Corriere della Sera, 18 gennaio 2026
Supermercati chiusi la domenica, no di Conad: «Non aiuta»
Chiudere i supermercati la domenica e investire i risparmi su altre attività per migliorare la risposta alla domanda di convenienza da parte dei consumatori. La proposta è arrivata, appena dopo le festività, da parte di Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative consumatori) e ha acceso il dibattito. «Abbiamo soltanto chiesto di sederci a un tavolo – dice Dalle Rive – perché abbiamo davanti uno scenario che evidenzia una prospettiva complessa per i consumi. La capacità di spesa delle famiglie italiane è erosa da tasse e inflazione. Grazie alle chiusure domenicali è possibile calcolare un recupero di produttività per le imprese della grande distribuzione stimabile in un ritorno compreso tra i 2,3 e i 2,6 miliardi di euro all’anno».
Molti protagonisti della Gdo hanno parlato di questa proposta dirompente. Non lo aveva ancora fatto Conad. «Oggi le priorità sono altre, bisogna ridare potere d’acquisto ai consumatori – dice Mauro Lusetti, presidente di Conad —. Quest’anno gli effetti positivi del Pnrr verranno meno e se non attueremo strategie efficaci vedremo calare ancora i consumi. Di domenica si effettua il 10% delle vendite della settimana, un patrimonio che, in caso di chiusura, prenderebbe altre strade. Per questo le chiusure domenicali a noi non sembrano essere uno strumento per aumentare i consumi. Dal 2008 al 2011 abbiamo registrato un crollo dei consumi che si è arrestato solo con le liberalizzazioni che hanno introdotto le aperture domenicali. Non è stato l’unico fattore di rilancio, ma aumentare il servizio ha aiutato i consumi». E allora servono strategie alternative che sappiano trovare un antidoto al calo della capacità di spesa. «Nel 2026 scade il contratto del terziario un appuntamento che riguarda circa 5 milioni di lavoratori. Nel rinnovo contrattuale bisognerà tener conto delle necessità delle famiglie: pagare le imprese perché facciano più assunzioni non è proficuo, meglio sarebbe incentivare lo sviluppo delle imprese e sostenere la retribuzione dei lavoratori. Fattore fondamentale è la tempistica del rinnovo dei contratti: inutile trascinare il confronto, meglio avere pace sociale e rilanciare il potere d’acquisto».
E il futuro del consumo? «Lavoriamo allo sviluppo di negozi specializzati nel rispondere alle nuove esigenze dei clienti —sottolinea Lusetti —, con l’apertura di punti vendita per la salute e il benessere. Un altro trend è l’aumento degli animali domestici nelle case. I consumi sono lo specchio del Paese, serve uno sforzo ampio per sostenerli».