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 2026  gennaio 19 Lunedì calendario

Mancate autopsie, ritardi, perquisizioni mai effettuate. Tutte le falle nell’indagine

Decisioni mancate, ritardi inspiegabili, passaggi poco trasparenti.
Vista dalle carte depositate fin qui, dalle prime pagine dei quotidiani svizzeri, dalle istanze di decine di avvocati e dalle osservazioni di media e istituzioni internazionali, non si può certo dire che l’inchiesta sul rogo di Crans-Montana sia a prova di critiche.
I provvedimenti contro Jacques e Jessica Moretti, per dire: il carcere per lui e l’obbligo di firma per lei sono stati decisi il 9 gennaio mentre da giorni – per citare una delle richieste – il nostro ambasciatore in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, ripeteva che «in Italia sarebbero già stati arrestati perché è troppo grave il reato commesso».
Ma quel ritardo non era che il primo. Ne sarebbero seguiti altri che, aggiunti a lacune e opacità, hanno spinto la stampa elvetica a ipotizzare l’entrata in scena di un procuratore speciale esterno a cui affidare le indagini. Una procedura prevista, in Svizzera, che però in questo caso è anche una critica pesantissima alla procuratrice generale Béatrice Pilloud che, nella sua prima conferenza stampa sulla strage, si è presentata accanto al sindaco Nicolas Feraud, il quale, come è stato fatto notare, è uomo del suo stesso partito (i liberali radicali del Plr).
Alcuni degli avvocati delle famiglie delle vittime hanno addirittura depositato una formale richiesta di ricusazione dell’intera Procura di Sion, chiedendo anche loro la nomina di un procuratore esterno al Cantone del Vallese.
Il quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung (Nzz) ha messo in fila l’elenco delle lacune più evidenti dell’inchiesta sul rogo di Crans. A cominciare dal dettaglio delle mancate autopsie, chieste più e più volte dagli avvocati finché, con una lettera datata 14 gennaio, la procura ha ammesso: «Abbiamo accertato che non è stato emesso alcun ordine di autopsia al dipartimento di medicina legale». Nelle ore successive ne sono state ordinate due. E tutto questo all’improvviso, dopo giorni di attesa e di mancate risposte, è diventato dramma nel dramma per la famiglia del diciottenne Tristan Pidoux che ha dovuto sospendere i funerali del ragazzo perché la procura ha confiscato la salma per eseguire, finalmente, l’autopsia che chiedevano inutilmente da una settimana. Tolte le due di cui c’è traccia nelle carte depositate fin qui, di tutte le altre autopsie non se ne sa nulla.
Altro punto dolente: le perquisizioni a casa dei proprietari del Constellation, Jacques e Jessica Moretti. Il mandato di perquisizione risulta emesso l’1 gennaio ma la casella del documento in cui il destinatario avrebbe dovuto confermare la ricezione, è vuota. E quindi, dice Nzz, «stando agli atti sembra che il provvedimento non sia mai stato eseguito».
Niente perquisizioni e sequestri nemmeno all’altro locale dei Moretti, il Vieux Chalet, nella vicina Lens. E da lì, giorni fa, sono state viste tre persone che portavano via degli scatoloni. I telefoni sono un altro tassello delle lacune d’indagine: quello di Jessica Moretti è stato sequestrato durante l’interrogatorio del 9 gennaio, su richiesta di un avvocato.
E passiamo al Comune. La critica più frequente di questi giorni – che viene soprattutto dalle famiglie di morti e feriti – è legata al fatto che finora non sia stato preso alcun provvedimento contro nessun esponente dell’amministrazione comunale, anche se il 6 gennaio il sindaco ha ammesso che dal 2019 nessuno ha eseguito controlli sulla sicurezza al Constellation. Gli avvocati chiedono il sequestro dei computer del Comune, che non risulta sia stato fatto, e Nzz rivela che è stato il responsabile comunale della sicurezza a consegnare i documenti del Constellation in procura, pur essendo ipotizzabile che proprio lui possa avere responsabilità nel disastro che, lo ricordiamo una volta di più, è costato la vita a 40 ragazzi e ustioni gravi ad altri 116.