Corriere della Sera, 18 gennaio 2026
Donald, la milizia privata
L’Ice, il braccio armato della crociata anti immigrati di Donald Trump, è una polizia paramilitare istituita dopo l’attacco terroristico di al Qaeda dell’11 settembre 2001. Fino ad allora il controllo dell’immigrazione era affidato a un organismo civile istituito nel 1891 presso il ministero del Tesoro. Questa funzione fu, poi, trasferita al dipartimento del Lavoro e nel 1940, all’inizio della Seconda guerra mondiale, il timore che ci potessero essere residenti stranieri attivi come quinte colonne del nemico spinse il governo a passare la competenza dell’immigrazione al ministero della Giustizia.
La missione
Dopo lo choc del crollo delle Torri Gemelle e dell’attacco al Pentagono, l’amministrazione Bush e il Congresso decisero, con una legge entrata in vigore nel 2002, di trasferire la competenza per l’applicazione delle leggi sull’immigrazione ad una nuova agenzia federale, l’Immigration and Customs Enforcement, alla quale vennero dati anche compiti e poteri per la prevenzione del terrorismo e la lotta ai traffici di droga, armi ed esseri umani.
Negli otto anni della presidenza Obama venne raggiunto il record di ben 2,4 milioni di clandestini deportati, ma è con Trump che questo giovane corpo di sicurezza diventa un organismo paramilitare. Usato per trattare con durezza i clandestini e, sempre più spesso, anche cittadini americani colpevoli solo di avere la pelle olivastra degli ispanici. Ma le asprezze del primo mandato di The Donald sono nulla rispetto a quelle che stanno caratterizzando la nuova presidenza, con un Trump sempre più autoritario che usa l’Ice come una sorta di milizia presidenziale con licenza di colpire ovunque senza dover temere conseguenze disciplinari.
Piovono soldi
Le organizzazioni per la tutela dei diritti civili descrivono questa forza paramilitare come una sorta di polizia segreta: un corpo fatto di falangi di agenti che spesso vanno a caccia di immigrati mascherati, in abiti civili, a bordo di auto civetta, senza mostrare un mandato legalmente valido. La trasformazione di questa agenzia in un corpo che usa tecniche molto rudi e spesso violente ignorando i diritti civili di chi finisce nel loro mirino viene fatta risalire alla strategia di Trump che con la sua legge di bilancio dell’estate scorsa, quella che ha orgogliosamente battezzato One Big Beautiful Bill, ha trasformato l’Ice nel corpo di polizia più finanziato della storia americana (dispone di 15 miliardi di dollari) e anche quello con la crescita più rapida. In base a questa legge l’Ice, che aveva 10 mila dipendenti, ha fatto 12 mila nuove assunzioni. Un’onda di nuove reclute scelte, secondo i critici, soprattutto tra fedelissimi di Trump: un cataclisma che ha cambiato radicalmente la cultura di un’organizzazione i cui organici sono più che raddoppiati in pochi mesi.
Porte aperte ai violenti
Ma indagini giornalistiche come quella di Slate e le testimonianze di partecipanti alle selezioni fanno emergere scenari forse addirittura più inquietanti: gente impreparata o con una propensione per comportamenti violenti, che risponde ai bandi attratta da stipendi molto elevati (si parte da 50 mila dollari l’anno, ma con una qualificazione elevata lo stipendio iniziale può anche arrivare a 80-90 mila dollari, mentre gli agenti, al massimo della carriera, arrivano fino a 167 mila dollari) e dalla licenza di comportarsi in modo brutale nei confronti dei più deboli senza temere conseguenze e, anzi, venendo trattati da patrioti.
Nella fretta di fare massicce assunzioni a fronte di un numero non elevatissimo di candidati qualificati, pare che nell’Ice sia entrato di tutto. Molti agenti fanno il loro dovere con durezza ma anche con professionalità, rischiando grosso contro immigrati che sono davvero criminali. Altri sono un pericolo perché impreparati e aggressivi. Per le comunità degli immigrati e, più in generale, per le minoranze etniche prese di mira, c’è anche un altro incubo: quello dei finti agenti dell’Ice che, approfittando del fatto che quelli veri sono spesso irriconoscibili e mascherati, ne approfittano per derubare, rapire, stuprare, uccidere: in estate in Minnesota la ex speaker del Parlamento e altri esponenti democratici sono stati assassinati da un killer presentatosi come un agente.
Abusi di agenti veri e falsi che non preoccupano Trump: considera la paura un efficace strumento di governo, la sua priorità è reprimere le proteste. Minaccia di usare (impropriamente) l’Insurrection Act contro i manifestanti che il suo braccio destro, Stephen Miller, definisce «rete insurrezionale».