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 2026  gennaio 19 Lunedì calendario

Macron spinge per la risposta dura. E Merz cambia linea: no concessioni

La crisi tra Stati Uniti ed Europa si approfondisce, e il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che in caso di nuove tariffe chiederà il ricorso allo strumento anti coercizione dell’Unione europea: si tratta del cosiddetto «bazooka commerciale» messo a punto nel dicembre 2023 e finora mai usato, che permette molte pesanti misure di ritorsione, tra le quali il blocco dell’accesso ai mercati pubblici europei. Lo strumento anti coercizione, che va approvato a maggioranza qualificata, è una risposta molto dura ma non l’unica. Gli europei stanno riflettendo anche ai 93 miliardi e alla denuncia dell’accordo raggiunto con gli Usa il 27 luglio scorso.
La scelta di inviare un contingente militare, per quanto simbolico, in Groenlandia, si sta rivelando carica di effetti, perché complica i piani di Trump. Alice Rufo, numero due del ministero della Difesa e molto influente a Parigi nelle questioni di strategia militare, sottolinea che «quando si partecipa a un’esercitazione militare conta l’effetto prodotto, piuttosto che il numero dei soldati che partecipano. Vogliamo dare un segnale di determinazione, difendere i nostri interessi, l’obiettivo non è certo spaventare». Per questo Macron giovedì scorso nel suo discorso alle forze armate ha annunciato che la Francia avrebbe inviato in Groenlandia altri «mezzi terrestri, aerei e marittimi» nei «prossimi giorni». E il Canada, secondo quanto rivelato dal Globe and Mail, starebbe pensando di partecipare inviando a sua volta truppe in Groenlandia.
Il fronte resta unito, nonostante una notizia della Bild ieri avesse scatenato non poco allarme. Sosteneva che le truppe tedesche si stessero ritirando dalla Groenlandia alle 14, all’improvviso, lasciando quasi intendere che la Germania si stesse sfilando, cercando un appeasement personale con Trump. Ma nel giro di due ore il giornale ha dovuto ritrattare. È stato facile smentirlo, visto che, alla vigilia, era stato annunciato che la missione sarebbe finita sabato. Più o meno in contemporanea, il cancelliere Merz pubblicava il duro comunicato congiunto degli otto Paesi.
La Germania, quindi, pare meno incline a cedere a Trump economicamente, come aveva fatto l’estate scorsa. Era stato Merz ad accettare allora i dazi al 15% senza contropartite, per limitare i danni, spingendo tutta l’Ue in quella direzione. Una posizione che alcuni ora descrivono come ingenua, comunque superata. Il ministro delle Finanze Lars Klingbeil ieri è stato esplicito: la Germania e i partner non si lasceranno «ricattare» da Trump. Insomma, c’è stavolta a Berlino – pur con tutte le cautele – una consapevolezza della posta in gioco. Manfred Weber, presidente del Ppe, ha già avvertito che l’accordo di luglio (zero dazi agli Usa) in queste condizioni non può essere approvato dall’Europarlamento. Il clima è cambiato: cedere comporta un costo altissimo, perché avvalla tutte le future, balzane richieste Usa. E Berlino, se ha timore di uno strappo con gli Usa, è però più aperta che in passato alle idee di Macron.
Oggi a Berlino si incontreranno i ministri delle Finanze francese e tedesco, Klingbeil e Roland Lescure, per coordinarsi prima di vedere i partner europei e portare poi la questione a livello del G7, presieduto quest’anno dalla Francia. L’incontro era previsto da giorni, ma Lescure ne approfitterà per convincere i tedeschi ad appoggiare la scelta di Macron di agitare la minaccia dello strumento anti coercizione.