Corriere della Sera, 20 gennaio 2026
Nordio: il Csm dà giudizi politici. Referendum, scontro su Landini
«E perché non sorteggiare anche i parlamentari e i sindaci? Ma pensano che gli italiani siano c...?». Fanno schizzare in su la tensione politica le critiche aspre di Maurizio Landini alla riforma Nordio. «Pensano che i cittadini non capiscano bene quello che sta succedendo?» ha accusato, a una iniziativa per il No al referendum, il segretario Cgil. «Non solo la separazione delle carriere ma il cambiamento, il funzionamento diverso del Csm ha un obiettivo preciso: portare sotto il controllo politico anche l’azione dei magistrati». Parole che fanno indignare il centrodestra.
Critiche respinte anche dal ministro Nordio, in un convegno alla Camera «Giustizia giusta. Riformare e modernizzare l’Italia». Per il Guardasigilli è il Csm che «ha esondato dai suoi poteri. Si è permesso di dare giudizi di merito politico che non sono di sua competenza. Questo è proprio il contrario di ciò che volevano i padri costituenti».
Prende la parola, Nordio, poco prima che il capo dello Stato ricordi che le garanzie di indipendenza della magistratura sono «inviolabili» e la Costituzione si fonda «sulla separazione dei poteri». Un richiamo alto del quale il ministro, uscito dal Quirinale, al Corriere dice: «Condivido totalmente sia quello che il presidente ha detto sull’indipendenza della magistratura che la nostra riforma estende a quella requirente nell’articolo 104, sia l’invito ai magistrati a essere prudenti nelle manifestazioni del pensiero».
Ne è convinto Nordio: la sua legge è «nel solco di un progetto elaborato da Vassalli, eroe della Resistenza che rischiò la vita per salvare quella di Saragat e Pertini, non sospetto di essere un “manutengolo della P2”, cui la riforma qualcuno ha detto essere ispirata». Ricorda che Togliatti «propose l’elezione dei magistrati». Smentisce di aver «stravolto la Costituzione». Anzi, dice: la Carta «può essere cambiata. Non è un tabù».
Ma la temperatura sale. Il Pd, con Dario Parrini, insorge contro il parallelo: «Tolga le sue mani dalla Resistenza». Il centrodestra attacca Landini. «Il turpiloquio rivela la mancanza di argomenti del No», per Francesco Paolo Sisto (FI). Giorgio Mulè iscrive Landini «al comitato bugie per il No» e respinge il parallelo con i parlamentari: questi «li sceglie il popolo». «Immiserisce il dibattito con dichiarazioni volgari e fuorvianti», rincara l’ex giudice della Consulta Nicolò Zanon, del comitato SiRiforma. Simmetrico l’appello a esprimersi «nel merito» ed evitare di «sovrapporre gli schieramenti parlamentari con la decisione di voto» lanciato dal presidente del comitato civico per il No Giovanni Bachelet. Ma il dem Bettini, che era schierato per il Sì, ammette: «Mi sono espresso più volte per la separazione delle carriere. Ma c’è una novità, la politicizzazione estrema del confronto, che elimina il merito. È diventato un sì o un no per il governo. Non posso sostenere una contrapposizione così pesante alla sinistra. E il mio voto sarà conseguente».