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 2026  gennaio 18 Domenica calendario

Max Giusti: "Devo tanto a Piersilvio ma non farò politica"

Max Giusti arriva al Messaggero, saluta, sorride a tutti quelli che incontra, si concede a qualche selfie, poi si siede e davanti al registratore subito sorprende, in positivo: «Oggi posso dirlo: sono felice. Sto vivendo un bel momento, per fortuna». Con l’ariaccia che tira un po’ ovunque, Giusti mette subito di buon umore. Oggi è al Sistina per l’ultima replica di Bollicine, il suo spettacolo rivisto e aggiornato – il sottotitolo infatti è Update – e da domani, come dal 7 dicembre, su Canale 5 condurrà dalle 18.50 Caduta libera. «Sono stati mesi complicati ma belli», spiega, «pieni di impegni enormi rispettati sostenendo ritmi folli. Prima con l’Aurelione De Laurentiis per la Gialappa’s su Tv8 e poi con il game show ereditato da Gerry Scotti».
L’imitazione di De Laurentis com’è nata?
«A Milano, una sera a cena in un bar davanti a una terribile pizza scongelata. Ho iniziato a farlo per il mio agente e per Fabrizio Ievolella, l’ad di Banijay Italia. Quest’ultimo mi ha detto che avrei dovuto fare per la Gialappa’s, a loro è piaciuto subito, io ho preso 48 ore per capire meglio – lo dico perché le parodie mi avevano un po’ stufato – e poi mi sono lanciato. È andata benissimo. In fondo Aurelione è l’unico oggi che può contrastare Trump e Putin. Lui li affronterebbe a viso aperto: “Vladimir, Donald, voi non avete capito una cippa... Si fa così e così. Sentite a me (ride, ndr)"».
Due anni fa aveva detto che recitare nei panni del Marchese del Grillo era stato liberatorio: cosa intendeva dire?
«Mi ha tolto mille paure di non piacere, di sembrare eccessivo, di esagerare – sovrastrutture e condizionamenti. Quando sul palco dicevo la sua battuta: “Perché io so’ io e voi non siete un cazzo...”, mi sentivo sollevato perché se uno dice una cosa del genere di fronte a duemila persone vuol dire che non ha più freni inibitori. È finalmente se stesso».
A proposito di condizionamenti, e pregiudizi, lei per caso paga la troppa tv fatta per essere preso sul serio dal mondo del cinema?
«Sì, certo. Ma è normale. Non a caso su tre film da protagonista che ho interpretato, due me li sono scritti io...».
Insomma, al cinema deve essere ancora scoperto?
«Certo. Trovare qualcuno che in te vede qualcosa di speciale è importantissimo. Dopo aver fatto il Marchese del Grillo, per esempio, mi sono arrivate proposte per rifare alcuni film del gigantesco Alberto Sordi».
Addirittura? Quali?
«Soprattutto Il vigile. Non me la sono sentita, però. Certi artisti, e certe opere, è meglio lasciarle stare».
Quanto ci ha pensato per rifiutare?
«Qualche giorno, ma giusto per crogiolarmi un po’. Io non ho fatto l’accademia Silvio D’Amico né sono stato al Piccolo di Milano, sono cresciuto con i film di Albertone e quindi non mi sembrava vero».
Il clamoroso successo dell’ultimo film di Checco Zalone in questi giorni che cosa le ha fatto venire in mente?
«Che è bravissimo. Mi ha fatto tornare al cinema insieme ai miei figli e mi ha fatto ridere. Tanto e con naturalezza. Le polemiche sul politicamente scorretto mi sono sembrate davvero sceme».
Lei due anni fa disse che stava lavorando a un soggetto per un film su Matteo Boe, il bandito sardo dei sequestri e della fuga – unico ad esserci riuscito – dal carcere di massima sicurezza dell’Asinara. Se oggi un produttore le offrisse di fare un film cosa sceglierebbe: di raccontare quella storia o una commedia?
«Una commedia. Non ho dubbi».
Di recente qualcuno gliel’ha proposta?
«No. Adesso sono al centro di un progetto con Canale 5 così a lungo termine che, stando in video quasi tutti i giorni, per un produttore sarebbe troppo rischioso puntare su di me».
Alla festa di Natale di Canale 5 ha incontrato Pier Silvio Berlusconi per la prima volta: cosa le ha detto?
«Parole così belle che non le ripeto per non sembrare quello che se la suona e se la canta».
Addirittura... E che le avrà mai detto?
«A Mediaset sto benissimo perché c’è stima e c’è un progetto. Se sei mesi fa mi avessero detto che avrei fatto il preserale di Canale 5, con la benedizione di Gerry Scotti, non ci avrei mai creduto. Sento che c’è fiducia: il traguardo del percorso insieme non me l’hanno messo tra sei mesi ma fra tre anni».
Quindi nel 2026 condurrà in prima serata “Scherzi a parte”, un nuovo preserale come “The Wall” e il gioco di logica “The 1% Club”?
«No comment. A Mediaset ho imparato che ci sono dei ruoli e bisogna rispettarli: finché l’editore non lancia qualcosa, nessuno può parlare».
In Rai, invece, potevano trattarla meglio? Questo lo può dire o no?
«Vabbè, ma la Rai è fatta così...».
Lei dieci anni fa disse di no a Mario Monti che la voleva candidare alle Politiche. Se Piersilvio Berlusconi un giorno le dovesse chiedere di schierarsi e quindi scendere in campo per Forza Italia, proprio come in passato fece il padre con tanti artisti Mediaset, stavolta accetterebbe?
«Per carità, per il bene del Paese farei non uno ma due passi indietro. Rifiuterei ancora».
Ripensando al percorso fatto fin qui le è mancato un complice? Un autore, un regista, un collega...
«A livello di attori, sì. Il problema è che a Roma quelli della mia generazione sono tutti cani sciolti. L’unico che avrebbe potuto metterci insieme a me, Brignano, Mastandrea e altri – era Gigi Proietti. A proposito, prima di morire proprio lui mi aveva proposto di fare Falstaff al Globe Theatre».
Sente di dover dimostrare qualcosa?
«No. Ho fatto un percorso abbastanza unico rispetto agli altri, però di sicuro mi è mancata un po’ di contaminazione con gli altri colleghi. Magari in futuro farò anche questa esperienza. Nel frattempo essere in tv tutti i giorni mi dà forza. Guardi Gerry Scotti cosa è riescito a fare. Sfidare la Rai e Stefano De Martino partendo il 14 luglio, quando tutti andavano in vacanza, è stato un colpo di genio. Lui con me è stato generosissimo: mi ha guidato alla scoperta di Mediaset».
Ha un contratto di esclusiva, come quelli di una volta?
«Sì, totale: due anni più uno».
La carta migliore che ha qual è?
«La tenacia. Ho visto il bicchiere mezzo pieno anche nei giorni in cui il bicchiere manco ce l’avevo».
Mai stato sul punto di mollare?
«Mai. Però nel 2013, dopo l’ultima annata di Affari tuoi – che andò benissimo – non riuscire a trovare un solo dirigente Rai con cui parlare fu penoso. Capii da solo che era finita».
È vero che, da grande appassionato di tennis, conosce Jannick Sinner da una vita?
«Sì, da quando era un bambino».
Ha mai giocato con lui?
«No, mai. Il suo manager giocava con la mia squadra e negli anni è diventato uno dei miei migliori amici. Sono un supertifoso».
Ha mai fatto l’esagitato come Spike Lee per Alcaraz a Parigi?
«Ho visto la finale di Wimbledon con Paolo Del Brocco di Rai Cinema: ho fatto il tifoso scimmione fuori controllo (ride, ndr). A fine partita siamo andati nell’angolo di Jannick a piangere per la felicità. È stato bellissimo».
I suoi due figli hanno 15 e 13 anni: per caso faranno gli attori anche loro?
«Non lo so, è ancora presto per dirlo. Però ho già incassato un grande risultato: non si vergognano di un padre che per campare si traveste anche da Cristiano Malgioglio... Sono fieri di me. Bello, no?».
Certo. Ma lei con tutte le cose che fa, alla fine in quale campionato gioca?
«In Serie A. Sono un professionista da metà classifica.
Fa il modesto. E la Champions?
«Non ci sono, ma ci arriverò. Sono gasatissimo: l’iniezione di fiducia ricevuta da Pier Silvio Berlusconi e da Mediaset non me l’aspettavo. Mi ha dato una grande forza e consapevolezza».
E Sanremo?
«Mi metto in fila. Ci arriverò con i capelli bianchi».