Corriere della Sera, 18 gennaio 2026
Il centrodestra diviso su Donald. Scintille tra la Lega e Crosetto
Passi la prima. Si sorvoli sulla seconda. Ma alla terza... Guido Crosetto impugna il telefonino, apre il suo account su X, e scrive: «Non capisco cosa ci sia da festeggiare nell’indebolimento (economico) di nostri alleati che sono anche tra i nostri maggiori partner commerciali ed industriali. Non stiamo facendo il tifo tra Milan ed Inter e quindi dovremmo auspicare che tra i nostri alleati prevalgano dialogo e buon senso. E quando non accade lavorare per ricrearlo». Con un commento: «In un mondo polverizzato dove si torna alla logica “ognuno per sé e Dio per tutti” o a quella della potenza militare e delle risorse naturali, noi non siamo un vaso di ferro».
Cosa è accaduto? Il fatto è che il sulfureo leghista Claudio Borghi, alla notizia dei nuovi dazi minacciati dal presidente Trump nei confronti dei Paesi che hanno annunciato l’invio di truppe in Groenlandia, è parso tutto tranne che afflitto. Il primo post è un commento alla notizia dei dazi che dovrebbero riguardare Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Finlandia: «Com’era quella storia che in Unione i dazi devono essere uguali per tutti e non ci possono essere differenze con trattative bilaterali? E anche questa la mettiamo via». Poi, il senatore leghista aggiunge un «nota bene» che non sarà apprezzato dagli euro partner: «Se davvero dovesse rimanere così, per il vino e per molti settori italiani sarebbe un incentivo clamoroso».
Ma il diabolico senatore leghista è all’inizio. Poco dopo, in un post che riguarda i dossieraggi e dunque tutt’altro argomento, non si tiene. E diretto al suo interlocutore social scrive: «Glielo spiego per l’ultima volta e poi la saluto e vado a festeggiare i dazi di Trump alla Francia e alla Germania».
Poi, ancora, rilancia un suo intervento da David Parenzo a L’aria che tira dello scorso aprile: «Spiegazione invecchiata molto bene». Già che c’è, però, non rinuncia a un calcio negli stinchi al ministro degli Esteri: «Un po’ meno quella di Antonio Tajani, ma sono ancora sicuro che allora era stata colpa di qualche giornalista». E con questa fanno tre.
In realtà, diverso era stato il post di Matteo Salvini: «Altri dazi di Trump? La smania di annunciare l’invio di truppe di qua e di là raccoglie i suoi amari frutti. Bene per l’Italia essersi chiamati fuori da questo bellicismo, parolaio e dannoso, dei deboli d’Europa». Nei giorni scorsi il vicepremier aveva definito l’iniziativa dei Paesi europei «poco avveduta e ragionata». Semmai, ha commentato con i suoi, «dovrebbero essere francesi, tedeschi e inglesi a riconoscere l’errore. Il nostro governo è stato più saggio».
Ma appunto, quello che ha irritato Crosetto è stato Borghi. Con il quale, nei giorni scorsi ha fatto sedute lunghe parecchie ore per limare il testo della risoluzione di maggioranza sull’Ucraina. Sorpresona: al Senato, in aula, Borghi non ha partecipato al voto sul testo a cui lui stesso aveva contribuito. Peraltro, alla Camera, due leghisti hanno addirittura bocciato la risoluzione. In un clima di freddezza da parte dell’intero gruppo che ha per simbolo Alberto da Giussano. E senza contare la polemica – questa volta tutta interna – sull’operazione «Strade pulite».