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 2026  gennaio 17 Sabato calendario

Ucraina al gelo, allarme di Zelensky. «Insufficienti le nostre difese aeree»

I più lenti sono gli anziani e le mamme con i bambini in braccio. Camminano incerti, imbacuccati con più strati di giacche e maglioni, sul manto di ghiaccio verde che ricopre le strade, nel nevischio sottile: quello del grande freddo, che non può liberarsi nei fiocchi soffici quando la temperatura resta attorno allo zero.
«Mai visto un inverno tanto gelido dall’inizio della guerra», bisbigliano davanti al tappeto di vessilli e bandiere che commemora i soldati caduti al fronte nel biancore lattiginoso di Maidan. «Fosse almeno zero. E invece qui stiamo andando a meno venti, forse anche più freddo la notte, e non accenna a finire, andrà avanti nelle settimane di febbraio», dice l’addetta del bar più vicino al memoriale. Ma il grave non sta solo qui, bensì nel fatto che poi a casa i termosifoni sono spenti, mancano spesso luce e acqua, le temperature negli appartamenti si aggirano sui dieci-dodici gradi. E non c’è l’illuminazione pubblica: le notti sono trappole di buio. Già alle quattro del pomeriggio inizia a prevalere l’oscurità, che si fa di pece dopo le 17, con soltanto i fari delle auto e le luci dei negozi illuminati dai generatori ad aiutare i pedoni. Dominano il fracasso e il fumo dei motori.
In Ucraina è allarme rosso, dopo che i bombardamenti da settimane prendono metodicamente di mira il sistema energetico nazionale. Non c’è nulla di nuovo, in verità. È dall’inverno 2022-2023 che Putin mira a mettere in ginocchio il Paese togliendogli l’elettricità. Ma le novità sono che ora gli attacchi sono più ampi del solito, le temperature più rigide e soprattutto la gente è stanca: il 24 febbraio inizierà il quinto anno di guerra. Kiev è nell’occhio del ciclone. Come dice il mio vicino di appartamento: «Nelle campagne si sta meglio. Le isbe hanno stufe a legna, negli armadi ci sono candele e vecchie lanterne a olio, in giardino c’è l’acqua del pozzo. E, soprattutto, Putin attacca Kiev per punire tutti gli ucraini».
Per far fronte al dramma gelo senza energia, Volodymyr Zelensky dichiara l’emergenza nazionale, mette in allarme sull’imminenza di nuovi raid russi e chiede aiuti agli alleati, che mandino altre armi contro missili e droni. Ieri il presidente ha definito «insufficienti» le forniture di difesa, dopo aver rivelato che diversi sistemi erano «senza colpi» fino a ieri mattina. «Posso dirlo apertamente perché ora ho quei missili», ha detto in serata, aggiungendo che il Paese aveva ricevuto un «pacchetto di aiuti consistente» poche ore prima.
Tra le misure di primo impatto ci sono la chiusura delle scuole, la scelta di abolire il coprifuoco in alcune zone lontane dal fronte, l’apertura di circa 10.000 «centri di resistenza», di questi almeno 1.200 nella capitale, dove i cittadini trovano ambienti caldi, ricaricano torce e cellulari e possono anche dormire (erano già stati allestiti negli inverni scorsi).
Ma secondo il sindaco di Kiev, Vitaly Klitschko, queste disposizioni sono insufficienti: la città dispone solo della metà dell’energia per funzionare e la situazione è così grave che per la terza volta dall’inizio della guerra lui suggerisce a chi può di sfollare per gravare meno sulla rete. Anche se la prossima settimana a Davos lo stesso Zelensky dovrebbe incontrare Trump e gli europei per parlare dei negoziati con la Russia, ben poco lascia pensare in una svolta: secondo un sondaggio locale, il 70 % degli ucraini resta scettico. Da Mosca dicono che Putin abbia reclutato nel 2025 altri 422.000 soldati. Dai fronti meridionali comunicano di alcune avanzate russe, anche se il direttore dell’Aiea, Rafael Grossi, ha annunciato un cessate il fuoco «circoscritto» a Zaporizhzhia, per riparare l’ultima linea elettrica di riserva rimasta per la centrale. Kiev ha mandato a Miami una delegazione incaricata di preparare gli incontri in Svizzera.