il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2026
Banca di San Marino, quanti strani affari dietro la crisi dell’istituto bancario
Nella storia della gloriosa Repubblica di San Marino gli scandali bancari non sono mancati mai, spesso come rovescio della medaglia dell’evasione italiana. Volendo cavarsela con una battuta, non sorprende in un territorio che molti secoli fa era famoso per la bravura dei suoi falsari. Le sconcezze emerse negli ultimi decenni e il crollo politico, finanziario ed economico dopo la crisi globale del 2008 hanno però cambiato leggi e costumi della Repubblica, impegnata da anni (con Andorra) a ottenere un contestato Accordo di associazione all’Ue. Eppure ci risiamo: accuse di corruzione, arresti, una compravendita bancaria bloccata tra polemiche, strascichi legali, strani investitori immobiliari. Un politico di maggioranza, Luca Lazzari del Psd (una specie di Pd), parla di “ritorno della questione morale”, di “un vento brutto, che sa di nostalgia malata”. Che succede sul Titano?
Breve riassunto. L’attività bancaria è l’industria di maggior peso a San Marino. Il tracollo degli anni Dieci, tra fusioni e fallimenti miliardari, ha ridotto gli istituti da 12 a 4, ma l’eredità è pesante: debiti e crediti deteriorati hanno appesantito i bilanci e liberarsene è un processo, ancora in corso, costato assai, cui si aggiunge la necessità di aumentare i requisiti di capitale per centrare i parametri Ue. E qui veniamo all’oggi e a Banca di San Marino (Bsm), protagonista di questa storia, in mano per il 91% all’Ente Cassa di Faetano (Ecf). Bsm ha bisogno di capitale, ma la Cassa non ne ha e a fine 2024 inizia a cercare un compratore.
Il processo, non gestito da un advisor, a inizio 2025 partorisce l’offerta della bulgara Starcom Holding, guidata da Assen Christov, che controlla la quotata EuroHold Bulgaria, attiva in diversi Paesi, che dichiara utili 2024 per 170 milioni su asset gestiti per 1,6 miliardi. A marzo i soci dell’Ente Cassa votano a maggioranza a favore della trattativa per cedere il 51% della banca, ad aprile la vendita arriva all’attenzione della Banca centrale del Titano, il 15 maggio – costituita all’uopo la San Marino Group Spa – si firma l’accordo preliminare. Il prezzo è 36,8 milioni, 20 dei quali in aumento di capitale. Viene versato un acconto di 15 milioni: 13,75 in deposito a Bsm e il resto alla Cassa di Faetano, che faticava a onorare i suoi mutui. L’accordo passa all’esame della Banca centrale, che lungo l’estate chiede chiarimenti, ma tutto pare a posto: a fine settembre i soci della Cassa approvano l’accordo una secondo volta. A ottobre, però, arrivano i pm: l’inchiesta è segreta, ma per la vendita di Bsm sono scattati due arresti. Subito dopo la Banca centrale dice no all’acquisto.
Qui la situazione si fa più confusa. Gli arrestati sono un ex membro del cda della Cassa di Faetano e sua moglie, titolari di una società che ha ricevuto un pagamento dai compratori, indagati anche loro. Le accuse, pare, sono amministrazione infedele, corruzione e riciclaggio: è una strana mazzetta, però, perché versata in chiaro sulla stessa Bsm quasi un anno fa, grazie a un contratto di consulenza noto da tempo e dichiarato in atti a Bsm, Ecf e alla stessa Banca centrale, i presunti danneggiati. Resta l’anomalia, vista dall’Italia e dall’Ue, di assumere uno dei venditori come consulenti. Come che sia, dopo il no Starcom chiede indietro i 15 milioni, invano: dopo qualche tempo la holding bulgara viene a sapere che sono stati congelati dall’Aif (l’Agenzia di informazione finanziaria), ma in un conto di cui non sanno nulla e che le indagini riguardano anche una partecipazione minoritaria in Varengold, banca tedesca finita sotto l’occhio della Bafin (equivalente della Consob) per i suoi rapporti con imprese iraniane.
Da allora dell’inchiesta e del sequestro milionario non si sa più nulla. La holding bulgara annuncia ricorsi in tutte le sedi, comprese le Corti Ue, ma per ora i 15 milioni restano tra gli attivi della Bsm, che è di nuovo in vendita: stavolta c’è un advisor, Prometeia, ma le offerte per la quota di controllo – a quanto risulta al Fatto – per ora sono assai inferiori a quella bulgara.
La polemica arriva anche a Bruxelles: un ex ministro irlandese, Dick Roche, ha rilasciato un’intervista a eualive.net per chiedere di bloccare l’accordo di associazione di San Marino all’Ue per i 15 milioni spariti (dal Titano minacciano querele). Quell’accordo ha molti nemici: la Commissione vuole portarlo a breve alla firma del Consiglio Ue, ma le Autorità di vigilanza europee riunite nell’Esa (banche, Borse e assicurazioni) lo hanno duramente criticato e a Emmanuel Macron piace pochissimo.
Finito? Macché. Qui entra in gioco la Colombia. Tra gli asset più problematici in pancia a Bsm c’è “l’ex Symbol”, un ecomostro divenuto marchio del malaffare nella Repubblica, bloccato da 15 anni. La banca e un pezzo dell’impresa sanmarinese volevano riprendere l’investimento, ma Starcom – che coltiva ancora flebili speranze di chiudere l’affare – non era troppo interessata. Dopo il no ai bulgari, però, a Bsm è arrivata una ricca offerta da una società di Serafino Iacono, console onorario di San Marino a Bogotà: propone di rilevare e completare l’ex Symbol (hotel a 5 stelle, case di lusso, Spa, etc.), però investendo poco di suo e facendosi prestare molti soldi dalla banca stessa. Il nome di Iacono, ricorda il consigliere d’opposizione Matteo Zeppa (Rete), non lascia tranquilli: ricorre più volte nei Panama Papers e ha una storia imprenditoriale controversa in Colombia (il crollo di Pacific Rubiales), a partire dai rapporti con l’ex presidente Uribe, condannato a 12 anni. A San Marino, qui torna a parlare Lazzari, “c’è ancora un sottobosco di operatori che vivono di espedienti, riciclaggio, traffici”, un sistema che “ci riporta in quel clima di sospetto internazionale che abbiamo faticato a lasciarci alle spalle”. E la saga continua.