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 2026  gennaio 18 Domenica calendario

Draghi prova a dare la scossa: “L’Ue ha più nemici che mai, si rafforzi su difesa e mercati”

Per l’ennesima volta, Mario Draghi prova a far suonare una sveglia per l’Unione europea e i suoi leader. «In questo momento l’Europa ha molti nemici, forse più che mai, sia interni che esterni», ha detto l’ex presidente della Bce ed ex presidente del Consiglio italiano in un videomessaggio realizzato dopo che la città di Aquisgrana gli ha assegnato il premio Carlo Magno per l’integrazione europea. Per preservare il futuro dell’Unione gli europei devono essere più uniti che mai, ha spiegato Draghi, ribadendo concetti già espressi nel suo rapporto per la competitività: «Dobbiamo superare le nostre debolezze autoinflitte e diventare più forti: militarmente, economicamente e politicamente».
Il senso di accerchiamento patito dall’Europa è sempre più forte, tra la guerra di Putin in Ucraina che sta per entrare nel quinto anno, le mire di Trump sulla Groenlandia, la concorrenza formidabile della superpotenza industriale cinese. Altrettanto evidente, anche per la crescente forza dei partiti nazionalisti ed euroscettici, è l’incapacità dei leader dell’Unione di immaginare nuove risposte comuni, efficaci e tempestive. Il rapporto Draghi sulla competitività europea, commissionato da Ursula von der Leyen e presentato nel settembre 2024, conteneva una ricetta di rilancio a base di investimenti in tecnologia, completamento del mercato unico, difesa comune, transizione energetica e – alla base, per quanto largamente ignorata – una maggiore cessione di sovranità dai Paesi alle istituzioni Ue.
Un anno e mezzo dopo, nonostante i quasi universali apprezzamenti, solo una minima parte delle raccomandazioni è stata attuata: l’Europa ha fatto qualche passo in avanti per rafforzare la propria difesa, anche se non necessariamente in una logica di integrazione, la Commissione ha approvato una serie di pacchetti di semplificazione normativa. Nel frattempo però gran parte dei limiti strutturali, quelli che secondo Draghi condannano la Ue al declino e all’irrilevanza, restano non affrontati. Mentre divisioni e incapacità di decidere sono accentuati dall’unilateralismo e le accelerazioni di Trump. Lunedì prossimo Draghi incontrerà a Berlino il cancelliere tedesco Friedrich Merz, proprio per parlare dei temi della competitività.
II premio Carlo Magno viene assegnato dal 1950 a personalità che hanno avuto dei meriti particolari per l’integrazione europea. Draghi sarà il quinto italiano a riceverlo dopo Alcide de Gasperi (1952), Antonio Segni (1964), Emilo Colombo (1970), Carlo Azeglio Ciampi (2005) e Andrea Riccardi (2009). In passato la medaglia con l’immagine dell’imperatore è stata conferita a Jean Monnet, Winston Churchill, Henry Kissinger, e più di recente ad Angela Merkel, Emmanuel Macron, Volodymyr Zelensky (con il popolo ucraino) e lo scorso anno alla presidente della Commissione Ursula Von der Leyen. La cerimonia di premiazione si terrà a maggio.
Le motivazioni del premio ripercorrono alcuni passaggi chiave della carriera di Draghi, dal bazooka “salva-euro” sfoderato quando era presidente della Bce al recente rapporto, definendola «un’opera eccezionale al servizio dell’Unione europea». Il riconoscimento, si legge, arriva in «una situazione drammatica», in cui «l’Europa rischia di diventare un giocattolo nelle mani di altre potenze». Una medaglia in più per Draghi, una strigliata in più a tutti gli altri.