ioDonna, 17 gennaio 2026
Intervista a Jamie Lee Curtis
Diamo un’occhiata ai progetti che ha nel suo carnet, Jamie Lee Curtis. Tre film sugli schermi: Ella McKay che segna il ritorno alla regia di James L. Brooks (in sala dal 19 marzo), The Lost Bus – di cui è produttrice – con Matthew McConaughey e Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo, sequel della popolarissima commedia del 2003 con Lindsay Lohan (entrambi usciti nel 2025). A marzo la vedremo, poi, anche come protagonista e produttrice – con Nicole Kidman nella serie di Prime Video Scarpetta, dai racconti di Patricia Cornwell.Se a questi si aggiunge la dozzina di film televisivi per il piccolo e grande schermo – ancora in fase di sviluppo – si ha un’idea delle frenetiche attività di questa star hollywoodiana che ama alzarsi all’alba (verso le quattro) e ritirarsi alle otto di sera.
Figlia di Tony Curtis e Janet Leigh, cresciuta a Beverly Hills, accasata col regista-comico-musicista americano britannico Christopher Guest (il barone Haden-Guest che le ha trasmesso il titolo di baronessa), e madre di Annie e Ruby (la figlia transgender che lei ha sempre sostenuto), l’attrice di True Lies e Everything Everywhere All at Once (noto in Italia anche come La vita, il multiverso e tutto quanto, sette statuette Oscar nel 2023) non ha mai fatto mistero delle sue battaglie personali: i rapporti quasi inesistenti con un padre adorato ma assente e la dipendenza da pillole e alcol (è sobria da 26 anni). Vivacissima, un fiume di parole e espressioni facciali, buffa e allo stesso tempo seria e impegnata, l’attrice 67enne si può permettere il lusso di dire tutto ciò che vuole, perché come ripete: «Finalmente mi sento libera, completamente libera».Ci incontriamo, in remoto, in videochiamata, e quando vede il mio studio zeppo di libri, carte, video e manifesti mi dice: «Cosa darei per essere in quella stanza con te, mi sembra fantastica». E scoppia a ridere.Lei ha sempre avuto uno spiccato senso dell’umorismo – basta vederla in Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo e in Ella McKay – ma continua a negarne l’esistenza. Perché?Forse perché non sono mai riuscita, neppure una volta, a fare ridere mio marito? Vedo l’incongruenza delle cose, la complessità delle situazioni, e soprattutto le contraddizioni di ognuno di noi. La commedia è, in un certo modo, una reazione chimica, un attrito contro altro, è così che due idee contrastanti fanno ridere. Ma far ridere mio marito? Non ci riesco.Suo padre, Tony Curtis, era irresistibile sullo schermo.Sì, Tony Curtis aveva una innata propensione per l’assurdo ma, a essere sinceri, quasi non lo conoscevo. Non sto cercando di trasformare questa storia in una patetica e triste autobiografia, però ho passato pochissimo tempo con mio padre. Lo trovavo affascinante, bello, divertente, brillante e inafferrabile, ma con lui non avevo rapporto.Libera è la parola che usa per definire il suo stato d’animo.Il problema è proprio questo: ogni volta che tu porti un’etichetta, non puoi più uscire dalla gabbia in cui sei rinchiusa, hai un marchio permanente. Io sono convinta che l’idea stessa di libertà implichi che questa non sia un marchio o un logo commerciale. Penso che l’essenza della libertà sia proprio quella di non potere essere bollata o commercializzata. È, direi, l’opposto del branding: ti permette di avere idee contraddittorie, due allo stesso tempo, di non essere convinta di una cosa per escluderne un’altra: hai la possibilità di avere una testa indipendente, che può portarti ovunque tu desideri. Per me questa è la libertà: non essere rigidi, ma aperti, disponibili e pronti a vedere connessioni anche astruse, e accettarle.Quando ha iniziato a provare questa sensazione di non essere più prigioniera?Be’, sono sobria da 25 anni. Ed è una bella sensazione non essere più prigionieri di dipendenze. Dal punto di vista creativo, oggi la mia libertà deriva dal lavoro di attrice e produttrice: la complessità dei personaggi che ho potuto interpretare ultimamente e la loro ricchezza di sfumature mi hanno permesso di sentirmi libera. Credo di essermi liberata di qualsiasi cosa mi trattenesse in questi ultimi cinque anni. Ho cercato di buttarmi a capofitto in ogni progetto, devo dire che è stato gratificante.Nei personaggi che ha interpretato, negli ultimi tempi, non c’è ombra di vanità: lei appare più vecchia, volutamente trasandata, quando in realtà non lo è mai. È curioso.La vanità è una prigione. Io provo compassione per chi è bello. Mi dispiace, addirittura, per chi abbia un’identità legata alla bellezza fisica. In questo senso ho sempre affermato con forza che è tutta una fesseria, che nessuno ha quell’aspetto senza tanti accorgimenti, interventi e filtri.Ma non è parte dello show business?È un suo aspetto che non amo affatto. E non mi piace neppure come mi presento oggi in questa intervista. È questa la mia faccia? No, è come mi ha truccata Grace. Non mi sono fatta i capelli da sola, me li ha fatti Sean, e Jane ha scelto cosa mettermi. Capisce cosa voglio dire? Ci sono parti di me, ma poi c’è anche l’aspetto esteriore. Ho pubblicato una foto stamattina su Instagram, perché quando sono uscita dalla doccia, dopo essere stata a un evento elegante ieri sera, avevo ancora il trucco sotto gli occhi e i capelli erano per aria… E ho pensato: ok, questa sono io. Preferisco mostrarvi come sono, perché allora non devo preoccuparmi di niente, e non mi sento incatenata a un’immagine. Avete notato come tutte le persone che posano per le foto sembrano avere le dita lunghe e affusolate di Barbie? Fanno delle foto, ora, con delle mani strane: siamo stati ridotti a questa posa da Barbie. È orribile.Sono da sempre una fan di Christopher Guest e del suo lavoro. Insieme avete da poco festeggiato i 40 anni di matrimonio. Lei come ci è arrivata, ridendo?Se si è passati quarant’anni con la stessa persona, si resta assieme: il tuo migliore amico non lo abbandoni. Chris è il mio migliore amico e il mio peggior nemico. Voglio dire, è così, è la vita. Una volta abbiamo scritto un libro sui matrimoni di lunga durata, e nell’intervista ho detto che per essere sposati per tanto tempo dobbiamo ammettere che si odia la persona tanto quanto la si ama. Bisogna sottolinearlo, perché fingere di non odiarla certe volte è una bugia, veri e ampi disaccordi esistono. Ad ogni modo siamo rimasti insieme, e va bene così.“A life together”, una vita insieme.(Sorride) “A life together”, una vita insieme, è proprio così. Sembrerebbe già il titolo per un altro libro (l’attrice è anche autrice di libri per bambini, ndr).