Corriere della Sera, 18 gennaio 2026
Privacy, prime dimissioni al veleno. Ma ora l’indagine potrebbe allargarsi
Una lunga lettera di dimissioni pubblicata sui social chiude l’esperienza di Guido Sforza presso il Garante della privacy. È il primo passo indietro da quando è deflagrata l’inchiesta sulle spese che ha coinvolto l’intero Collegio con accuse di peculato e corruzione. Il presidente Pasquale Stanzione si era definito «tranquillissimo» appena due giorni fa, mentre il suo consigliere ora parla di «scelta sofferta».
Le accuse
Scrive Scorza: «Non credo che in un sistema democratico solido e maturo delle legittime inchieste giornalistiche e giudiziarie debbano poter compromettere fino a questo punto – prima che qualsivoglia responsabilità sia accertata – il buon funzionamento di un’Autorità indipendente chiamata a promuovere e proteggere un diritto fondamentale». Più che una critica al giornalismo d’inchiesta, assicura, si tratta di una constatazione: «La responsabilità non credo sia né dei giornalisti che fanno le inchieste né tantomeno, dei giudici che fanno il loro lavoro e adempiono ai loro doveri, ma nostra, delle persone, dell’opinione pubblica, della società, di una parte dei media – quelli che raccontano in maniera acritica e sensazionalistica a caccia di lettori e visualizzazioni —, degli algoritmi dei social network che amplificano i messaggi più radicali e di una parte della politica, quella con la “p” minuscola, più a caccia di facile visibilità e consensi che di riflessioni e idee per migliorare la vita delle persone e le condizioni del Paese».
Il testo con cui Scorza annuncia le sue dimissioni contiene anche riflessioni più intime che testimoniano rimpianto: «Lascio un incarico che avevo sognato da quando, trent’anni fa, incontrai, per la prima volta, Stefano Rodotà e Giovanni Buttarelli che stavano lavorando a quella che sarebbe diventata la prima legge italiana sulla protezione dei dati personali».
Le contestazioni
Il tema rimborsi, però, potrebbe perfino portare a un ampliamento delle indagini. L’impiego della carta di credito per spese giudicate esorbitanti sarebbe stato infatti diffuso e per così dire «avallato» anche dall’amministrazione centrale che quei pagamenti rimborsava. Un aspetto rilevante anche sotto il profilo investigativo ed evidenziato da una delle fonti tutelate dell’inchiesta: «Durante il mio breve periodo ho notato l’assenza di regolamenti interni che disciplinassero le spese sostenute dal Garante per il trattamento dei dati personali». Si esagerava, secondo i pm, senza troppi timori, complice l’assenza di un regolamento stringente. Si era consapevoli dell’illecito? È chiaro che su questo si giocherà il futuro dell’indagine, e la stessa trasmissione Report si occuperà della vicenda con un servizio che andrà in onda questa sera, nel quale si sostiene che un regolamento più stringente sulle spese fosse stato osteggiato e quindi mai approvato.
L’allarme a luglio
Il solo «spettro» che si fosse materializzato, secondo le fonti dei pm, era la trasmissione di Rai3. E quella bisognava combattere: «Nelle ultime settimane – puntualizza una persona coperta da anonimato – si è generato un certo clima di apprensione; in realtà lo stesso è cominciato già a luglio quando si è avuta notizia di una presentazione di istanza di accesso civico da parte della redazione di Report ai documenti di spesa relativi al funzionamento dell’organo collegiale, comprensivi di spese di vitto, alloggio, spese di missione, e relative all’utilizzo delle auto di servizio» Un tentativo di fornire dati aggregati e inutilizzabili andrà a vuoto. Dalle carte risulta però altro: esistevano alcune linee guida, ad esempio sull’utilizzo delle auto blu, puntualmente eluse secondo gli investigatori. Gli esperti del Nucleo Pef della Finanza, coordinato dai magistrati De Falco e Capoluongo hanno scoperto che le «inderogabili esigenze di servizio» per le quali il solo presidente avrebbe potuto utilizzare l’auto blu erano state soppiantate da consuetudini ben più elastiche: «I servizi di osservazione della Finanza hanno infatti dimostrato che la predetta autovettura viene sovente utilizzata da tutti i membri del Collegio e anche per finalità estranee alle esigenze di servizio; ovvero, oltre che per gli spostamenti casa-lavoro, anche per ulteriori spostamenti di carattere strettamente personale».