Con la morte di Antonello Fassari credo di aver perso l’amico più grande. Ho avuto la vita costellata da migliori amici e sinceramente m’hanno rotto un po’ i co...: sul lungo periodo è difficile reggere. L’amicizia oggi la vivo sul set, con persone con cui lavoro da una vita».
Disilluso?
«Per nulla, amo stare da solo. Anche mangiare da solo: osservo, rubo un pochino dagli altri tavoli e trovo uno spazio per me, in cui riesco a capire ciò che sto vivendo bene e quando è il momento di lasciare andare».
Nel 2022 si è separato da Francesca Neri dopo 25 anni.
«Ad un certo punto le cose cambiano: le linee che si intersecavano non lo fanno più. Succede qualcosa e non siamo in grado di fermarlo».
Siete rimasti amici?
«Rimane un grande amore e un figlio, Rocco. Pur avendo 26 anni ne ha sofferto e paradossalmente mi ha fatto piacere: vuole dire che ai suoi occhi eravamo una bella coppia».
Vi siete sempre tenuti lontani dai riflettori.
«Ci piaceva stare per conto nostro: trovavamo dei posti senza il turismo d’élite. Più stranieri c’erano, meglio era. E quando la nostra storia è finita gli altri ci hanno rispettati in questo desiderio di riservatezza. Il fatto che nello stesso periodo si stessero separando Totti e Hillary ci ha aiutati...».

È stato fedele?

«Non sempre, ma con Francesca ho scoperto il valore della fedeltà, l’essere fiero di amare totalmente. E a sua insaputa, senza dirle che qualcuna ci aveva provato».

È stato corteggiato?
«In tutti i modi. Le donne quando vogliono sono più dirette di noi uomini: bigliettini, lingue da un tavolo all’altro, camerieri compiacenti. Le più sbrigative arrivavano a dire: “Dai, ho solo mezz’ora”. Dire no era un piacere. La mia frase era: “Ma lo sai con chi sto io?” Ho visto facce sgomente».

Cos’è che non sopporta?
«La mondanità finta, il doversi divertire per forza. Il 31 dicembre vado a dormire alle 23, detesto brindare con questo o quello. Ma chi sei, che voi, non te conosco...».
Diciamo che non è facilissimo starle vicino.
«Se la sera vuoi andare al Jackie ’O è difficilissimo. Se vuoi fare due risate, mangiare e bere bene, andare al cinema, è facilissimo».
Come è stato compiere 60 anni?
«Non ho fatto la festa. Ma il bilancio è così positivo che non lo dico, magari mi porto male. L’ho scritto nella quarta di copertina del mio libro “Ma non dovevate andà a Londra?”: sono un ragazzo fortunato. E grato».
È diventato nonno a 47 anni.
«Sì, ma preferisco essere padre. Come nonno sono un disastro, non ho il tempo, la domenica ho da fare. Ma come padre sono stato presente: anche con le mie prime due figlie Alessia e Giulia, che ho avuto a 20 anni. Rocco è arrivato a 36. In Fuori La verità c’è anche questo: i figli non parlano con i genitori perché non si fidano di loro».
Sul set è con Claudia Pandolfi e Claudia Gerini.
«La Pandolfi è un’attrice strepitosa, schietta e libera. Abbiamo avuto un feeling immediato. Claudia Gerini potrebbe essere me se fosse un uomo. In lei c’è tanta Roma».
Chi è il personaggio più nero del film?
«Il fidanzato di “mia” figlia. Rispecchia la figura maschile del narcisista. Ce ne sono tanti: quegli uomini che mentre sentono al telegiornale di una donna ammazzata dal marito pensano “chissà che avrà fatto lei”. Sono cresciuto con un padre che ha messo sul piedistallo le donne. Anche con un complimento per strada».
Oggi è catcalling.
«E invece io se vedo un bel sedere lo guardo. Le donne a me lo guardano: anche se è quello di un vecchio (ride)».

Se la fermano per un autografo?
«Mi fa piacere. Quelli che dicono che gli dà fastidio temono che non glielo chiedano. Con la tua firma il ragazzo di 20 anni ci campa sei mesi, chiama la nonna, la fidanzata. E a noi non costa nulla».
Sta per tornare in tv a marzo con i Cesaroni.
«Sono un pezzo di vita importantissimo e spero che il pubblico si sentirà a suo agio. Questa volta firmo la regia».
Il regista con il quale le piacerebbe lavorare?
«Mi piacciono gli esordienti smart, hanno presa sul boomer che c’è in me. Ma sogno Paolo Genovese: dai Paolo, facciamo un film insieme!».
Il suo piano B?
«Dal 2011 è la cucina: più che un ristoratore sono uno che accoglie».
Qual è il suo piatto del condannato a morte?
«Con un’amatriciana fatta bene muoio felice».
È credente?
«Sono ateo e darwinista. Con mio padre parlo come se fosse vivo, raccontandogli le cose che lo farebbero ridere. Quando viene a mancare qualcuno dico: “L’importante è che si sia divertito”».
Cosa scriverà nel suo epitaffio?
«È stato fortunato e si è divertito molto».