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 2026  gennaio 19 Lunedì calendario

Bellavia e il documento sui dati rubati: «Lo diedi a una pm». «No, lo mostrò»

La denuncia alla Procura di Milano il 13 marzo 2025 del commercialista Gian G aetano Bellavia contro l’ex collega Valentina Varisco, a dicembre mandata poi a giudizio diretto dalla pm Paola Biondolillo per «accesso abusivo sistema informatico», additava solo la quantità dei file di studio (1 milione 353 mila e 223) copiati da Varisco tra giugno e settembre 2024. Ma nulla diceva sul loro essere «ad altissima sensibilità» in «carte» di 19 magistrati (tra cui «molte indagini» dei pm «Pellicano, Targetti, Bonardi») relative in vario modo a 104 politici e imprenditori «risultanti dai file copiati».
E a tutt’oggi questo allarme, incongruo se fossero state solo vecchie consulenze processuali commissionate a Bellavia dai magistrati, si fonda solo sull’appunto di 36 pagine senza firma, data e timbro di ricezione in Procura, e tuttavia finito agli atti depositati alle parti il 23 giugno 2025. All’indomani della notizia sul Corriere, il consulente di Procure e popolare esperto di Report disse: «Non ne so nulla: se esiste, quel documento non proviene da me o dal nostro studio» (Il Fatto, 3 gennaio 2026).
Ma l’8 gennaio, pur ripetendo di «non essere in grado di individuare chi lo abbia inserito», vi ha riconosciuto stralci assemblati di «mail riservate all’avvocato» di allora (Gianni Tizzoni) sul possibile movente di Varisco e sui nomi «di possibile interesse di agenzie investigative con cui aveva cominciato a collaborare».
Quell’appunto richiama fatti del 3 giugno 2025, non poteva essere già nel fascicolo della pm Biondolillo quando il 3 giugno la pm firmò l’avviso di fine indagine e deposito atti. E siccome risulta digitalizzato dalla cancelleria il 17 giugno, deve essere comparso fra il 3 e il 17 giugno.
Può averlo «dimenticato» per una svista l’avvocato di Bellavia in mezzo a carte che il 13 giugno depositò in cartaceo? Tizzoni dice di poter dimostrare di no se sciolto dal segreto professionale, peraltro le sue carte recano i segni di uno spillamento assenti nell’anonimo, e non ha mai avuto la versione assemblata delle mail di Bellavia. Ma una terza versione di Bellavia si riesce ora a ricostruire da comunicazioni indirizzate a suoi interlocutori nel luglio 2025 dopo la scoperta del «suo» promemoria nel fascicolo.
Bellavia scrive di aver avvisato il 10 giugno la pm antimafia Silvia Bonardi che, tra i dati sottratti, c’erano anche consulenze in corso su due inchieste ancora segrete, una del pm Sebastiano Ardita a Catania e una appunto di Bonardi a Milano. Le esterna aspri giudizi sui nuovi datori di lavoro di Varisco, vorrebbe che la pm Biondolillo facesse sequestri e scavasse sul loro conto. E afferma di aver consegnato alla pm Bonardi, in quel momento, un promemoria riassuntivo, lasciando intendere che, se poi era finito agli atti, era stato perché Bonardi lo aveva magari dato (nel parlarne) al procuratore Marcello Viola. Prospettazione che Bellavia manifesta, a fine luglio, alla stessa Bonardi, inviandole il documento ipotizzando che la pm non lo avesse più, avendolo dato in giugno a Viola: invio che la pm lascia senza risposta, scegliendo di non parlare con la collega Biondolillo per timore di sembrare voler interferire sul suo fascicolo, e (in un recente rapporto al procuratore) ricostruendo diversamente i fatti del 10 giugno.
Vero che Bellavia, nell’esporle le sue congetture, le mostrò il promemoria e stava per darglielo; ma non che glielo consegnò, perché – riassume Bonardi – lei non volle prenderlo, invitando Bellavia a prendere un appuntamento col procuratore. Ma in quell’occasione, Bellavia – dice Viola – non fece alcun cenno al documento, così come nel secondo incontro, in cui integrò la denuncia col nuovo legale Luca Ricci, subentrato a Tizzoni che in ottobre aveva voluto lasciare l’incarico. Più tardi Bellavia, sempre per caldeggiare la gravità del furto di dati, provó a far vedere quelle carte anche al procuratore aggiunto Pellicano. Carte in cui c’è pure la singolarità che, tra i 19 magistrati elencati, alcuni (come il pm Francesco Cajani) in realtà non abbiano mai affidato consulenze a Bellavia.