Corriere della Sera, 18 gennaio 2026
Renzi lancia l’appello «ai delusi del Pd, ai sindaci e a +Europa». Nasce Casa riformista
Basta veti, caccia ai voti. Matteo Renzi allarga le braccia e lancia Casa riformista, una sorta di Margherita 4.0 che ambisce, attraverso un appello a convergere su un progetto comune lanciato a «delusi da questo Pd, sindaci e amministratori locali» ma anche ad altre forze politiche (+Europa), a dar forma compiuta e struttura stabile a quel progetto che l’estate scorsa aveva le fragili sembianze di una «tenda riformista».
Bisogna pensare in grande perché, urla in maniche di camicia il leader di Italia viva dal palco milanese dell’assemblea nazionale pensando a Giorgia Meloni, «la sfida è aperta. I numeri sono alla nostra portata, non è vero che è tutto impossibile. Ma perché questo tipo di partita sia giocabile occorre costruire una Casa riformista che sia in grado di accogliere anche storie diverse e avere l’intelligenza politica di far partire questo processo senza governarlo in modo esclusivo». Si pensa ad una riedizione del soggetto centrista (la Margherita) che nel 2002 aveva unito cattolici, democratici, liberali e riformisti con lo slogan di Democrazia è Libertà.
Per il momento l’appello non raccoglie grandi adesioni. Nella grande aula di Palazzo Castiglioni arrivano come ospiti solo Benedetto Della Vedova (+Europa) e Marianna Madia (Pd). Entrambi appoggiano il disegno renziano, mentre Iv accoglie tra i nuovi iscritti Pietro Bartolo, già sindaco di Lampedusa ed ex deputato europeo (deluso) del Pd. A loro e all’assemblea Renzi spiega che il passaggio delle Politiche del 2027 può essere esiziale per il centrosinistra: «In palio c’è Palazzo Chigi, ma anche il successore di Mattarella. È talmente ampia, significativa e seria la posta in gioco che pensare che ci si possa mettere a rinfacciare i veti è folle».
Ma per tentare la «remuntada» bisogna cambiare completamente l’approccio, sostiene l’ex premier. Non subire l’offensiva del centrodestra ma ribattere colpo su colpo. Anche, o soprattutto, su temi, come quello della sicurezza, che sono sempre stati sabbie mobili per il fronte progressista. «L’opposizione smetta di piangersi addosso. Il problema sicurezza è molto più grave di quello che sembra. Sono lì da 4 anni e danno la colpa ai sindaci e alla sinistra, ma dovranno giustificare quello che succede».
L’affondo di Renzi è durissimo: «È il governo degli sciacalli: hanno preso tutti i casi di cronaca per aumentare i reati e tengono 500 poliziotti in Albania che sanno che non servono a nulla. Adesso il centrodestra ci spieghi perché ci sono i coltelli a scuola, perché non ci sono i poliziotti a Bologna... Andiamo all’attacco sulla sicurezza!». In platea scatta la standing ovation. Con il leader ci sono tutti gli esponenti di punta di Iv: da Maria Elena Boschi a Ivan Scalfarotto, da Roberto Giachetti a Teresa Bellanova. Il leader punta ancora Meloni e la sua rivendicazione della stabilità come valore: «Pensano sia un plus ma diventerà la loro condanna, non la loro forza. Perché alla fine qualcuno gli dirà “Sono 4 anni che sei lì, che hai fatto?”».
In poco più di un’ora di discorso c’è spazio per tanti temi, da Trump alle guerre, dall’Iran alla sfida per Milano (in prima fila il sindaco Beppe Sala, difeso dall’attacco di chi nel Pd ha invocato discontinuità, «chi la chiede a Milano la chiede rispetto a un centrosinistra che vince»). Neanche una parola, invece, sul referendum sulla Giustizia, tema che divide i riformisti (Renzi ha detto che svelerà come voterà solo 7 giorni prima dell’apertura delle urne). Meglio spostare i riflettori sul fronte avverso perché, si sbilancia il leader, qualcosa si sta muovendo. «Si sta sottovalutando Vannacci nel momento in cui il generale rompe con la Lega. La Lega e la destra i voti rischiano di perderli quando c’è qualcosa che nasce all’estrema destra».
Secondo Renzi in quell’area del fronte politico c’è un pacchetto che può valere il 3-4%. «Se ci sarà una lista a destra della Meloni, saranno mesi divertenti».