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 2026  gennaio 18 Domenica calendario

Giustizia, la lezione di Giannini

La «Rivista trimestrale di diritto pubblico», il più antico periodico italiano di diritto pubblico, edito da Giuffrè Francis Lefebvre, ha dedicato l’ultimo numero del 2025, appena uscito, al lascito intellettuale di Massimo Severo Giannini. Il fascicolo, curato da Luisa Torchia, contiene 13 contributi che valutano il pensiero di Giannini alla luce delle trasformazioni recenti dello Stato e concludono, come osserva Lorenzo Casini nel suo articolo, che il pensiero di Giannini ha un «perdurante attualità». Questo numero della rivista contiene anche un bilancio dello sviluppo della cultura giuridica: Giannini ha lasciato un segno su quasi tutti i temi del diritto pubblico italiano e valutarne oggi l’opera significa anche fare una riflessione sullo stato attuale delle istituzioni e della cultura gius-pubblicistica italiana.
Una rapida rassegna dei 13 contributi consente di rendersene conto. Elisabetta Morlino spiega come gli studi di Giannini sul potere discrezionale riflettano la trasformazione dello Stato da monoclasse in pluriclasse. Luisa Torchia illustra come il procedimento serva a regolare in modo preventivo i conflitti di interessi. Sveva Del Gatto analizza le trasformazioni del rapporto tra Stato e cittadino, dal modello della dialettica autorità-libertà a quello dell’amministrazione al servizio del cittadino. Aldo Sandulli come il diritto si integri con le analisi delle altre scienze sociali. Giorgio Mocavini come i poteri pubblici si trasformino, diventando pluralistici. Marco Macchia come alla contrapposizione tra diritto privato e diritto pubblico si stia sostituendo un diritto misto, che non si può dire proprio né dell’uno, né dell’altro. Leonardo Parona come la pubblica amministrazione agisca quando adotta formule privatistiche. Andrea Averardi come lo sviluppo degli ordinamenti sezionali abbia rotto l’unità dello Stato. Lorenzo Casini come la proprietà pubblica e quella privata attraversino un periodo di crisi e si affaccino forme di proprietà speciali. Edoardo Giardino come l’istruzione da libertà del cittadino sia diventata pretesa giuridicamente tutelata nei confronti dello Stato. Sabrina Tranquilli come perdurino i difetti del para-sistema della giustizia amministrativa italiana. Infine, la studiosa venezuelana Beatrice Sansó quale sia il contributo di Giannini al diritto amministrativo venezuelano.
La lettura del bilancio tracciato da questo numero della rivista consente di rendersi conto che Giannini è stato lo studioso che ha maggiormente contribuito alla conoscenza del diritto amministrativo e al suo sviluppo, nonché a forgiare gli strumenti concettuali del suo studio, con un’opera ineguagliata per mole, per vastità di campi toccati, per ampiezza di analisi, ricchezza di temi studiati, da quelli costituzionali a quelli amministrativi, a quelli finanziari. Ha dato origine alla svolta anticoncettualistica e antiformalistica, al ridimensionamento della dogmatica postpandettistica e all’abbandono dell’ideologismo allora dominanti. Ha combattuto l’astrattismo, invitando a trarre le conclusioni dall’esame del «reale». Continuatore e rivoluzionario, ha legato tradizione e modernità, innovando analisi e tecniche di analisi. Sostenitore della tesi dell’unità del diritto, ha continuamente tessuto legami tra diritto amministrativo, diritto costituzionale, diritto privato e diritto commerciale. Convinto che lo studio delle organizzazioni pubbliche faccia parte, in ultima analisi, dello studio della società, ha legato gli studi giuridici a quelli politologici e sociologici. Sicuro che l’opera del giurista non è quella soltanto dell’interprete di norme date, ma anche quella del critico e del progettista di norme e istituzioni, si è fortemente impegnato come giurista-riformatore.
Nell’opera si riflette la vita di Giannini. Nato a Roma nel 1915, allievo della facoltà giuridica romana, vincitore del concorso per la cattedra universitaria a 24 anni, ha insegnato dal 1936 al 1985, prima a Sassari, poi a Perugia, a Pisa e, infine, a Roma. Oltre a svolgere un’intensa attività di organizzazione culturale in Italia e all’estero, ha fatto parte di molte commissioni ministeriali. Nel 1945-46, è stato capo di gabinetto del ministro per la Costituente Pietro Nenni e dal 1946 al 1948 capo dell’ufficio legislativo del ministero dell’Industria. Nel 1979-80, è stato ministro della Funzione pubblica. Ha pubblicato scritti anche su periodici di cultura generale, come «Società» e «Nord e Sud». Ha collaborato, con articoli apparsi nel 1972-73, a «Il Giorno» ed è stato un apprezzato «public intellectual».
Lo studio dello Stato, con Giannini, ha subito una modificazione radicale. Giannini è partito dalla osservazione che il principale mutamento dello Stato è prodotto dall’allargamento del suffragio, che consente la rappresentanza di più classi nello Stato. Lo Stato abbandona la forma dell’organizzazione compatta, per assumere quella dell’organizzazione disaggregata, dovuta alla penetrazione di nuovi interessi pubblici, ognuno affidato a una diversa autorità.
A Giannini si deve un patrimonio importante, quello che consiste nell’aver riannodato i fili del diritto pubblico con la cultura generale, fili spezzati dalla chiusura orlandiana, che conduceva non solo allo specialismo, ma anche alla separazione dei cultori di diritto pubblico rispetto alla cultura generale, quella politologica, quella sociologica, quella storica, quella economica.
In questa direzione è stata importante la redazione del Rapporto, presentato da Giannini ministro nel 1979. In esso le amministrazioni pubbliche venivano considerate, secondo il modello economico, come appartenenti al settore terziario dei servizi. Vi si affrontava il problema dell’aziendalistica pubblica, della produttività, dei costi, delle tecnologie, dei mezzi e del personale, delle strutture e dei controlli. Il problema amministrativo veniva così portato all’attenzione del grande pubblico e della «classe politica».
Giannini è stato come pochi legato alla tradizione e innovatore allo stesso tempo. Ha intravisto la fine della concezione nazionale dei diritti, con lo sviluppo di un’area di ricerca europea e poi globale; il superamento della mera comparazione giuridica, che poggia sulla concezione positiva e nazionalistica del diritto; l’affermazione di una pluralità di metodi giuridici, ciascuno dettato dal singolo tema da studiare, la commistione di studio giuridico e di studio non giuridico delle istituzioni.