Avvenire, 18 gennaio 2026
In Francia e Germania salvo eccezioni il diritto al riposo prevale sull’acquisto
L’Europa si muove in ordine sparso quando si parla di aperture domenicali. C’è chi come l’Italia le ha liberalizzate, Spagna, Regno Unito, e molti Paesi nordici, e chi invece si tiene stretta la festa – in particolare Germania e Austria – scegliendo di dare una pausa a chi lavora e a chi compra. E infine chi adotta soluzioni mediane come mezze giornate di chiusura e un certo numero di domeniche di chiusura obbligatoria come la Polonia. L’Unione Europea non si è mai occupata direttamente della questione limitandosi stabilire, con una direttiva del 2003 sugli orari di lavoro, il diritto ad almeno un giorno di riposo alla settimana.
In Francia, il lavoro domenicale riguarda circa 4 milioni di persone. Ma ciò avviene in virtù di deroghe rispetto al principio generale centrato sull’obbligo del riposo, introdotto da una legge del 1906. L’articolo 2, sempre in vigore, sancisce chiaramente: «Il riposo settimanale deve essere concesso la domenica».
Le deroghe riguardano una lunga lista di ragioni, di natura ad esempio permanente, convenzionale, prefettorale, municipale, geografica o turistica. Delle disposizioni specifiche si applicano in Alsazia e Mosella. Ufficialmente, contravvenire all’obbligo della chiusura espone a una multa fino a 1.500 euro per ogni lavoratore non a riposo, con un inasprimento delle sanzioni in caso di recidiva. Si tratta di un principio mai rimesso in discussione fino in fondo, anche se nel Paese, ciclicamente, c’è chi tenta di rilan-ciare il dibattito sul presunto “costo” economico dell’assetto in vigore: discussioni spesso promosse da chi chiede al contempo la decentralizzazione decisionale, rispetto all’egemonia “giacobina” di Parigi e dello Stato.
I supermercati ed altri esercizi di generi alimentari, spesso autorizzati a restare aperti la domenica fino alle 13 nei centri urbani, restano nel mirino di sanzioni frequenti. È avvenuto ancora lo scorso autunno a Lille, nei confronti di un supermercato Carrefour. La condanna è giunta per la presenza di presunti vigilantes di una ditta esterna, impiegati in realtà per mansioni commerciali: apertura e chiusura dei locali, gestione dei carrelli, assistenza alla clientela presso le casse automatiche. Un verdetto che secondo molti potrebbe fare giurisprudenza, rispetto ai tentativi non rari di aggirare le regole con l’uso di simili stratagemmi. Da tempo, in effetti, grazie all’automatizzazione, diversi marchi cercano d’imporre un presunto modello di «apertura senza personale».
Nella scia del verdetto di Lille, la presenza di agenti, anche riconducibili a ditte esterne, è ora assimilata a una trasgressione, dando così ragione a quanti sostengono da sempre i sindacati. Ma, in forma velata, prosegue una sorta di braccio di ferro. In Germania la linea dura per il momento non si tocca, o quasi. Pochi giorni dopo il suo insediamento il cancelliere Friedrich Merz, nel corso del suo primo discorso al Bundestag ha affermato che i tedeschi dovrebbero lavorare di più e in modo più efficiente.
Nei giorni seguenti sono state avanzate diverse ipotesi come la riduzione dei giorni festivi e dei cosiddetti weekend lunghi di cui godono i tedeschi per le numerose feste comandate sparse nel calendario. Ma aprire la domenica è fuori discussione, soprattutto in ambito commerciale e nella vendita al dettaglio, fa eccezione solo la ristorazione. L’unica scappatoia è quella di optare per negozi o supermercati all’interno di stazioni ferroviarie, aeroporti o benzinai, sebbene i prezzi possano essere più elevati.
Attualmente, la legge federale sugli orari di chiusura impone la chiusura domenicale, ma lascia ai Länder la possibilità di disciplinare alcune deroghe. Le relative ordinanze, tuttavia, non stabiliscono date fisse, bensì un numero massimo di aperture legate a eventi specifici. L’Associazione tedesca del commercio al dettaglio (Hde) ha sollecitato una maggiore flessibilità normativa per consentire aperture domenicali più ampie e autonome. A Berlino ad esempio, sono 10 le domeniche all‘anno in cui i negozi sono autorizzati alla vendita. La Hde continua a chiedere di eliminare un limite massimo di aperture domenicali nella capitale tedesca e in tutti i principali centri cittadini della Germania.
Secondo l’Arbeitsgesetz, la legge federale sul lavoro, il riposo domenicale ( Sonntagsruhe) è garantito ad ogni dipendente insieme agli altri giorni festivi. Il concetto di riposo domenicale ha una lunga tradizione fortemente influenzata anche dalle chiese evagelica e cattolica. Le prime disposizioni restrittive sugli orari di lavoro domenicali risalgono al 19esimo secolo con Guglielmo II di Prussia. Fu poi il turno della Repubblica di Weimar, che nei primi anni del novecento inserì il riposo domenicale in uno degli articoli fondamentali della sua Costituzione. Con il passare dei decenni però le regole in merito sono state allentate. Ora questo esecutivo potrebbe intevenire per rilanciare commercio e consumi.